18 June 2018

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Il calendario completo del cinema d’essai allo Snaporaz

Cattolica

21 ottobre 2001, 12:22

in foto: Riprendono domani, dopo la pausa estiva, le proposte del cinema d'essai al Salone Snaporaz a cura del Centro Culturale Polivalente del Comune di Cattolica. Si comincia con Il mestiere delle armi (22 ottobre) di Ermanno Olmi:

il film racconta gli ultimi giorni di vita di Joanni de’ Medici, segnati dalla trasformazione epocale della tragica arte della guerra in un mondo e un tempo in cui incalzano grandi mutamenti.
Ancora intrecci di storie personali – ma in altro registro – racconta Kathryn Bigelow con Il mistero dell’acqua (29 ottobre), in cui l’universo femminile e quello maschile si incontrano fraintendendosi in un film elegante che alterna la crime story all’investigazione di impalpabili moti dell’animo, segni criptati dell’inspiegabile.
In Ritorno a casa (5 novembre) Manoel de Oliveira racconta l’elaborazione di un lutto, quietamente, ironicamente, con i tempi di riflessione e all’apparenza vuoti che un grande dolore trascina con sé, avvalendosi di una straordinaria interpretazione di Michel Piccoli.
Il giovane regista messicano Iñarritu è l’autore di Amores perros (12 novembre), tre episodi neri di amori folli e disperatamente romantici tra killer,proletariato, alta borghesia, anime sbandate e scherzi del destino. Un forte realismo a riconoscere la dolorosa fragilità dei desideri dell’uomo, per uno degli esordi più emozionanti degli ultimi anni.
Alla velocità della luce scorrono le immagini di Fantasmi da Marte (21 novembre) di John Carpenter, film di fantascienza che assume lo spirito del western nella portata simbolica dei nomi (Descanso, Jericho, Ballard, Williams, Desolazione) dei suoi eroi che, come nelle storie fordiane, vagano in territori impervi – le praterie o i deserti del pianeta rosso – pronti a combattere la lotta contro il male.
Premio per la miglior regia a Cannes 2000, Yi Yi (28 novembre), cioè “uno uno” parla della solitudine attraverso le parabole esistenziali della famiglia Jian. Un padre nella crisi di mezza età, una madre che cerca conforto nella new age, una nonna che ha paura della morte e due figli, un adolescente e un bambino, che hanno paura di vivere: alla ricerca dell’altra faccia della verità, quella che è impossibile vedere solo con i nostri occhi.
Nel suo ultimo bellissimo film La nobildonna e il duca (5 dicembre) Eric Rohmer riprende le tragedie della storia con sguardo neutro, distaccato, con lo stesso occhio da entomologo con cui, nel suo cinema precedente, aveva ritratto i giochi del fato, della seduzione e dell’incontro d’amore. Visivamente raffinato, realizzato con una tecnica digitale avanzatissima che permette di inserire i movimenti degli attori su fondali dipinti precostituiti, il film è allo stesso tempo anche una dichiarazione d’amore per il cinema delle origini.
Chiude il ciclo Il tempo dei cavalli ubriachi (12 dicembre), pluripremiato a Cannes. L’iraniano di etnia curda Ghobadi, già assistente di Kiarostami, sa raccontare con forza cinematografica e umana pietà le storie del suo popolo senza scivolare nel melodrammatico, un po’ con i toni di una favola neorealistica.

IL MESTIERE DELLE ARMI

Regia: Ermanno Olmi. Interpreti: Hristo Zivkov, Sergio Grammatico, Sandra
Ceccarelli. Durata: 105 minuti. Origine: Italia, 2001.
Gli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere e la trasformazione epocale dell’arte della guerra, nel bellissimo film di Ermanno Olmi.
La nebbia, il freddo, la neve del novembre del 1526. Nella notte infinita e gelida e nella luce fioca del giorno si muovono, tra campi, rive dei fiumi, fortificazioni, boschi e spianate, le creature – vittime e protagonisti – dell’arte della guerra. Estetica della morte e dello scontro diretto, dell’intelligenza che uccide e della forza che impone alle vicende degli uomini cambiamenti imponderabili.
I Lanzichenecchi di Carlo V, imperatore degli Alemanni, comandati da Zorzo Frundsberg, marciano verso Roma e Joanni de’ Medici, capitano di un’armata pontificia, ritarda l’avanzata e si oppone al nemico con i suoi uomini dalle armature brunite – dalle bande nere – per colpire meglio nel buio, all’improvviso, con audacia e intuito tattico.
La guerra è un lavoro, una professione (il denaro per i soldati consente ai capi di avere prestigio, autorevolezza e una fragile forma di fedeltà), una vocazione (il pensiero della morte non sfiora la filosofia dell’esistenza), uno strumento della politica (sotterfugi, doppio gioco, voltafaccia e menzogne degli alleati), un laboratorio di tecnica bellica (dalle spade, dalle lance, dagli archibugi ai falconetti, nuovissime bombarde capaci di colpire i soldati avversari con palle da due libbre).
Nelle folgoranti inquadrature si impastano i ritmi e gli scenari maestosi della natura, spogliata dal tardo autunno, e le colonne degli uomini in marcia; le scene di massa, filmate con ammirevole sensibilità per lo spazio e per il movimento, e scene di solitudine, di veglia, di lettura, di attesa, di ricordo (della moglie e del figlio) e di mestizia (l’amore per la nobildonna di Mantova interpretata da Sandra Ceccarelli). Il regista coglie, grazie ad uno stile purissimo, uno dei segreti di un mondo e di un secolo, il Cinquecento, in cui incalzano grandi mutamenti.

Per informazioni:
Centro Culturale Polivalente, tel. 0541/967802
Salone Snaporaz, tel. 0541/960456
http//:www.cattolica.net

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