martedì 11 dicembre 2018
In foto: Abusivismo commerciale Proposte per una politica di prevenzione, integrazione e contrasto

L’estate 2001 conferma come una politica di esclusivo contrasto non sia di per se stessa sufficiente a debellare il fenomeno dell’abusivismo commerciale.
In questi anni l'impegno dei Comuni e quello delle Polizie Municipali è stato pressante ed ha consentito di arginare il fenomeno o, in alcuni contesti territoriali, di ridurlo ai minimi termini.
Oggi però la Riviera di Rimini è tornata ad essere luogo di commercio abusivo e il controllo sociale del fenomeno, strettamente connesso al problema dei flussi migratori, appare sempre più complicato.
Occorre essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad un problema reale (davvero non riducibile ad un solidarismo di maniera o al tema della qualità turistica della nostra area) e che si muove in un contesto ampio, comprendente quello dell’integrazione dei cittadini stranieri che ricercano nella nostra realtà occasioni di emancipazione economica e sociale, che non corrisponde più a quello degli anni ottanta.
Il commercio abusivo e la contraffazione delle merci rappresentano un veleno sottile che rischia di corrodere ed intaccare il patto di legalità che non può che essere alla base di una comunità sana e coesa. Contestualmente, non si può fare a meno di rilevare come, oggi, le occasioni di integrazione nella società riminese siano diffuse e molteplici. Al contrario, è dal mix pericoloso che può crearsi nel rapporto tra fenomeni diffusi di illegalità economica che vedono coinvolte alcune componenti dell’immigrazione e l’intensa fase di ristrutturazione che interessa il comparto del commercio che può alimentarsi pregiudizio, intolleranza e malessere sociale.
La salvaguardia della legalità è l’altra faccia della coesione sociale. Minare questi valori di fondo produce rischi e danni che finiscono, inevitabilmente, per danneggiare in primo luogo le componenti più deboli ed esposte della società.
La punta dell’iceberg del fenomeno è rappresentata da cittadini stranieri di varia etnia ma con una costante di fondo: il rapporto episodico e “strumentale” con l’area riminese.
Si tratta, infatti, di stagionali che scelgono liberamente di effettuare una breve permanenza a Rimini per svolgere un’attività illegale e, contrariamente ai luoghi comuni, redditizia.
Cittadini rispetto ai quali appaiono inefficaci le politiche tradizionali di integrazione.
Così come occorre considerare con realismo come l’abusivismo commerciale fondi una parte del proprio successo nell’esistenza di una domanda di mercato che, o per una distorta visione solidarista o per altrettanto distorte valutazioni di convenienza, finisce per alimentare un fenomeno pericoloso.
Inoltre non va sottovalutato un ulteriore aspetto: le informazioni e le ricerche disponibili ci dicono che l’approvvigionamento delle merci (spesso contraffatte) avviene anche nella nostra area.
Infine, cosa che non può essere sottaciuta, vi è una parte del nostro tessuto economico e commerciale che sceglie di privilegiare i propri affari a discapito di qualsiasi interesse generale.

Intervenire con efficacia in questo contesto, significa attivare una politica che agisca su tutti i tasselli fondamentali che compongono il fenomeno dell’abusivismo.
1. Azioni di prevenzione, integrazione e contrasto

La prima grande iniziativa di prevenzione si chiama valorizzazione del ruolo che possono assumere le diverse comunità etniche.
Un obiettivo che intendiamo perseguire a partire dall’istituzione del Consiglio Provinciale degli immigrati eletto attraverso il voto diretto dei cittadini stranieri.
Le comunità possono rappresentare un efficace veicolo di comunicazione ed un fondamentale soggetto di concertazione al fine di rendere praticabili più obiettivi: la dissuasione dal praticare attività illecite, la costruzione di una politica che attivi possibilità di commercio regolarizzato.
Vi sono cittadini stranieri che nel proprio Paese svolgevano attività commerciali o che, comunque, manifestano una propensione per il lavoro autonomo.
Sono attività che dall’incontro tra le istituzioni, le comunità degli immigrati e le stesse associazioni dell’impresa possono trovare terreno fecondo per essere incoraggiate e promosse, attivando gli strumenti della formazione e dei servizi di consulenza e finanziamento agevolato. Fare prevenzione significa anche accompagnare all’azione di contrasto sul territorio, quella di investigazione indispensabile a individuare e perseguire i luoghi di approvvigionamento e distribuzione della merce. E’ questa un’azione che spetta in primo luogo alle Forze di Polizia e che può meglio svolgersi in un contesto di ampia collaborazione sociale. Vi sono aziende ai margini della legalità che alimentando questo mercato, favorendo il lavoro nero e l’evasione fiscale, creano disordine in un ordinato contesto di politica commerciale.
Vi è, infine, una prevenzione che chiama in causa la domanda e, dunque, il cliente dell’abusivo.
Va intensificata e resa più selettiva ed efficace la campagna di “dissuasione all’acquisto” fin qui promossa da CCIA, Provincia e Comuni. E’ bene evidenziare i guasti profondi generati dall’abusivismo ed il valore del principio di legalità a partire da un contatto diretto con l’ospite che può essere reso più efficace se effettuato nella struttura ricettiva che lo accoglie e con un ruolo attivo e responsabile da parte degli operatori turistici.
2. Nuove norme per rendere più efficace il contrasto

