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Farmamarket partita da farmaco monopolista. Non risulta denaro per i medici

Alla base dell'operazione Farmamarket c'è un boom delle vendite di alcuni farmaci prodotti dalla Italfarmaco di Cinisello Balsamo (Milano), soprattutto antitumorali e antimicotici, con picchi di crescita tra il 90 e il 100%.

REGIONE | 03 ottobre 2009 | