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Nomadi a Corpolò: le lettere dei naviganti

Rimini

20 agosto 2001, 09:23

A due settimane dall’invio della mia lettera faccio ritorno qui per scrivere alcune considerazioni.
Per prima cosa mi permetto, Attilio, così si chiama uno dei navigatori che ha commentato la mia lettera, di fermarmi sulle riflessioni che hai scritto:
mi chiedo innanzitutto quante volte di fatto, con quel po’ di storia che ricordo, la nostra società “moderna e sviluppata” si é dovuta piegare alle logiche delle altre culture?
Posso riconoscere che è in atto un cambiamento radicale del volto della società italiana, complice il calo della natalità e l’immigrazione massiccia dai paesi del sud del mondo (fenomeno nemmeno tanto pesante, statistiche alla mano, nel nostro specifico territorio al confronto con altri, Veneto e Lombardia ad esempio), ma non riesco proprio a immaginare la nostra società succube di un’altra cultura.
Anzi, in primo luogo, della nostra cultura ricordo con non poco sgomento le pratiche colonialiste:
penso all’invasione dell’odierno “terzo mondo” (guarda un po’….!) da parte degli stati europei – l’Italia con il suo ritardo a diventare stato-nazionale era rimasta un po’ indietro rispetto agli altri – con tutto il contributo di massacri, epidemie, sfruttamento, imposizione delle proprie leggi, annientamento sistematico degli usi e dei costumi indigeni in nome di un progresso, di un superamento dello stato semi-animale in cui si riteneva versassero certe popolazioni, di una conversione all’unica, vera fede…, che aveva come termine di confronto proprio la società europea.
In secondo luogo non posso non pensare alla radicalizzazione delle dottrine nazional-socialiste e alle persecuzioni razziali che ne sono seguite, forse in parte conseguenza dell’idea di superiorità (e di facile soddisfazione della propria avidità …) che già l’epoca coloniale aveva inculcato nelle menti di noi uomini bianchi. Visto che siamo in argomento, approfitto per ricordare che tra le sue vittime, l’oppressione nazista, dato sconosciuto ai più, conta anche non meno di mezzo milione di zingari per i quali nessun’ente, se non recentemente, ma non di certo per la sensibilità delle masse, si è preoccupato di dare un risarcimento almeno morale.
Mi fermo qui. Con questa breve analisi vorrei far riflettere su quanto è radicato in noi questo concetto di superiorità, quanto è forte il bisogno di elemosina che sentiamo nei confronti di chi non è provvisto delle nostre infrastutture sociali ed economiche, erigendoci sempre a paradigma dello sviluppo e del significato di civiltà (questo è pericoloso, non l’elemosina in sè, attenzione…). Quanto è forte la paura che abbiamo verso chi mette in discussione ed in pericolo questo stato di cose, quasi che la rivoluzione industriale che ci portiamo alle spalle e l’economia di mercato debbano essere sempre il termine di confronto assoluto ed indiscutibile nella misura della civiltà, non riuscendo mai, invece, a essere critici verso i dissesti umani, economici, politici ed ecologici di cui essa è anche portatrice.
Non sò se questa riflessione ti interesserà, però mi conduce ad una posizione netta: io, Attilio, non sono così sicuro come te che la nostra cultura debba essere così insistentemente protetta e che tantomeno sia in pericolo, anzi sono convinto che il dialogo con chi è diverso sia altamente salutare nel mettere tante cose al posto giusto, ad insegnarmi a rendere relativa ogni cosa che per me è un dato di fatto ed invece agli occhi di altri non lo è. Un dialogo! Dove io non sono un dio, ma uno dei protagonisti che si mette in gioco…un po’ visionario eh, ma chi l’ha detto che noi occidentali abbiamo il beneficio assoluto della verità?!
Tu, giustamente, poi parli di “ospiti” e “padroni di casa”, ed ancora una volta è ciò che la nostra civiltà ci permette di essere e tutela con una giustizia fatta a sua immagine. Ci siamo fatti padroni della terra, ma questa terra non è tanto nostra quanto di uno zingaro? No, Attilio, non sono d’accordo, gli zingari non sono miei “ospiti”, sono esseri umani ai quali ancora la mia giustizia non ha saputo dare ancora un posto, da secoli, e che io posso continuare a definire ospiti perchè sono una minoranza!
“Rubare, sfruttare i bambini, curare poco la pulizia e l’igiene non fanno parte della nostra cultura”…ma… nei sei così sicuro? Forse la nostra cultura ci ha impregnato del senso di negativo che queste azioni hanno, e questo mi sta bene, ma ti assicuro che uno zingaro la penserebbe come te! Non mi piace farmi portavoce di nessuno, non ne ho nemmeno il diritto, ma questo pregiudizio ormai mi ha consumato in qualsiasi discussione e così voglio dire che gli zingari hanno il senso della pulizia (quanti già si sganasciano dalle risate pensando a cosa c’era intorno cassonetti di via Portogallo) e condannano quanto noi, forse più di noi, il furto e il maltrattamento dei bambini! Se non ci credete approndite queste cose standoci insieme e poi ne riparliamo. Questo a livello di coscienza mi sento di poterlo affermare con sicurezza, mi rende molto più imbarazzato la spudoratezza con la quale rinfacciamo certi reati o mancanze ai rom come se noi, ognuno di noi, fosse innocente. Ma