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Grandi opere non distruggano l’ambiente

Altro

5 agosto 2001, 13:18

in foto: Gruppo di tecnici ed ambientalisti sigla una nota preoccupata per il futuro del territorio
IL MOTORE delle Grandi Opere è sempre acceso. A livello nazionale come a livello locale. Ma quanti problemi ambientali può causare? Se lo chiedono, in un documento inoltrato alla stampa, alcuni architetti e tecnici interessati a queste tematiche (Lidano Arcangeli, Adreano Bigi, Donata Denittis di Legambiente Rimini, Claudio Fabbri, Giancarlo Ghirardelli dell’Autonomia Tematica Ambiente e Territorio dei DS, Giuseppe Prosperi, preside del liceo scientifico Einstein e Cesare Tommasini, ndr); tecnici dell’area di centrosinistra che però non lesinano critiche all’Amministrazione riminese.

Infrastrutture sì,

ambiente chissà

Perché? “La recente campagna elettorale ha forse, per la prima volta, messo al centro del dibattito politico la questione delle infrastrutture – spiegano – Vi è stata una spettacolarizzazione del problema, un continuo richiamo del leader della destra al fatto che in questo ambito stiamo accumulando ritardi difficilmente recuperabili, con accuse rivolte al centrosinistra di avere una politica confusa a causa dei veti imposti dalla componente ambientalista della coalizione.

Per la prima volta la carta d’Italia è entrata nei salotti televisivi; abbiamo assistito al festival di autostrade, ferrovie, ponti, acquedotti tracciati sulla carta con furore, dal futuro Presidente del Consiglio”.

Rimini, un’economia

ecoincompatibile


E nel riminese? “Purtroppo queste tendenze sono presenti anche nella nostra provincia, che non si può dire sia stata amministrata dalla destra. Si è coniata per questo la dizione infelice di “motore immobiliare”.
Motore che, evidentemente, deve andare sempre a pieno regime per sostenere lo sviluppo di un’economia che è chiaramente incompatibile con il territorio. Per superare le resistenze dei privati si è introdotta la prassi della cosiddetta edilizia contrattata”.


Che, in soldoni, sarebbe? Spieghiamolo con un esempio. “Le grandi opere come la Fiera sono un esempio di questo modo di procedere. Una visione solo economicistica, rivolta ad esigenze meramente quantitative che non tengono conto della complessità dei problemi urbani, sta ora producendo nel tessuto circostante e negli stessi abitanti effetti dannosi largamente prevedibili.
La fretta di concludere e la disinvoltura delle aziende appaltatrici hanno probabilmente generato quegli stessi meccanismi perversi che agiscono di norma nei cantieri delle grandi opere, vedi l’Alta Velocità.
I problemi di mobilità generati in un settore via via più ampio della città, a causa della mancata elaborazione preventiva di un progetto di trasporto pubblico e alternativo vanno affrontati, ora e nuovamente, in fretta. In realtà si evidenzia, ancora una volta, come un’opera così concepita non può essere assorbita da un contesto urbano preesistente già largamente compromesso.

Esiste un ulteriore pericolo per l’integrità dell’ambiente. Sappiamo che quando nel nostro paese viene invocata l’emergenza, vincoli e controlli vengono allentati. Le nuove normative scaturite da tangentopoli, se da un lato impongono tempi rigidi di consegna e gare d’appalto con prezzi non revisionabili, possono generare effetti perversi”.


L’esempio della

Firenze-Bologna

Se abbiamo ben capito, queste nuove procedure possono dar luogo, se non seguite da un adeguato controllo delle autorità preposte, ad abusi… “Abusi di ogni genere: dall’utilizzo del lavoro nero all’uso vandalico del territorio per abbattere i costi. Qualche avvisaglia di quello che potrebbe essere il nuovo scenario per quanto riguarda le grandi opere è visibile nel caso dei sequestri dei cantieri della Firenze-Bologna, dove, nella logica dell’emergenza con gli operai in cassa integrazione e i tempi di esecuzione dell’opera destinati drammaticamente ad allungarsi, non è difficile prevedere quale potrà esserne la soluzione. Le forze dell’Ulivo denunciano a gran voce in queste settimane il pericolo della situazione prefigurata nei contenuti delle prime azioni del nuovo governo di destra”.

Puntiamo allo

sviluppo sostenibile

Torniamo alla nostra realtà. “Nella nostra provincia, nelle nostre città ci sono temi che consentiranno una prova di coerenza e di giusto orientamento. Investimenti importanti già al centro del più recente dibattito politico, come il completamento della viabilità legata alla nuova fiera e al centro agro-alimentare, la metropolitana di costa, ma anche la destinazione dell’area ex fiera ed il centro congressi o la stessa via crucis del teatro “Galli”, costituiscono una grande occasione per il centrosinistra locale. Ci attendiamo lungimiranza nel tracciare la struttura di questa provincia attraverso le opere realmente necessarie ed opportune, in coerenza con quell’idea di sviluppo sostenibile al quale in tanti, spesso, facciamo riferimento.
Ma soprattutto ci aspettiamo capacità di dialogo, di confronto serio e aperto con la cittadinanza che vorrebbe sentirsi protagonista in questa trasformazione della città disegnata troppo spesso in stanze segnate dal divieto di accesso.


Se si vuole riaffermare il “primato della politica” occorre dire che sempre di più questo principio dovrà commisurarsi col governo del territorio, tenendo certamente conto della carenza di infrastrutture e del loro ammodernamento, ma rispettandone in modo davvero rigoroso i limiti ambientali e storici senza che, in ambito locale e nazionale, il territorio stesso diventi il luogo di mercanteggiamento di comitati di affari. Né ci si può illudere che la via giudiziaria possa essere la soluzione del problema. Altrimenti dovremo assistere non solo ad un progressivo degrado ambientale, ma anche alla crisi delle nostre libertà civili e dell’etica pubblica”.

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