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Caritas, la forza del volontariato

RiminiVita della Chiesa

26 agosto 2001, 17:15

in foto: Cresciuta tanto da richiedere una grande sede tutta per sé FU IL cardinale Tonini che nel marzo del 1989 chiamò don Luigi Ricci da Morciano a guidare la Caritas diocesana. Dopo 12 anni, come già è noto a tutti, don Luigi fa ritorno a Morciano lasciando la Caritas nelle mani di don Renzo Gradara. Un avvicendamento non facile, data la complessità e la molteplicità delle iniziative messe in atto in questi anni.

Alla fine degli anni Ottanta le espressioni più significative della Caritas diocesana erano la mensa per i poveri (prima a S. Giuliano Borgo e poi a S. Chiara) e il dormitorio per i senza dimora; complessivamente poteva prestare assistenza ad un centinaio di persone.

Poi le situazioni hanno incominciato a cambiare: il flusso migratorio di massa, soprattutto proveniente dai Paesi dell’Est come l’Albania, l’ex Iugoslavia e infine l’URSS, richiedevano risposte urgenti e appropriate.
Anche la riflessione fatta dalla Chiesa italiana con il Convegno di Palermo metteva in primo piano la testimonianza della Carità nell’economia dell’Evangelizzazione.

“L’immigrazione non solo ci ha messi di fronte all’urgenza di dare risposte immediate ai bisogni di centinaia di persone – spiega don Luigi – ma anche di studiare a fondo il fenomeno e cercare risposte al di là del mare, nei Paesi di provenienza.
Così sono nati i rapporti fra le parrocchie di Miramare e del Crocifisso con la Romania, i gemellaggi della Caritas con realtà di Croazia e Bosnia, gli interventi umanitari e i progetti di sviluppo economico in Albania, gli aiuti al Kosovo, in Ruanda e Burundi…”.

Mentre a Rimini non si stava con le mani in mano…

“Certamente no. Gli immigrati non avevano bisogno solo di un pasto al giorno, ma cercavano una sistemazione, un lavoro…
E poi all’emergenza immigrazione si univano altre emergenze locali o internazionali, basti pensare al terremoto in Umbria-Marche o alle alluvioni in Piemonte; al terremoto in India, alle alluvioni in Centro America e Venezuela. La risposta alle emergenze internazionali è stata principalmente una risposta in denaro o in aiuti materiali; alle emergenze italiane invece si è dato anche una risposta col volontariato continuato, con l’invio in loco di persone che sapessero dare un po’ di sollievo e di fiducia con la loro presenza, col loro lavoro materiale”.

Poi ci sono i poveri, vecchi e nuovi, di Rimini.

“Come è ovvio, la Caritas non ha mai trascurato i suoi impegni quotidiani coi poveri: ha potenziato la mensa, ha cercato sempre nuove e migliori sistemazioni per i senza tetto, ha potenziato il servizio a domicilio agli anziani soli, ha incontrato la nuova e dolorosa piaga dell’usura, cercando di dare una risposta con l’Associazione di volontariato Famiglie Insieme”.

A proposito di poveri, quale tipologia di povertà incontrate abitualmente col vostro servizio?

“Possiamo distinguere tre categorie: i poveri locali, categoria che raccoglie gli indigenti abituali della zona, persone sole e non autonome, famiglie a rischio di usura…; i poveri di passaggio, quelli che girovagano di città in città, con la novità che abbiamo riscontrato una generazione sempre più giovane di questi poveri; e gli immigrati sempre più numerosi…
Attualmente a Rimini si contano 90 diverse etnie. Per loro il nostro impegno più grande è quello di trovare lavoro, assisterli per le pratiche burocratiche, regolarizzare la loro posizione… facilitare il ricongiungimento delle famiglie qualora si diano i presupposti”.

Ma chi ha portato avanti tutta questa mole di lavoro? Non tu da solo.

“La grande forza della Caritas è sempre stato il volontariato. Sono moltissime le persone che si sono impegnate e si impegnano gratuitamente, prestando la loro opera e la loro competenza. Tanto più oggi che gli Obiettori di coscienza stanno scomparendo: siamo passati da punte di 35 obiettori ad uno solo, quello attuale, che sarà probabilmente anche l’ultimo. Accanto al volontariato hanno sempre lavorato silenziosamente le Figlie della Carità di San Vincenzo, un lavoro prezioso che ha dato continuità a tante iniziative”.