In questi anni la scelta delle Amministrazioni Comunali è stata quella di impiegare in nell'attività di contrasto le Polizie Municipali (in coordinamento con le Forze dell’Ordine).
Un’attività che ha spesso dovuto fare i conti con un ambiente sociale ostile e con limiti normativi che tolgono efficacia all’azione svolta. Riteniamo urgente una rivisitazione della Legge 114/98 (Legge Bersani) che renda più incisive le sanzioni previste per l'esercizio non autorizzato di attività commerciali.
In particolare, riteniamo fondamentale una modifica dell'art.29 (Sanzioni) prevedendo, in caso di esercizio del commercio su aree pubbliche senza la prescritta autorizzazione, la facoltà da parte del Sindaco del Comune in cui è avvenuta l'infrazione di disporre la cessazione dell'attività svolta. E, contestualmente, di punire i trasgressori ai sensi dell’ art. 650 del codice penale (“inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”).


3. Il coordinamento delle azioni

L’unità del fenomeno nella nostra area e l’inefficacia di politiche di intervento che non considerino l’articolazione degli strumenti necessari, rendono auspicabile un forte coordinamento tra i principali soggetti chiamati in causa.
Un coordinamento tra le istituzioni, con le Forze di Polizia, con le associazioni economiche e quelle non profit, con le associazioni degli immigrati.
Un coordinamento che può marciare anche su tavoli diversi, il Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico è certamente uno di questi (così come vi è un utile ruolo peculiare che compete alla CCIA ecc.), ma che non può non trovare un punto di unità e governo in sede istituzionale.
Proponiamo, perciò, uno stretto coordinamento tra Enti locali e Regione, indispensabile a programmare, concertare e coordinare l’insieme delle azioni necessarie. In questo senso la Provincia ed i Sindaci della provincia di Rimini hanno provveduto ad insediare un Comitato tecnico, da completare con la designazione del proprio rappresentante da parte della Regione Emilia Romagna.
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sab 11 ago 2001 11:26 ~ ultimo agg. 00:00
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Abusivismo commerciale
Proposte per una politica di prevenzione, integrazione e contrasto

L’estate 2001 conferma come una politica di esclusivo contrasto non sia di per se stessa sufficiente a debellare il fenomeno dell’abusivismo commerciale.
In questi anni l’impegno dei Comuni e quello delle Polizie Municipali è stato pressante ed ha consentito di arginare il fenomeno o, in alcuni contesti territoriali, di ridurlo ai minimi termini.
Oggi però la Riviera di Rimini è tornata ad essere luogo di commercio abusivo e il controllo sociale del fenomeno, strettamente connesso al problema dei flussi migratori, appare sempre più complicato.
Occorre essere consapevoli che ci troviamo di fronte ad un problema reale (davvero non riducibile ad un solidarismo di maniera o al tema della qualità turistica della nostra area) e che si muove in un contesto ampio, comprendente quello dell’integrazione dei cittadini stranieri che ricercano nella nostra realtà occasioni di emancipazione economica e sociale, che non corrisponde più a quello degli anni ottanta.
Il commercio abusivo e la contraffazione delle merci rappresentano un veleno sottile che rischia di corrodere ed intaccare il patto di legalità che non può che essere alla base di una comunità sana e coesa.
Contestualmente, non si può fare a meno di rilevare come, oggi, le occasioni di integrazione nella società riminese siano diffuse e molteplici.
Al contrario, è dal mix pericoloso che può crearsi nel rapporto tra fenomeni diffusi di illegalità economica che vedono coinvolte alcune componenti dell’immigrazione e l’intensa fase di ristrutturazione che interessa il comparto del commercio che può alimentarsi pregiudizio, intolleranza e malessere sociale.
La salvaguardia della legalità è l’altra faccia della coesione sociale.
Minare questi valori di fondo produce rischi e danni che finiscono, inevitabilmente, per danneggiare in primo luogo le componenti più deboli ed esposte della società.
La punta dell’iceberg del fenomeno è rappresentata da cittadini stranieri di varia etnia ma con una costante di fondo: il rapporto episodico e “strumentale” con l’area riminese.
Si tratta, infatti, di stagionali che scelgono liberamente di effettuare una breve permanenza a Rimini per svolgere un’attività illegale e, contrariamente ai luoghi comuni, redditizia.
Cittadini rispetto ai quali appaiono inefficaci le politiche tradizionali di integrazione.
Così come occorre considerare con realismo come l’abusivismo commerciale fondi una parte del proprio successo nell’esistenza di una domanda di mercato che, o per una distorta visione solidarista o per altrettanto distorte valutazioni di convenienza, finisce per alimentare un fenomeno pericoloso.
Inoltre non va sottovalutato un ulteriore aspetto: le informazioni e le ricerche disponibili ci dicono che l’approvvigionamento delle merci (spesso contraffatte) avviene anche nella nostra area.
Infine, cosa che non può essere sottaciuta, vi è una parte del nostro tessuto economico e commerciale che sceglie di privilegiare i propri affari a discapito di qualsiasi interesse generale.

