mercoledì 12 dicembre 2018
In foto: In seguito al dibattito sulla necessità di una nuova qualità dell'intervento architettonico a Rimini, accesosi in particolare in seguito alla recente visita del sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi, l'Ordine degli Architetti di Rimini ha redatto una lettera aperta ai riminesi, firmata dal presidente Marco Zaoli, che pubblichiamo.
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gio 6 set 2001 20:13 ~ ultimo agg. 00:00
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Lettera aperta ai riminesi sulla necessità di una nuova qualità dell’intervento architettonico.

Sulle pagine degli organi di stampa locali, negli ultimi mesi più che nei periodi precedenti, vi è stato un dibattito, purtroppo a volte non sufficientemente qualificato, sulla conservazione dei nostri beni monumentali ed architettonici, sull’assetto della città, sulla responsabilità dei diversi attori implicati: amministrazione locale, amministrazione statale, Soprintendenza ai beni storici ed architettonici, studiosi ed intellettuali, progettisti.

Più volte è stata chiamata in causa la categoria degli Architetti, anche con accenni non sempre informati sulle sue competenze e peculiarità, a volte con espressioni non proprio elogiative, sia sull’opera del singolo, sia sull’utilità degli architetti nel loro complesso.

Non si è ritenuto utile, al momento delle polemiche, entrare nel dibattito come Ordine Professionale, per non voler creare equivoci e per non scendere sul piano di alcune affermazioni di cattivo gusto, se non lesive della dignità professionale.

E’ comunque necessario rispondere al Sottosegretario On. Sgarbi il quale, mentre affermava, come riportato dalla stampa locale, che “….la dittatura degli architetti è un male peggiore dell’AIDS. Le loro modifiche non sono né belle né funzionali. Bisogna rimettere tutto in mano ai restauratori….”, non si è reso conto che stava contraddicendo le leggi della Repubblica Italiana sulle competenze degli Architetti, i quali sono gli unici professionisti abilitati ad intervenire sui beni storico-architettonici. E sono abilitati a ciò perché hanno seguito un corso di studi adeguato e superato un esame di Stato. Se ciò non bastasse si può ricordare come il 1° settembre è entrata in vigore la riforma degli Albi professionali che conferma, anzi fortifica le competenze degli Architetti con l’istituzione di un settore dell’albo dedicato agli esperti in “Conservazione dei beni architettonici e ambientali”.

Al di là di queste pur necessarie puntualizzazioni, si ritiene invece più importante proporre alla collettività riminese una riflessione pacata sulla utilità di porre una maggiore attenzione alla qualità dell’intervento sia sul tessuto edilizio storico e consolidato, sia nelle nuove costruzioni, sia sul territorio rurale e sul paesaggio.

Non c’è dubbio che una parte di responsabilità sia da imputarsi agli architetti: siamo noi, attraverso il nostro lavoro, che costruiamo la qualità complessiva, l’immagine della città, assieme agli altri tecnici progettisti.
E’ vero però anche il contrario: troppo spesso noi architetti non siamo, e non siamo stati, posti nelle condizioni di esplicitare le nostre possibilità espressive, di mettere in pratica la nostra professionalità.
Una fondamentale responsabilità sta infatti in capo agli altri attori che si muovono su questa scena: i soggetti istituzionali e il mondo imprenditoriale. I primi per mezzo della regolamentazione, della promozione, dell’impegno attivo per la qualità, per la garanzia della salvaguardia delle ragioni della collettività. Il secondo attraverso l’agire imprenditoriale che, oltre ad essere remunerativo, deve essere qualificato: sono infatti gli imprenditori che realizzano, che “costruiscono” la città.
Non c’è dubbio inoltre che anche il singolo cittadino, il fruitore del territorio, del paesaggio, della città, dell’edificio, con il suo gusto, con la sua cultura, abbia un ruolo fondamentale nel processo architettonico: è la cultura collettiva, diffusa, che gioca in fondo la parte del leone nella questione e che, nella democrazia in cui viviamo, indirizza da un lato l’azione della pubblica amministrazione e dall’altro apprezza ed utilizza i frutti del mercato edilizio.