E da parte degli Enti pubblici c’è collaborazione?

“È venuta col tempo ed è cresciuta molto. Oggi la Caritas ha rapporti abituali con la Provincia, coi Comuni, con l’AUSL , con la Consulta dei gruppi di Volontariato civile… Sarebbe auspicabile anche una consulta fra le associazioni cattoliche, per non lasciar spegnere quello che già si è cercato di fare”.

Caritas diocesana e Caritas parrocchiali, che rapporto e che sviluppo?

“Pur con tutta la fatica e l’impegno di fare sempre e molto di più come Caritas diocesana, si è cercato di promuovere il nascere delle Caritas parrocchiali o interparrocchiali, di qualificare la formazione dei volontari e dare maggiore coscienza ecclesiale della dimensione della carità.
In questi anni abbiamo cercato di non ingigantire la struttura diocesana, ma favorire il moltiplicarsi di centri di ascolto sul territorio, per vivere la quotidianità del servizio e della carità. Sono così nati i centri Caritas di Riccione, di Cattolica, di S. Giovanni in Marignano… per ricordarne solo alcuni”.

Per ultimo, la campagna per la cancellazione del debito pubblico dei Paesi poveri: come è andata?

“Ci ha tenuti occupati per molto tempo ed ha mosso molte energie. Ha risposto moltissima gente e non solo a livello economico, ma soprattutto culturale, con una nuova presa di coscienza della dimensione della globalizzazione. A campagna conclusa la nostra diocesi ha raccolto per la Chiesa italiana la somma di £ 339.040.999. Il nostro piccolo seme lo abbiamo seminato. Attendiamo solo che germogli”.

Come si è detto ora don Luigi torna a Morciano, da dove era partito, e don Renzo lascia il Crocifisso per approdare alla Caritas. C’è lavoro per tutti e due. Auguri.

Egidio Brigliadori

Contatta la Redazione di Newsrimini tramite redazione@newsrimini.it o su Twitter @newsrimini

© Riproduzione riservata

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Caritas, la forza del volontariato

Rimini

24 agosto 2001, 20:46

in foto: Fu il cardinale Tonini che nel marzo del 1989 chiamò don Luigi Ricci da Morciano a guidare la Caritas diocesana. Dopo 12 anni, come già è noto a tutti, don Luigi fa ritorno a Morciano lasciando la Caritas nelle mani di don Renzo Gradara. Un avvicendamento non facile, data la complessità e la molteplicità delle iniziative messe in atto in questi anni.

Alla fine degli anni Ottanta le espressioni più significative della Caritas diocesana erano la mensa per i poveri (prima a S. Giuliano Borgo e poi a S. Chiara) e il dormitorio per i senza dimora; complessivamente poteva prestare assistenza ad un centinaio di persone.

Poi le situazioni hanno incominciato a cambiare: il flusso migratorio di massa, soprattutto proveniente dai Paesi dell’Est come l’Albania, l’ex Iugoslavia e infine l’URSS, richiedevano risposte urgenti e appropriate. Anche la riflessione fatta dalla Chiesa italiana con il Convegno di Palermo metteva in primo piano la testimonianza della Carità nell’economia dell’Evangelizzazione.

“L’immigrazione non solo ci ha messi di fronte all’urgenza di dare risposte immediate ai bisogni di centinaia di persone – spiega don Luigi – ma anche di studiare a fondo il fenomeno e cercare risposte al di là del mare, nei Paesi di provenienza. Così sono nati i rapporti fra le parrocchie di Miramare e del Crocifisso con la Romania, i gemellaggi della Caritas con realtà di Croazia e Bosnia, gli interventi umanitari e i progetti di sviluppo economico in Albania, gli aiuti al Kosovo, in Ruanda e Burundi…”.

