Palas: divergenze su card e royalties. Parlano Rinaldis, Biotti e Giorgetti
Si è svolto ieri pomeriggio in fiera a Rimini un'assemblea convocata da Aia Palas a cui hanno partecipato decine di albergatori provenienti da tutta la provincia. Al centro dell'incontro le modalità in cui gli hotel del territorio potranno partecipare al finanziamento del nuovo palacongressi. Sul piatto due proposte: Royalties o card del congressista.
PROVINCIA | 19 ottobre 2011
La card del congressista è rimasta un po' indigesta ad una parte degli albergatori. Acquistarla sarà l'unica possibilità per gli hotel, che non fanno parte del consorzio Aia Palas e che quindi non pagano le royalties, di salire sull'astronave e farci entrare i loro ospiti.
Tra royalties e card la previsione è di raggiungere un finanziamento di 30 milioni di euro in 25 anni.
Ieri le due diverse modalità di partecipazione sono state presentate ad un gruppo di albergatori interessati; diversi, però, hanno sollevato dubbi e perplessità.
Tra questi Alessandro Giorgetti, storico albergatore bellariese e presidente di Federalberghi regionale, ospite questa mattina a Tempo Reale (Icaro Tv - Radio Icaro).
"Sulle royalties niente da dire ma con la card potrebbero sorgere problemi - dice Giorgetti - anche se ieri ci hanno garantito che le questioni sono state tutte esaminate. Il rischio è che si potrebbe ledere il principio di libera concorrenza sul mercato. Sono stato tempestato da telefonate sia di albergatori di Bellaria che di altre locali che mi dicevano che non era possibile che si venisse a creare un nuovo monopolio; situazione che molti hanno già vissuto con gli allestimenti fieristici."
Un piccolo indizio a conferma potrebbe già esserci. "Al Palacongressi parte il convegno Gold Age - dice Giorgetti - e sul territorio non se ne sa nulla tranne alcune strutture."
"La preoccupazione che si venga a costituire una sorta di monopolio - spiega ancora il presidente di Federalberghi - è concreta. Per evitare speculazioni di ogni tipo occorre un modo di procedere chiaro e trasparente che non dia alibi a nessuno."

Di tutt'altro avviso la presidente degli albergatori riminesi Patrizia Rinaldis che legge nell'operazione pubblico-privata del Palas un modello riminese che farà scuola. "Le risorse sono sempre meno - dice alla trasmissione Tempo Reale - e questo sistema si imporrà anche in altre realtà."
Su presunti monopoli e lobby la Rinaldis ha le idee chiare. "Io credo che le lobby le dobbiamo vedere al positivo - spiega - è il mercato che sceglie l'albergo e non viceversa ed è vero che alcuni alberghi sono avvantaggiati rispetto ad altri. Ma è anche vero che se uno non ha la gente non paga alcuna royalties."
"Alle strutture a due o tre stelle che ieri hanno sollevato dubbi - prosegue - è stato detto: se avete l'opportunità di avere 20 o 30 persone anche una sola volta è solamente perchè c'è il Palas."
"Si deve smettere di fare i soliti furbetti abbassando il prezzo - continua la Rinaldis - ma si deve invece tenerlo un poco più alto perchè dentro va compreso anche il servizio di ingresso con la card. Dall'apertura del Palas possono trarre vantaggio sia i piccolo alberghi che i grandi."

Come detto però proprio dai due o tre stelle arrivano le maggiori perplessità. Ad esprimerle anche la presidente del Consorzio Piccoli Alberghi di Qualità, Anna Biotti.
All'assemblea di ieri non era presente (nessun invito ufficiale le è arrivato, spiega) ma un'idea sulle royalties e sulla questione delle card se l'è comunque fatta.
Nonostante sia proprietaria di un 4 stelle aperto tutto l'anno ha scelto ad esempio di non entrare in Aia Palas perché, spiega, “benché le chiamino royalties a me sembrano fidejussioni 25ennali con tanto di firma dal notaio. Ho 70 anni e non voglio correre il rischio di lasciare debiti ai miei figli”.
Fuori da Aia Palas però sono rimasti anche gli dieci alberghi non stagionali aderenti al consorzio.
Sulle card invece la Biotti ritiene sia meglio verificarne concretamente la funzionalità. “Giusto – spiega – che chi non aderisce ad Aia Palas paghi un po' di più, ma non troppo però."
"Se devo comprare questa card da sei euro per il cliente - aggiunge la Biotti - e a questo devo aggiungere, probabilmente, anche la "disgrazia" della tassa di soggiorno diventa difficile continuare a garantire la qualità. Un bed&breakfast a dir molto in tre stelle arriva a 35-40 euro a persona, tolte queste spese resta ben poco di margine. Siamo allarmati”.
Il rischio è che le scelte che si fanno ora allontanino il Palacongressi dai riminesi. "Si è sempre detto che era un gioiello della città - conclude la Biotti - ed ora lo vedo invece come gioiello per pochi. Si è creata una lobby che non porta ad avere risultati per tutti."

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