Come in ogni altro aspetto dell’evoluzione della società, la coscienza collettiva è formata da una somma di valori che si costituiscono con l’assimilazione di idee, di concetti, attraverso le esperienze vissute che, passo dopo passo, si modificano e si evolvono.
Nel caso della coscienza collettiva sull’architettura, che guida la realizzazione dei nuovi interventi, tali valori ed esperienze sono e dovrebbero essere principalmente i seguenti:
1) la nostra idea di architettura, di città, è generata dalla conoscenza di ciò che abbiamo già visto, già percepito, dalle nostre precedenti esperienze visuali che si sono fissate ed hanno plasmato la nostra idea di città, di paesaggio, di edificato;
2) più bello e funzionale è l’ambiente che ci circonda, migliore sarà la nostra idea di città, quindi più elevata sarà la qualità dei nuovi interventi che andremo a realizzare;
3) la pubblica utilità dell’architettura: quello che si costruisce rimane sul territorio, entra a far parte del paesaggio, influenza la nostra vita, costituisce una eredità per le generazioni a venire.

Nel nostro paese, nei secoli scorsi, la coscienza collettiva sulla architettura deve essere stata ben viva, ne sono esempio le nostre città: dove più, dove meno, la qualità del tessuto urbano storico è comunque sempre alta.
Anche Rimini, nonostante le estese distruzioni belliche, conserva una buona qualità del tessuto storico: dobbiamo cercare di conservare tale qualità e, se possibile, di migliorarla.
Non si può invece dire che ciò che si è realizzato negli ultimi decenni abbia brillato in questo senso: né gli interventi privati, né quelli pubblici sono stati particolarmente attenti a questo proposito. Sono infatti presenti situazioni irrisolte e di degrado.
Nel campo privato si può affermare che si è guardato alla economicità e al massimo sfruttamento degli indici edificatori più che alla qualità di ciò che si realizzava. Sul versante pubblico, al di là di qualche isolato intervento di arredo urbano e di riqualificazione di buona qualità, si è purtroppo registrata la mancanza di una esplicita politica complessiva di recupero e valorizzazione del centro storico e della città consolidata.
Un migliore assetto del paesaggio urbano e rurale può essere raggiunto sia attraverso la tutela dell’esistente, sia per mezzo delle nuove addizioni che realizziamo.
Nell’un caso e nell’altro dobbiamo innalzare la qualità del nostro intervento a partire da una consapevolezza di fondo: la città ed il paesaggio sono realtà in continuo divenire, sono state plasmate dall’azione dell’uomo e continueranno ad essere plasmate dall’azione dell’uomo.
Per questo motivo l’architettura moderna ha la stessa dignità della architettura del passato: le nostre città sono costituite da stratificazioni di architetture, ognuna delle quali ha importanza e pari dignità, anche quella contemporanea, che rappresenterà ambiente di vita per le generazioni a venire.

E’ quindi nostro dovere, dovere della collettività, agire con competenza e con responsabilità per la qualità della città e del paesaggio.
E’ in tale prospettiva che si pongono gli architetti riminesi, ed in tal senso intendono stimolare il dibattito e le azioni future, anche attraverso le loro proposte.

Una prima proposta che ci sentiamo di lanciare è la seguente.
Apriamo un confronto di progetti sulle aree strategiche delle nostre città: gli strumenti del Concorso di Idee e del Concorso di Progettazione sono i più adeguati per garantire la qualità dei nuovi interventi.
Attraverso i Concorsi, se bene organizzati e gestiti, e se il loro risultato viene tempestivamente messo in pratica, si riesce infatti a garantire il più ampio confronto e la scelta fra idee e progetti diversi e la conoscenza e partecipazione della cittadinanza alle scelte di assetto futuro della città.

Gli Architetti li attendono, pronti a fare la loro parte: questa è la richiesta che esprimono da tempo, sia a livello nazionale, sia a livello europeo.

Il Presidente
dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Rimini
Prof. Arch. Marco Zaoli

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