23 June 2018

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Lunedì sera Vito inaugura la stagione del Teatro Novelli

Rimini

27 ottobre 2001, 16:59

in foto: Si apre lunedì (ore 21, Turno D, in abbonamento), la stagione teatrale 2001/2002 del Teatro Ermete Novelli di Rimini (via Cappellini, 3) con lo spettacolo Bertoldo, interpretato da Vito, assieme a Umberto Bortolani, Silvia Briozzo, Antonino Praticò, Gianfranco Tondini, Carlo Ferrari, scritto da Francesco Freyrie, per la regia di Marco Baliani.

Lo spettacolo si ispira liberamente alle opere di Giulio Cesare Croce,
cantastorie di piazza e scrittore di componimenti burleschi nato 450 anni fa
a San Giovanni in Persiceto (Bologna), che hanno come protagonista Bertoldo,
rozzo ma arguto contadino che prende in giro i potenti.
Adottato e con amore dalla tradizione popolare, Bertoldo è l’archetipo del
contadino astuto ed è diventato una parola che riassume un mondo (l’astuzia
bassa, il cervello fino, l’ignorante che sa più del Re).
Non ci sono stati
dubbi sulla scelta del protagonista: Vito è Bertoldo. Originario come Croce,
di San Giovanni in Persiceto, l’attore comico ha già nel suo personaggio
quelle stesse caratteristiche di furbizia popolare. Vito-Bertoldo è come
fosse ubriaco di vita, una vita sempre accompagnata dalle sue figlie
legittime, la fame e la miseria, che lo insidiano, lo mordono alle calcagna
e lui allora risponde scalciando in una lotta continua con l’esistenza
grama, volando con battute leggere o grevi che lo fanno alzare un poco da
terra.
Il regista Marco Baliani ha accettato con entusiasmo la sfida di mettere in
scena questo personaggio: “Quando Nuova Scena mi ha proposto questo
spettacolo ho accettato anche perché c’era Vito. Bertoldo è soprattutto
Vito, un attore eccezionale che stimo tantissimo. In più mi attirava questo
finto sciocco, Bertoldo, una figura complessa, perché pur appartenendo alla
cultura materiale sa destreggiarsi con scaltrezza con la parola. É un
sempliciotto che può esprimere un pensiero complesso senza perdere in
comicità”.
Nel riscrivere per il teatro la storia di Bertoldo, Francesco Freyrie ha
cambiato parecchie cose, a partire dal periodo storico: lo ha ambientato
infatti nei primi del ‘900, nella campagna di San Giovanni in Persiceto, un
orizzonte infinito di argini e campi che galleggiano nella pianura padana,
dove i ricchi potevano ancora permettersi di comportarsi da tiranni e i
poveri soffrivano ancora una fame medievale. Alboino da re tiranno è
diventato industriale e la sua corte da regale è diventata agricola. Ma
Bertoldo, Bertoldino e la Marcolfa sono sempre loro, la sostanza per loro è
la stessa: esser costretti a far frullare il cervello per cavarsela dalle
insidie del mondo.
Nella messinscena di Marco Baliani, tutto ruota, come una giostra
implacabile e assurda, intorno a Vito-Bertoldo che, con quella testa troppo
piena di parole, è costretto ad arrabattarsi con tutta la sua arguzia per
addentare un pezzo di salamella, spesso chiudendo secche le mascelle su un
sogno fatto d’aria e di immaginazione. Scene, luci e costumi sono di
Marcello Chiarenza, grande giostraio e poeta della scena capace coi suoi
“poveri” materiali riciclati, per lo più attrezzi agricoli trasformati in
macchine celibi, di suggerire intere drammaturgie.
Per informazioni:
tel. 0541.24152 (Teatro Novelli), 0541.51351 – 0541.23847
(Ufficio Teatro).

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