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Legambiente: il bacino del Po è tuttora vulnerabile in caso di piena

AmbienteNazionale

23 ottobre 2001, 18:05

in foto: A un anno dall’ultima alluvione il bacino del Po è tuttora altamente vulnerabile in caso di piena. Sono necessari interventi urgenti per almeno 2.500 miliardi nei prossimi 3 anni e il Governo ne mette solo 460. E’ l’allarme lanciato dalla Consulta dell'Autorità di Bacino, di cui fa parte anche Legambiente. Le considerazioni di Legambiente.

La conclusione cui è pervenuta Legambiente dopo una analisi della
situazione del Bacino del Po ad un anno dall’alluvione è di grande
preoccupazione. “Gli abitanti della pianura padana – ha detto Cinzia
Marchiani, che rappresenta Legambiente nella Consulta dell’Autorità di
Bacino del Po – devono ritenersi fortunati che un anno fa il grande fiume
abbia rotto e sia uscito dall’alveo a monte, riducendo così la sua portata
a valle di circa il 20%”.
Non è da escludere però che situazioni analoghe possano ripetersi in tempi brevi ed evolversi in modo diverso”. Il giudizio principale che il Presidente dell’Autorità di Bacino, prof. Passino, ha portato all’ultima riunione del Comitato di consultazione è che il Bacino del Po è tuttora altamente vulnerabile in caso di piena. Infatti la
realizzazione del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) e la sua recente
approvazione, hanno fotografato la situazione esistente dalle sorgenti alla
foce, esaminando tutte le criticità ed individuando le azioni necessarie
per ridurre i rischi. Emerge chiaramente che le opere di difesa, da sole,
non sono sufficienti; è necessaria l’individuazione di tutte le zone di
laminazione possibili. Le Province e i Comuni sia di montagna che di
pianura, sono chiamate ad individuare, nelle loro attività di
pianificazione, i punti dove intervenire con il necessario coordinamento
tra ciò che viene fatto a monte e ciò che si fa a valle.
La situazione che il Piano di Assetto Idrogeologico ha fotografato sono pesanti. Infatti quasi la metà dei comuni del bacino del Po (il 49,8%) è a rischio idrogeologico elevato o molto elevato, mentre solo il 10,8% appartiene alla classe di rischio moderato. I Comuni interessati dalla classificazione del rischio sono 3.175, distribuiti tra Valle d’Aosta (74), Piemonte (1.209), Liguria (48), Lombardia (1.541), Emilia Romagna (216), Veneto (28), Trentino (59). Per dare piena attuazione al Piano per l’Assetto Idrogeologico, la totalità degli interventi consiste in circa 28.000
miliardi in 20 anni. Il prof. Passino ha sottolineato l’esigenza di
interventi urgenti da realizzare nei prossimi 3 anni, per una cifra di
circa 2500 miliardi. Le azioni prioritarie di prevenzione comprendono in
particolare delocalizzazioni di insediamenti di vario tipo, il
rafforzamento del sistema arginale, la sistemazione della rete idrografica
dell’area milanese, la sistemazione dell’area del Monferrato.
“Da parte sua – ha detto Massimo Serafini, della segreteria nazionale Legambiente – il Governo, che alcuni mesi fa sembrava concordare con la cifra richiesta dall’Autorità di Bacino ora, anche per sostenere altre grandi opere foriere di appalti lucrosi, ha cominciato a tagliare. E i tagli a questo punto investono direttamente la sicurezza degli abitati e delle attività duramente colpite un anno fa”. La finanziaria prevede per i prossimi tre anni solo 460 miliardi di interventi, solo un quinto di quanto necessario.
A questo punto si deve ritenere che la prevenzione del rischio alluvione per il bacino del Po sia stata di fatto rimandata a data da destinarsi e che non resti che affidarsi a qualche buona stella.

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