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L’Omelia pronunciata da Mons. Aldo Amati per la Solennità di San Gaudenzo

RiminiVita della Chiesa

15 ottobre 2001, 12:46

in foto: Pubblichiamo il testo integrale dell'Omelia pronunciata ieri da Vicario Generale della Diocesi di Rimini, Monsignor Aldo Amati, nella celebrazione della SOlennità di San Gaudenzo svoltasi ieri nel Duomo di Rimini:

14 ottobre 2001
Solennità di San Gaudenzo
Omelia V.G.

A nome del nostro amato Vescovo Mons. Mariano De Nicolò, che rappresento in questa celebrazione, rivolgo un saluto e un grazie di cuore a quanti sono intervenuti: ai Sacerdoti concelebranti, a tutti i fedeli, alle Autorità cittadine: grazie per avere accolto l’invito ad unirsi, in occasione della festa del Patrono, alla preghiera per il nostro Vescovo e per la pace.
La solennità di San Gaudenzo, sempre cara al cuore dei Riminesi, è quest’anno caratterizzata da motivi antichi e nuovi.
Per la Città di Rimini e per la Diocesi, questa festa è occasione per riallacciare un rapporto fecondo con le nostre origini cristiane, quando la nostra terra ricevette il primo annuncio del Vangelo. E per ricordare che anche oggi è tempo – urgente – di evangelizzazione, come afferma il recente Documento dei Vescovi Italiani: “Comunicare il Vangelo è e resta il compito primario della Chiesa”; occorre pertanto “dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa una chiara connotazione missionaria.” (CV, n. 44).

Come suggeriscono le letture bibliche della S. Messa, in San Gaudenzo riconosciamo un modello di vita vissuta nella fede e per la fede in Gesù Cristo. Fede annunciata e diffusa con la parola: “Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (I lett.); fede vissuta nella vita ecclesiale, come buon pastore del suo popolo; fede confessata con coraggio nel martirio: martirio cristiano, che è espressione di amore e non di odio, di violenza ingiustamente subita e non arrecata ad altri.

A San Gaudenzo, ancora, ricorriamo come intercessore, per affidargli la Chiesa Riminese, in tutte le sue componenti, ministeri e vocazioni, a cominciare dal nostro Vescovo. Per affidargli altresì la Città di Rimini, la sua civile convivenza, l’armonia e la tensione al bene comune; la sua vita sociale, culturale, economica, e in primo luogo la dimensione spirituale e morale; le sue Autorità e i rappresentanti del popolo; tutti i cittadini, anche i nuovi cittadini e gli immigrati di ogni stirpe e religione; i poveri, i sofferenti, le persone sole e provate dalla vita.

La solennità di San Gaudenzo quest’anno è turbata dai venti di guerra che soffiano sul mondo, in questo drammatico primo autunno del nuovo millennio. La nostra Città e la nostra Diocesi non sono fuori dal mondo. Anzi, recenti vicende, come la notizia e la successiva smentita dello svolgimento del Vertice della FAO nella nostra Città, ci hanno resi partecipi in primo piano delle vicende dolorose di questo periodo. In questa celebrazione, accogliendo l’invito della Conferenza Episcopale Italiana, eleviamo un’accorata preghiera per la pace, affidandola all’intercessione del nostro Patrono San Gaudenzo. La preghiera proseguirà ininterrotta nelle prossime settimane, per iniziativa del Vicariato Urbano e dei Vicariati Foranei, in varie chiese della Città e della Diocesi. Crediamo nella forza e nell’efficacia della preghiera.
Riascoltiamo le parole del Papa: “Ad un mese dagli inumani attacchi terroristici compiuti in diverse parti degli Stati Uniti d’America, raccomandiamo ancora una volta all’eterna misericordia del Dio dei nostri Padri le innumerevoli vittime innocenti. … Imploriamo tenacia e perseveranza per tutti gli uomini di buona volontà nel perseguire vie di giustizia e di pace. Dal cuore dell’uomo il Signore sradichi ogni traccia di astio, di inimicizia e di odio, e lo renda disponibile alla riconciliazione, alla solidarietà, alla pace. Preghiamo perché ovunque nel mondo possa instaurarsi la civiltà dell’amore.”

