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Nomadi a Corpolò la lettera di un navigatore

CronacaRimini

4 agosto 2001, 14:19

in foto: Mi chiamo Davide Bianchini, sono un cittadino riminese di 27 anni, sono un musicista e tecnico del suono e lavoro come tale in alcuni ambiti, per così dire, del disagio sociale. Scrivo queste riflessioni in merito agli articoli apparsi negli ultimi due giorni sulla questione "rom a Corpolò".

Perchè tanto accanimento nei confronti del progetto Vitali e, soprattutto, nei confronti della famiglia Rom? La vignetta pubblicata sul giornale di ieri non è ironica… l’avrei colta con democraticissima simpatia, ma disgustosa. Possibile che ancora una volta un problema sociale gravissimo e da sempre accantonato da organismi e amministrazioni venga confuso con vomitevoli ballottini politici indirizzati ad un amministratore pubblico o alla diocesi?

Non perdiamo di vista il centro del problema: quella famiglia rom! Famiglia che ha una sua storia come ogni altra famiglia, che è formata da persone, da esseri umani che come noi hanno sogni, desideri, necessità, hanno bambini che vogliono e devono andare a scuola (in questi mesi sono andati nelle scuole vicine ai posti in cui sono stati ospitati), che sono anni, mi verrebbe da dire secoli, che aspettano un riconoscimento come popolo, che sono mesi, da quando il campo di via Portogallo è stato chiuso, che aspettano con una pazienza che vorrei raccontare, che si sbrogliassero tutte le pratiche per avere quel pezzo di terra (nemmeno una casa… chi di noi lo accetterebbe per i propri figli!) su cui abitare in santa pace.

Scusate tutti i “che”, che magari non sono tanto belli in italiano, ma scrivo di getto, con urgenza…

Si sono messi nelle nostre mani come mai prima d’ora ed ora sta a noi, al nostro livello di civiltà organizzare l’accoglienza ed il rispetto. E’ una grande occasione!

Capisco chi abita a Corpolò, magari ha già tanti problemi, ma provi a confrontarli con quelli di queste persone, provi ad entrare in questo dialogo e si accorgerà che vien presto voglia di prendere l’intero mondo a “cornate” con le sue ingiustizie, altro che gli zingari!

Vi prego, aiutate queste persone. Questo non risolverà tutti i problemi, non ci porterà automaticamente un mondo più giusto, ma noi saremo stati “giusti”! Questo sì!

Ho sentito dire troppo spesso “Se don Benzi li vuole, se li prenda”, don Benzi se li è presi. Sono stati ospiti di famiglie della sua comunità per questi quasi otto mesi. L’esempio è stato dato, ma ora ognuno deve prendere la sua strada e crearsi la propria vita.

Quei 350 metri quadri possono essere l’inizio, pensate che responsabilità è nelle nostre mani, o la fine di un’altra speranza (..ah, dimenticavo, anche uno zingaro spera…). Ma non vi preoccupate, anche se li cacciassimo non sarebbe la prima volta e a certe cose ormai i rom hanno fatto le “pelle dura” (…anche la nostra coscienza è così dura?! Parroci… cosa e a chi predicate domenica prossima?…).

E’ una responsabilità di tutti la vita di queste persone, anche mia, ed è per lo sdegno che provo di fronte a certe cose finite sui giornali che non posso fare a meno di scrivere queste righe.

Non diciamo che è ingiusto che abbiano acqua, luce, gas collegati ad un terreno agricolo perché lo farebbero tutti: voi ci mandereste i vostri figli ad abitare in una roulotte sopra quel terreno?

Esiste anche un indicazione della regione che invita a creare aree ad hoc per queste persone, ma questo presupporrebbe un riconoscimento particolare di un certo impegno per un’amministrazione pubblica , ma tralasciamo… e comunque non mi pare che venga richiesto chissà quale privilegio… abitare su un pezzo di terra, pensate d’inverno!