i tappeti che abbelliscono le nostre case, le scarpe firmate che tanto ricerchiamo, i giocattoli “made in ” oriente, non sono intrecciati, cuciti, assemblati dalle mani di bambini costretti lavorare fino e più di quattordici ore al giorno e, manco a dirlo, sottopagati! Poi ci danno conforto i prezzi contenuti, magari nelle stagioni dei saldi, ma se ci possiamo permettere tanto è perchè un’altro essere umano ha già pagato un prezzo che ha sistemato i bilanci di tutti quanti. Abbiamo abbattuto chilometri quadrati di foreste per avere legname a buon mercato (quello con cui son fatti i nostri mobili ed anche gli strumenti che io uso per suonare) togliendo di mezzo chi in quei posti ci viveva… Questo non è rubare e sfruttare? Dov’è la differenza? Forse nella capacità che ha chi muove il mercato di sopire le coscienze riempiendo le pance di chi le contiene … ma questo mica ci giustifica!
Ma non siamo poi noi europei e nord-americani i clienti più spietati pronti ad appagare i desideri più perversi con minorenni innocenti alimentando un mercato da miliardi che va dalla Romania al Brasile passando per oriente! Non sono gli ingegneri che magari abitano nell’appartamento di sopra al nostro che hanno inventato mine a forma di giocattolo con esplosione ritardata fatte apposta per falcidiare gruppi di bambini e rispondere alla precisa strategia di colpire il popolo nemico mutilandone le generazione più giovani (non è fanta-strategia, quelle mine in Afganistan ci sono davvero!).
Ed abbiamo ancora qualcosa da dire agli zingari?!
E mi fermo qui perchè prima di me altri hanno riempito libri, relegati alla stampa specialistica ed associativa, sulla violenza immane che la nostra civiltà “moderna e sviluppata” sta perpetrando ad altri popoli e al pianeta. Non siamo innocenti, anche una tazzina di caffè o una banana sono costati la vita o la fertilità ad un sacco di gente di cui non sapremo mai niente.
Non mi va nemmeno però di semplificare la vicenda ad “mea culpa” generalizzato:
per prima cosa mi viene da dire che nei confronti dei rom dobbiamo essere più attenti a lanciare accuse di cui non sappiamo la fondatezza, solo la vicinanza può aprire spiragli nella conoscenza, non di certo il pregiudizio.
Seconda cosa non mi va di sentirmi dire che loro sono colpevoli e condannati se non mi si dice con quale diritto noi possiamo “scagliare la prima pietra”, mi va, invece, in un dialogo serio e alla pari, di iniziare insieme a cambiare le cose, altrimenti, anche quando li avremo “integrati” (parola da brivido, ma che a noi piace tanto) caricheremo questo popolo solo di un fardello insopportabile di divieti e costrizioni che noi non toccheremmo “nemmeno con un dito”!
Terzo, ma non ti sembra Attilio che in tutto questo abbiamo solo da guadagnarci! In questo scambio che gli zingari ci impongono perchè fanno parte di quel mondo che abbiamo lasciato alle porte e che alle nostre porte però è molto vicino (è molto più lontano il Brasile, il Kenya, la Thailandia..) non ci guadagnamo tutti un mondo più giusto?
Vengo a concludere queste riflessioni aggiungendo solo che gli zingari da quando sono arrivati in Europa diversi secoli or sono fuggendo dall’invasione della loro terra in India, non hanno mai trovato pace a causa solo della loro diversità e vorrei che anche questo fosse motivo di riflessione.
Ho detto ad Ado che più di una volta in questa vicenda mi sono vergognato di essere italiano per tutto quello che l’essere italiano rappresenta: il potere.
Spero Attilio che queste riflessioni non ti abbiano offeso, questo mi dispiacerebbe: hai chiesto tu di ragionare “su queste cose” e mi hai dato lo spunto per farlo, spero che altri lo facciano. Che però si distingua bene con quale parte del mondo vorrei stare, questo non mi dispiace, con tutta la strada comunque che ancora c’è da fare.
Ora basta, ci sarebbe bisogno di tornare a parlare anche di quel che concretamente sta succedendo a Corpolò. La famiglia Ahmetovic quando sono andato a trovarla venerdì era esausta, sfinita e a malapena ha retto l’ennesimo incontro con Di Spirito e collega al quale ho personalmente assistito.
La prossima volta tornerò scrivendo alcune riflessioni sulle loro posizioni.
Però prima di concludere vorrei ringraziare d. Andrea per la bella risposta che mi ha mandato e vorrei comunicare a Samuele Zerbini, consigliere comunale, col quale mi sono anche sentito al telefono, che l’essermi rifiutato di accompagnarlo da Ado e Zinetta è stato solo un no alla vostra posizione politica di mediare, di accettare che i nomadi in mano al comitato “La frazione” diventassero dapprima un caso su cui poter rovesciare una serie di proteste ingiuste e poi merce di scambio con i problemi della zona di cui giustamente questa giunta deve farsi carico, ma non sulle spalle di una famiglia. D’altronde la politica è l’arte del compromesso, però io che politico non sono dico no, Samuele, e non mi sento di diventare parte in causa con loro di una posizione che non condivido, cosa che avrei fatto nel momento in cui ti avessi accompagnato nella tua veste di Consigliere. Per il resto la mia amicizia rimane tale, credilo, e spero sia così anche nei miei confronti!


Davide Bianchini

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