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“Brutti e cattivi”, ma non dentro

Rimini

21 ottobre 2001, 10:27

in foto: MARILENA, 18 anni, è ripagata dai sorrisi dei senza tetto, quelli che "raccoglie" alla stazione di Rimini e nella Capanna di Betlemme dove opera da un paio d’anni con altre quattro, cinque ragazze. Luca frequenta la terza superiore, di anni ne ha 16 e non vede l’ora di tornare in mezzo ai tossicodipendenti, ai poveri, ai disturbati, gli ospiti della casa di accoglienza Sant’Aquilina.

Entrambi, Marilena e Luca, frequentano il Liceo Scientifico “Einstein”, a Rimini, e fanno parte dei “Brutti e Cattivi”, la squadra di volontariato che dal 1999 si è rimboccata le maniche in varie direzioni con un solo obiettivo: donare gratis.
Tra nuove e antiche povertà
Tutto nasce qualche anno prima dall’intuizione di Francesco Cavalli, insegnante di religione capace con un pugno di studenti di alcuni interventi di solidarietà in Albania a sostegno della missione diocesana. Come un’araba fenice l’avventura è rinata, dopo un periodo trascorso in naftalina.
Due estati fa, un piccolo gruppo guidato da don Giampaolo Rocchi ha preso contatto con la Comunità di Sant’Egidio, che lavora a Roma con una mensa per i più poveri, una grande cucina capace di sfornare qualcosa come 1.800 pasti al giorno.
Dalla Sant’Egidio alle Missionarie della Carità di Madre Teresa il passo è stato breve – racconta don Giampaolo – anch’esse sono impegnate a contatto con nuove e antiche povertà“. Gli incontri romani fruttarono un grande entusiasmo che i sei volontari trasportarono anche a scuola. E in famiglia. “I miei genitori? Mi vedono contento, sereno, dunque non fanno obiezioni al mio servizio tra i più disagiati” racconta Luca.
Lo spirito di gratuità e servizio ha contagiato altri coetanei e amici di scuola e così, dopo due anni, lo sparuto gruppetto iniziale è diventato un gruppo di settanta persone che ogni lunedì sostituiscono con un panino al baretto il pranzo per rivolgere la loro attenzione per gli altri e con gli altri.
Un’organizzazione scattante
L’organizzazione è semplice – racconta – c’è una piccola segreteria che coordina i servizi e tiene vivo lo spirito del gruppo con volantini e cartelloni. Attorno ad essa si muovono tante piccole équipe, tre quattro persone capaci di mettere in moto su un’idea tutti gli altri 1.200 studenti dell’istituto“.
Una riunione plenaria ogni tanto per prendere decisioni operative, una testimonianza da ascoltare e i “Brutti e Cattivi” sono già in strada. A raccogliere firme contro la pena di morte e lavorare presso le case famiglia, visitando gli anziani con la Caritas, giocando con i bambini in difficoltà di Monte Tauro fino ad adottare bambini affetti da Aids in Zambia. “È importante che alcuni di questo gruppo abbiano scelto di porsi nella scuola come responsabili di iniziative di dialogo e sensibilizzazione – prosegue don Rocchi – Risultato: discussioni in classe e assemblee sui temi che toccano l’uomo“.
Il nome è solo un richiamo
L’ultima calda estate i “Brutti e Cattivi” l’hanno spesa sul treno della grazia, accanto a malati, disabili, bambini e volontari destinazione Loreto. “Il nostro compito? Il servizio della mensa e l’animazione di bambini e disabili” sorride Marica Delli Paoli. Una équipe è finita in Albania, dove ha preso corpo l’idea di animare un centro giovanile a Uznova, alla periferia di Berat ed avviare alcuni laboratori (teatro, sport, musica, fotografia, pittura) gestiti dagli stessi studenti. Il preside del Liceo “Einstein”, Giuseppe Prosperi, ha già dato l’ok: questa iniziativa di volontariato andrà preparata con un progetto così che la scuola possa sostenerla. Tutto chiaro, tranne il nome. Perché un volontariato da “Brutti e cattivi”? “Nasce dall’esperienza romana – rispondono in gruppo i ragazzi – Era il richiamo per quando si saliva o si scendeva da metropolitane e autobus, un modo per non disperdersi. Era così simpatico che ce lo siamo tenuti“.
Paolo Guiducci

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