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Lavoro avanti c’è posto specie a Rimini

Rimini

24 giugno 2001, 14:04

in foto: Le previsioni occupazionali delle imprese per il 2001 secondo Unioncamere RIMINI e Forlì-Cesena saranno le province con maggior tasso di crescita occupazionale. Ma per le imprese rimane il problema di reperire le figure professionali richieste.

È quanto emerge dalla quarta indagine Excelsior – conclusa all’inizio del 2001 dall’Unioncamere in accordo con il Ministero del Lavoro e presentata la scorsa settimana a Roma – attraverso la quale vengono analizzati, su tutto il territorio nazionale, i programmi annuali di assunzione di un campione di 100 mila imprese, ampiamente rappresentativo dei diversi settori economici e dell’intero territorio nazionale. Il dato regionale è in linea con quello italiano dove la crescita prevista è del 3,9%, pari in termini assoluti a 383mila unità aggiuntive.

In Emilia-Romagna le imprese prevedono di chiudere l’anno 2001 con un incremento dell’occupazione dipendente pari a 37.500 unità, corrispondente ad una crescita del 3,9% rispetto allo stock di occupati dipendenti a fine 2000.

La situazione regionale

In complesso, le imprese emiliano-romagnole prevedono quasi 70.000 assunzioni che, a fronte di oltre 32.000 uscite, determina il saldo positivo di 37.513 unità atteso per il 2001.

Il settore dei servizi presenta un tasso di crescita superiore a quello dell’industria, con una percentuale del 4,5% rispetto al 3,4%.

Nel terziario, manifestano maggiore dinamismo alberghi, ristoranti, servizi turistici ed avanzati alle imprese. Insomma, i comparti classici dell’economia riminese.

Nel comparto industriale, emerge invece il settore delle costruzioni, che per il 2001 prevede nuova occupazione per quasi 5.000 unità, pari al 6,7%.

La cresci ta prevista in Emilia-Romagna è leggermente inferiore a quanto indicato dalle imprese operanti nelle altre regioni del Nord-Est (4,1%). In generale sono le aziende del Mezzogiorno a mostrare tassi di crescita superiori (complessivamente l’incremento nel sud è del 5,3%). Per quanto riguarda il centro-nord, forte dinamismo delle Marche (+5%), dell’Umbria (+4,6%) e del Veneto (+4,4%), mentre Piemonte e Valle d’Aosta presentano i tassi di variazione più contenuti.

La crescita più sostenuta del meridione trova parziale giustificazione per il fatto che la base occupazionale di partenza delle regioni meridionali è generalmente inferiore a quella del centro-nord.

Onore alle piccole imprese

Sono le imprese più piccole a creare nuova occupazione. Per le imprese con meno di 49 dipendenti l’incremento è del 6% (8,8% per le imprese con meno di nove dipendenti), per quelle con oltre 50 l’incremento è dell’1,5%.

Trova conferma quindi la tendenza per cui il sistema delle imprese si ristruttura a favore della piccola dimensione, sia industriale sia dei servizi, che meglio risponde alle esigenze crescenti di flessibilità e specializzazione del mercato.

Confronti provinciali

Rimini e Forlì-Cesena sono le province che registrano tassi di incremento più elevati, rispettivamente del 4,6% e del 4,5%. Questo andamento è giustificato dai segnali positivi che arrivano dal comparto industriale, in particolare delle costruzioni.

Forlì-Cesena è l’unica provincia in regione in cui le previsioni occupazionali dell’industria superano quelle del settore dei servizi.

Complessivamente tutte le province emiliano-romagnole segnalano un aumento dell’occupazione, il valore più contenuto si riscontra a Piacenza dove le imprese prevedono un incremento del 2,3%.

Nella provincia piacentina, a fronte di una sostenuta crescita occupazionale de l settore dei servizi – +5,7% il valore più alto registrato in regione – vi è una sostanziale stazionarietà occupazione del comparto industriale, con una flessione della grande impresa.

Tipologia degli incrementi

Riguardano soprattutto gli operai e il personale non qualificato (+4,3%), mentre la crescita per quadri, impiegati e tecnici è prevista del 3,4%.

Oltre il 60% delle assunzioni sono previste a tempo indeterminato. Nel 22% dei casi le imprese hanno indicato assunzioni con contratti di formazione e lavoro e apprendistato, nel 18% si ricorre a forme di lavoro flessibile (contratti a termine o accordi di altro tipo). Sono escluse le tipologie diverse dal lavoro dipendente, come i contratti di collaborazione continuativa o il lavoro interinale. La flessibilità contrattuale è utilizzata in particolare dalle grandi imprese (con l’eccezione dell’apprendistato che è caratteristico dell’artigianato).

Un dato è particolarmente significativo: oltre la metà delle imprese segnala difficoltà nel reperimento del personale da assumere. Le ragioni sono molteplici, in primis la mancanza di qualificazione necessaria e la ridotta presenza della figura richiesta.

La difficoltà di reperimento è più avvertita nel settore industriale, in particolare nel comparto del legno e del mobile (tre quarti delle imprese hanno evidenziato questa difficoltà). Dunque, proprio in uno dei cardini dell’industria riminese, leader nel settore con l’Scm e la Casadei, per il primo, e la Valentini nel secondo comparto.

Nel terziario, la maggiore difficoltà di reperire personale è invece segnalato dal comparto della sanità e dei servizi sanitari privati.

In conclusione, l’indagine Excelsior, confermando la presenza di potenzialità positive negli andamenti occupazionali, sembra segnalare il persistere di un deficit ormai strutturale di manodopera t ale che le imprese non riescono sempre a concretizzare i loro programmi di assunzione. È quanto abbiamo più volte denunciato su queste colonne: spesso le scuole sfornano professionalità non più richieste dal mercato. E così si arriva al paradosso che il lavoro ci sarebbe, ma mancano le figure idonee a svolgerlo. (m. f.)

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