Il problema è chi paga queste cose (acqua , luce , gas…)? Ma chi ha detto che l’assistenza deve essere l’unico approccio alle popolazioni Rom?

Il problema è che è la via più semplice: assistere e non dialogare, non “sporcarsi le mani”, assistere per non riconoscere la dignità di chi si ha di fronte, perchè se gliela riconosco devo riconoscere anche i suoi diritti oltre che i suoi doveri! Assistere è una condizione comoda!

Se questo popolo fosse riconosciuto si vedrebbe aperta la possibilità di fare delle scelte nella propria vita, un diritto sacrosanto al quale nessuno di noi è disposto a rinunciare. Oggi questa scelta un rom non ce l’ha! Non ce l’ha, lo ripeto! E questo è peggio di qualsiasi galera, pensatelo su di voi: tu sei uno zingaro, non ti conosco però so che sei così e così, vivrai sempre così, penserai sempre così. Io sono il padrone della terra su cui abiti, del cibo che mangi, dei vestiti che indossi e te li dò solo se voglio! Questa è la condizione in un rom nasce, cresce, vive e muore. E chi di noi accetterebbe una sorte tale…

E sull’idea che il comune avrebbe dovuto avvertire il quartiere del nuovo insediamento rom: vediamo al prossimo trasloco che fate che piacere vi provocano gli squilli di tromba ed i manifesti appiccicati sul culo con su scritto “La famiglia “XXX” da oggi abita qui, udite, udite!….”. Scusate, ma mi pare una cosa così ingiusta. Mi richiama alla mente le campane che erano costretti a suonare i lebbrosi alcuni secoli or sono oppure certe stelle appiccicate agli stracci di alcune persone non più di 50 anni fa…Un amministratore si macchierebbe di una colpa immane se facesse una cosa del genere, io lo denuncio, altro che!

Dite che non ce l’avete con i rom, ma con il comune. Chi paga però questa controversia? Vitali che si dimette? Voi, che però stasera dormite con un tetto sopra la testa? Chi paga? Non pagano di più quei bambini che conosco da quando erano piccoli o quel padre o quella madre esausti e che oggi non so se ho il coraggio di guardare negli occhi, perchè anch’io sono un “gagio” e questo scritto non mi lava di certo la coscienza?!

Smettiamo di raccontarci stronzate: noi siamo i veri colpevoli in questa situazione, non i Vitali o i don Benzi, perché, come oggi, ostacoleremo sempre qualsiasi nuova possibilità di riscatto venga offerta a queste persone, e questo mi fa montare una rabbia che non capirete mai, perché questa è una posizione che non presuppone nessun dialogo, ma nemmeno uno straccio di metodo scientifico (del quale andiamo così orgogliosi e che ci fa così progrediti rispetto agli altri popoli); tutto è solo dettato dal pregiudizio e dice bene Santino Spinelli, un poeta rom, che il “pregiudizio è la tomba della verità”! Non c’è scampo, se uso il pregiudizio come metro di misura nei rapporti umani allora mi racconto solo delle enormi bugie!

Anche per questo scrivo queste cose, perché non è scontato che ad ogni azione “antizingaro” corrisponda sempre il silenzio rassegnato degli zingari stessi o un articoletto a bordo pagina del solito don Benzi, come cittadino dico la mia e vi dico che mi sono stufato, che non sono d’accordo!

E se domani ci fosse una “marcia ecologica” – ma per quale “pulizia”?….. etnica, forse? – io sarò lì a ribadire il mio dissenso.

Per una volta proviamo a invertire senso di marcia, magari se abitassero vicino a noi proviamo ad andare a trovarli, in punta di piedi però, mi raccomando, che è sempre casa d’altri, magari ci accorgeremmo che gli zingari non sono poi così cattivi come da sempre ci hanno raccontato… però non chiedetegli nemmeno un irreprensibilità degna di un Beato Pio Campidelli, anche questo sarebbe fuori misura, a meno che non sia la stessa che stiamo chiedendo alla nostra vita…


Davide Bianchini

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