Mentre a Rimini non si stava con le mani in mano…

“Certamente no. Gli immigrati non avevano bisogno solo di un pasto al giorno, ma cercavano una sistemazione, un lavoro… E poi all’emergenza immigrazione si univano altre emergenze locali o internazionali, basti pensare al terremoto in Umbria-Marche o alle alluvioni in Piemonte; al terremoto in India, alle alluvioni in Centro America e Venezuela. La risposta alle emergenze internazionali è stata principalmente una risposta in denaro o in aiuti materiali; alle emergenze italiane invece si è dato anche una risposta col volontariato continuato, con l’invio in loco di persone che sapessero dare un po’ di sollievo e di fiducia con la loro presenza, col loro lavoro materiale”.

Poi ci sono i poveri, vecchi e nuovi, di Rimini.

“Come è ovvio, la Caritas non ha mai trascurato i suoi impegni quotidiani coi poveri: ha potenziato la mensa, ha cercato sempre nuove e migliori sistemazioni per i senza tetto, ha potenziato il servizio a domicilio agli anziani soli, ha incontrato la nuova e dolorosa piaga dell’usura, cercando di dare una risposta con l’Associazione di volontariato Famiglie Insieme”.

A proposito di poveri, quale tipologia di povertà incontrate abitualmente col vostro servizio?

“Possiamo distinguere tre categorie: i poveri locali, categoria che raccoglie gli indigenti abituali della zona, persone sole e non autonome, famiglie a rischio di usura…; i poveri di passaggio, quelli che girovagano di città in città, con la novità che abbiamo riscontrato una generazione sempre più giovane di questi poveri; e gli immigrati sempre più numerosi… Attualmente a Rimini si contano 90 diverse etnie. Per loro il nostro impegno più grande è quello di trovare lavoro, assisterli per le pratiche burocratiche, regolarizzare la loro posizione… facilitare il ricongiungimento delle famiglie qualora si diano i presupposti”.

Ma chi ha portato avanti tutta questa mole di lavoro? Non tu da solo.

“La grande forza della Caritas è sempre stato il volontariato. Sono moltissime le persone che si sono impegnate e si impegnano gratuitamente, prestando la loro opera e la loro competenza. Tanto più oggi che gli Obiettori di coscienza stanno scomparendo: siamo passati da punte di 35 obiettori ad uno solo, quello attuale, che sarà probabilmente anche l’ultimo. Accanto al volontariato hanno sempre lavorato silenziosamente le Figlie della Carità di San Vincenzo, un lavoro prezioso che ha dato continuità a tante iniziative”.

E da parte degli Enti pubblici c’è collaborazione?

“È venuta col tempo ed è cresciuta molto. Oggi la Caritas ha rapporti abituali con la Provincia, coi Comuni, con l’AUSL , con la Consulta dei gruppi di Volontariato civile… Sarebbe auspicabile anche una consulta fra le associazioni cattoliche, per non lasciar spegnere quello che già si è cercato di fare”.

Caritas diocesana e Caritas parrocchiali, che rapporto e che sviluppo?

“Pur con tutta la fatica e l’impegno di fare sempre e molto di più come Caritas diocesana, si è cercato di promuovere il nascere delle Caritas parrocchiali o interparrocchiali, di qualificare la formazione dei volontari e dare maggiore coscienza ecclesiale della dimensione della carità. In questi anni abbiamo cercato di non ingigantire la struttura diocesana, ma favorire il moltiplicarsi di centri di ascolto sul territorio, per vivere la quotidianità del servizio e della carità. Sono così nati i centri Caritas di Riccione, di Cattolica, di S. Giovanni in Marignano… per ricordarne solo alcuni”.

Per ultimo, la campagna per la cancellazione del debito pubblico dei Paesi poveri: come è andata?

“Ci ha tenuti occupati per molto tempo ed ha mosso molte energie. Ha risposto moltissima gente e non solo a livello economico, ma soprattutto culturale, con una nuova presa di coscienza della dimensione della globalizzazione. A campagna conclusa la nostra diocesi ha raccolto per la Chiesa italiana la somma di £ 339.040.999. Il nostro piccolo seme lo abbiamo seminato. Attendiamo solo che germogli”.

Come si è detto ora don Luigi torna a Morciano, da dove era partito, e don Renzo lascia il Crocifisso per approdare alla Caritas. C’è lavoro per tutti e due. Auguri.

Egidio Brigliadori

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