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Ricevuto, pubblichiamo la riflessione di Comunione e Liberazione sui fatti USA

ApprofondimentiRimini

18 settembre 2001, 20:55

in foto: Su quanto accaduto a New York e Washington, interviene con una riflessione dal titolo "America" il movimento di Comunione e liberazione. Ve lo proponiamo integralmente:

America

L’attentato terroristico portato agli Stati Uniti costituisce innanzitutto una sorpresa terribile. I simboli della potenza nel mondo sono stati abbattuti trascinando con sé migliaia di morti. Come se la potenza, l’ostentazione massima della costruzione umana, nulla possano di fronte a un’altra capacità umana, quella di distruggere, di annichilire lo sforzo della civiltà.
Così gli occidentali, distratti e dimentichi della loro fragilità, del male e del peccato che si portano dentro, rimangono sbigottiti di fronte alla televisione, che mostra la fantascientifica realizzazione dell’intenzione malvagia degli “altri”. In effetti tutto ciò che è umano è a gravissimo rischio, che nessuno scudo stellare può eliminare: non per ragioni tecniche, ma per il veleno – i cristiani lo chiamano “peccato originale” -, l’invidia che l’uomo porta dentro contro il bene e se stesso.
È difficile combattere chi non ha paura di morire, chi addirittura fa della morte, dell’autodistruzione, la strategia assurda per affermare se stesso. Si fa normalmente la guerra per la pace. Ma come è possibile questo con chi non ha più personalità, con chi, vivo, cammina volutamente come un morto avendo bruciato il sapore dell’esistenza e della libertà nell’alienazione totale a un disegno altrui? Costui, sia egli dedito al suo dio, o peggio, ad altri uomini, non c’è, è un niente imbottito di esplosivo che riduce a niente ciò che incontra. Coloro che lo celebrano ne condividono la carica distruttiva, la quale se non verrà applicata a sé, verrà applicata agli altri.
Come fermare una degenerazione che nella violenza, anche in quella subita, trova la possibilità di moltiplicarsi all’infinito?
Lo sgomento e il dolore di quanto è successo non possono essere arginati, o ancor meno risolti, né dall’indifferenza che tende a ridurli all’emozione di un film, né dalla vendetta che può solo trasformarli nel sapore amarissimo di una vittoria devastante e provvisoria. Bisogna ricercare la giustizia, con tutti i mezzi degli uomini, ma non secondo la presunzione degli uomini, bensì secondo la volontà di Dio, di quel Dio che il Papa ha invocato, seguito dai moltissimi che si sono inginocchiati in preghiera: «Se anche la forza delle tenebre sembra prevalere, il credente sa che il male e la morte non hanno l’ultima parola. Forti della fede che sempre ha guidato i nostri padri, ci rivolgiamo al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, salvezza del suo popolo, e con fiducia di figli lo supplichiamo di venire in nostro soccorso in questi giorni di lutto e di dolore innocente».
Dobbiamo ritrovare noi stessi, cioè Colui che ci ha fatto conoscere il bene, il gusto della vita, del proprio io come fattore indispensabile al mondo, da comunicare non solo attraverso lo sfarfallio delle luci, ma anche attraverso la testimonianza di una dedizione alla verità. È una strada lunga e non facile, ma probabilmente unica.

Comunione e Liberazione

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