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In vacanza bastano due ruote

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21 maggio 2001, 12:28

in foto: Turisti sui pedali. Partono con parenti e amici, cercano percorsi protetti e buona tavola. A Riccione esperienza pilota
IN PRINCIPIO era il turista solitario, magari tedesco, con pochi soldi in tasca e tanto spirito d’avventura. Lo vedevi arrancare su per le colline e un po’ lo compativi. Borsoni ondeggianti ai lati, sacco a pelo e tendina, ti veniva la voglia di dire "chi te l’ha fatto fare?".

Altri tempi. Oggi il cicloturista è uno che potrebbe andare in vacanza in Messico, ma “preferisce di no”. Sceglie la campagna, il mare e la collina purché immersi nei rapporti umani e ricchi di strade da percorrere su due ruote. Basta fare un giro su internet per verificare come la rete pulluli di esperienze di turismo in bici, promosse da tante associazioni amanti della pedalata.

Chi ha fiutato la pista è un gruppo d’albergatori riccionesi. La prima a inforcare la bici è stata Maria Grazia Nicoletti, che nel 1998 ha dato vita a “Riccione Bike Hotels”, 14 alberghi della Perla che uniscono alle tradizionali doti d’ospitalità, la cura per chi viaggia in sella alla propria bici. Riccione Bike Hotels vanta un testimonial come l’ex campione del mondo Maurizio Fondriest e può contare su numeri davvero rosei. Se nel biennio 1998/1999 i ciclisti sbarcati nella Perla sono stati 1.106, questi sono diventati 1.300 nel biennio seguente, e nelle previsioni toccheranno quota 2.412 tra il 2000 e il 2001, per un fatturato di 1 miliardo e 544 milioni, più che raddoppiato rispetto agli esordi. Anche guardando le presenze, la situazione è sorridente: dalle iniziali 7.500 si passa a 19.300. Il turismo della bicicletta, insomma, tira come una salita del Tour de France. Va talmente forte che Stefano Giuliadori, è uscito dal gruppo per fondare il consorzio “Italy Bike Hotels”. Raggruppa una qua rantina di alberghi sparsi in otto regioni, che tra breve diventeranno dieci con l’ingresso di Lombardia e Sardegna. Di questi, cinque sono riccionesi, tre sono a Rimini, cinque a Cesenatico e uno ha la targa di Cattolica. Quali requisiti sono necessari per entrare nel circuito del turismo della bici? Occorre adempiere al comandamento “offrire servizi su misura”. Si va dal deposito sicuro all’officina per riparazioni, dalla lavanderia per abbigliamento tecnico ai menù energetici, fino alla guida per escursioni, all’angolo fitness e al recupero bici. “Abbiamo stipulato una convenzione con un negozio di bici – spiega il presidente di Italy Bike – in caso di necessità, recuperano lo sfortunato ciclista e lo rimettono in strada con un mezzo nuovo”. Se il turismo in bici italiano non ha ancora superato difficoltà come la frammentazione, per cui è difficile imbastire un tour della Penisola che faccia tappa solo in questi alberghi ad hoc, è certo che non si tratta più d’una esperienza pilota. “Siamo agli esordi, ma l’obiettivo è contendere alla spagnola Maiorca la palma di paradiso dei cicloturisti” annuncia Giuliadori. Ai suoi clienti, Giuliadori garantisce anche la presenza in sella, seguito dai colleghi Daniele Morri, Claudio Righetti e Claudio Montanari.

Come sono i nuovi turisti sulle due ruote? Soggiornano una settimana, pochi allungano fino a 15 giorni, amano la natura senza disdegnare il divertimento. In gran parte sono tedeschi (circa il 50%), svizzeri e austriaci compongono un altro 40%, mentre il restante 10% vede arrivare in riviera inglesi e francesi, israeliani e australiani. “Grazie ad internet, il mercato è mondiale – puntualizza Giuliadori – vendiamo l’Italia, appetibile a 360 gradi”.

Se l’Italy Bike punta forte oltreoceano, l’associazione di Riccione gioca le sue carte soprattutto sul mercato in lingua tedesca. “Grazie all’Unione di Costa che ha investito nell’operazione, i risultati stanno arrivando – è l’opinione di Maria Grazia Nicoletti, 36 anni – Il prodotto però non si esaurisce in albergo ma sulle strade. Per questo è necessario una asfaltatura decente e una segnaletica ragionevole. E pensare a percorsi segnalati sul territorio, un po’ come avviene in montagna con le piste da sci”. I privati bussano all’ente pubblico. Con qualche gioia e tanti dolori. La regione, per esempio, applaude all’iniziativa ma non premia il consorzio, finito in fondo alla classifica dei club di prodotto. Per dimostrare la bontà del nuovo turismo, consorzio e associazione puntano sui servizi. Capita così che ogni anno qualche hotel getti la spugna, “perché i ciclisti non sono compatibili con altri target che vuole inseguire” precisa la Nicoletti. Un ricambio naturale nell’ordine di due hotel a stagione, ma le richieste di nuovi associati non mancano e viaggiano sempre su due ruote.

Paolo Guiducci

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