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Il ‘maestro’ Scarpati giovedì al teatro Novelli

Rimini

12 novembre 2001, 16:16

in foto: Giovedì (ore 21, Turno D, in abbonamento), il Teatro Ermete Novelli di Rimini (via Cappellini, 3) ospita lo spettacolo "La notte poco prima della foresta" di Bernard Marie-Koltès, con Giulio Scarpati, per la regia di Nora Venturini. Giulio Scarpati incontrerà il pubblico alle ore 16.30 di giovedì 15 nel Ridotto del Teatro Novelli (ingresso libero).

‘Una sola frase di quaranta pagine -scrive il critico teatrale Rodolfo di
Giammarco nella preentazione del testo- emesse quasi d’un sol fiato, senza
quei punti fermi che a ogni momento minacciano d’interrompere il bisogno
lucido e poetico di un getto di parole. E nella sua partitura senza soste,
“La nuit juste avant les forêts” era dunque anche l’affermazione di un
teatro riconducibile a frase musicale ininterrotta. Quel che è certo, è che
dal luglio del ’77 all’aprile dell’89, fin cioè al momento della sua
prematura scomparsa a soli quarant’anni, Koltès ha saputo instillare una
voce lancinante e vertiginosa nel deserto della scrittura drammatica
contemporanea.
A lungo andare, le mete di Bernard-Marie Koltès prescindono,
sia nella vita che nell’arte, da un univoco e ristretto sodalizio di
compagni di viaggio: “Il mio reale milieu” si risolse a confidare “è una via
di mezzo tra l’hotel per immigrati e l’hotel a ore. Le mie radici non
esistono. A un dato momento, uno si sente bene nella propria pelle. Tutt’al
più, credo che in me sussista una derivazione che fa capo al punto di
contatto fra la lingua francese e il blues”.
La costante dell’uomo straniero, e non importa su quale sfondo, è appunto la
via maestra di “La nuit juste avant les forêts” del ’77: senza mai
concedersi un punto fermo, il monologo fila nervoso, complice, digressivo,
ipotattico, visionario come una ballata, pazzo come la puttana di turno. Vi
si cantano “le vecchie, gli arabi, i mendicanti, i controllori, i
poliziotti, i teppistelli tirati a lucido, lo schifo di odori, lo schifo di
rumori, i litri di birra, la voglia di una stanza” mentre incessantemente e
stupidamente piove su una casbah metropolitana, sulle ronde degli uomini
soli a piedi, sui ceti e sulle categorie che i peggiori responsabili della
cosa pubblica, i “porci”, hanno confinato su pianta con un segno di matita.
É anche, questo fiume di parole, un apartheid esplicato e sublimato a pieno
di una parabola del Nicaragua, dove si narra quando e come un vecchio
generale e i suoi soldati prendano di mira “tutto quello che vola al di
sopra del fogliame”, “tutto quello che compare ai margini della foresta”,
“tutto quello che non ha il colore degli alberi o che non si muove allo
stesso modo”.
Per informazioni: tel. 0541.24152 (Teatro Novelli), 0541.51351 – 0541.23847
(Ufficio Teatro).

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