Intervenire con efficacia in questo contesto, significa attivare una politica che agisca su tutti i tasselli fondamentali che compongono il fenomeno dell’abusivismo.

1. Azioni di prevenzione, integrazione e contrasto

La prima grande iniziativa di prevenzione si chiama valorizzazione del ruolo che possono assumere le diverse comunità etniche.
Un obiettivo che intendiamo perseguire a partire dall’istituzione del Consiglio Provinciale degli immigrati eletto attraverso il voto diretto dei cittadini stranieri.
Le comunità possono rappresentare un efficace veicolo di comunicazione ed un fondamentale soggetto di concertazione al fine di rendere praticabili più obiettivi: la dissuasione dal praticare attività illecite, la costruzione di una politica che attivi possibilità di commercio regolarizzato.
Vi sono cittadini stranieri che nel proprio Paese svolgevano attività commerciali o che, comunque, manifestano una propensione per il lavoro autonomo.
Sono attività che dall’incontro tra le istituzioni, le comunità degli immigrati e le stesse associazioni dell’impresa possono trovare terreno fecondo per essere incoraggiate e promosse, attivando gli strumenti della formazione e dei servizi di consulenza e finanziamento agevolato.
Fare prevenzione significa anche accompagnare all’azione di contrasto sul territorio, quella di investigazione indispensabile a individuare e perseguire i luoghi di approvvigionamento e distribuzione della merce.
E’ questa un’azione che spetta in primo luogo alle Forze di Polizia e che può meglio svolgersi in un contesto di ampia collaborazione sociale.
Vi sono aziende ai margini della legalità che alimentando questo mercato, favorendo il lavoro nero e l’evasione fiscale, creano disordine in un ordinato contesto di politica commerciale.
Vi è, infine, una prevenzione che chiama in causa la domanda e, dunque, il cliente dell’abusivo.
Va intensificata e resa più selettiva ed efficace la campagna di “dissuasione all’acquisto” fin qui promossa da CCIA, Provincia e Comuni.
E’ bene evidenziare i guasti profondi generati dall’abusivismo ed il valore del principio di legalità a partire da un contatto diretto con l’ospite che può essere reso più efficace se effettuato nella struttura ricettiva che lo accoglie e con un ruolo attivo e responsabile da parte degli operatori turistici.

2. Nuove norme per rendere più efficace il contrasto

In questi anni la scelta delle Amministrazioni Comunali è stata quella di impiegare in nell’attività di contrasto le Polizie Municipali (in coordinamento con le Forze dell’Ordine).
Un’attività che ha spesso dovuto fare i conti con un ambiente sociale ostile e con limiti normativi che tolgono efficacia all’azione svolta.
Riteniamo urgente una rivisitazione della Legge 114/98 (Legge Bersani) che renda più incisive le sanzioni previste per l’esercizio non autorizzato di attività commerciali.
In particolare, riteniamo fondamentale una modifica dell’art.29 (Sanzioni) prevedendo, in caso di esercizio del commercio su aree pubbliche senza la prescritta autorizzazione, la
facoltà da parte del Sindaco del Comune in cui è avvenuta l’infrazione di disporre la cessazione dell’attività svolta. E, contestualmente, di punire i trasgressori ai sensi dell’ art. 650 del codice penale (“inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”).

3. Il coordinamento delle azioni

L’unità del fenomeno nella nostra area e l’inefficacia di politiche di intervento che non considerino l’articolazione degli strumenti necessari, rendono auspicabile un forte coordinamento tra i principali soggetti chiamati in causa.
Un coordinamento tra le istituzioni, con le Forze di Polizia, con le associazioni economiche e quelle non profit, con le associazioni degli immigrati.
Un coordinamento che può marciare anche su tavoli diversi, il Comitato Provinciale per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico è certamente uno di questi (così come vi è un utile ruolo peculiare che compete alla CCIA ecc.), ma che non può non trovare un punto di unità e governo in sede istituzionale.
Proponiamo, perciò, uno stretto coordinamento tra Enti locali e Regione, indispensabile a programmare, concertare e coordinare l’insieme delle azioni necessarie. In questo senso la Provincia ed i Sindaci della provincia di Rimini hanno provveduto ad insediare un Comitato tecnico, da completare con la designazione del proprio rappresentante da parte della Regione Emilia Romagna.

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