La solennità di San Gaudenzo è, per consolidata tradizione, la festa del Vescovo. Lo è per la vicinanza alla data di ordinazione episcopale del nostro Vescovo Mariano (23.9.1989); ma lo è soprattutto per i riferimenti liturgici della festa: nella liturgia odierna, preghiere e letture della Parola di Dio, tutto parla del Vescovo, della sua funzione pastorale, del legame inscindibile che – sul modello di Cristo stesso – lo lega come pastore al suo popolo.
E’ con rammarico e con sofferenza che quest’anno, 12° del suo episcopato, celebriamo la “sua” festa senza di lui, costretto lontano da motivi di salute seri, anche se ormai in via di felice superamento. Lontano, ma presente: nel nostro affetto, nella nostra preghiera, nell’impegno di fedeltà alle sue indicazioni ecclesiali e pastorali, nella realtà sacramentale: è in comunione sacramentale con lui che celebriamo ogni Eucaristia, questa Eucaristia. Insegna infatti uno dei Padri della Chiesa antica, S. Ignazio di Antiochia: “Come Gesù Cristo segue il Padre, così tutti voi seguite il Vescovo e seguite il collegio dei presbiteri, come fossero gli Apostoli. Nessuno compia qualche azione riguardante la Chiesa, senza il Vescovo. Si ritenga valida solo quell’Eucaristia che viene celebrata dal Vescovo, o chi è stato da lui autorizzato.” (Agli Smirnesi, 8).
Siamo profondamente convinti che il nostro Vescovo Mariano in questi giorni di sofferenza ha svolto e sta svolgendo il suo ministero episcopale in maniera non meno significativa rispetto al tempo della buona salute: lo svolge nella sofferenza, nella conformazione a Cristo sofferente per la sua Chiesa. Quante volte, nei giorni scorsi, mi ha confidato che il suo pensiero e la sua preoccupazione è sempre per la sua amata Diocesi! La malattia non ci estranea dalla vita, ma ci fa cogliere della vita dimensioni preziose e a volte dimenticate; in particolare che la Chiesa è costruita non solo dall’operosità dei suoi figli, ma è costruita prima e soprattutto dalla croce. Ed è costruita dal Signore, che fa germogliare e crescere il seme …“che il seminatore dorma o vegli, di notte o di giorno”. (cfr Mc 4,26).
Ora si rinsalda ancor più forte l’unità dei figli con il nostro Vescovo Mariano, successore degli Apostoli, maestro capo e pastore della Chiesa Riminese; più fervida si eleva la preghiera. Come fervida si è elevata da ogni comunità ecclesiale, e da tantissimi fedeli, nei giorni scorsi. Si è ripetuto e si ripete in ogni chiesa della Diocesi quello che gli Atti degli Apostoli riferiscono a proposito dell’Apostolo Pietro detenuto in prigione: “Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente dalla Chiesa per lui” (At 12,5). Come Pietro fu liberato, così il nostro Vescovo, grazie anche alla nostra preghiera, possa presto tornare tra noi e svolgere in pienezza il suo ministero.
Viviamo questo momento come un momento di sofferenza e di grazia. Voglia il Signore donare al Vescovo la grazia della salute. Voglia donare alla Chiesa Riminese il frutto fecondo che matura nella fatica e nella sofferenza.
Per l’intercessione di San Gaudenzo, celeste Patrono, possa la nostra Chiesa Riminese rifulgere di quella luce di cui parla l’Apostolo Paolo nella seconda lettura: “Dio che disse: ‘Rifulga la luce dalle tenebre’, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.” Amen.

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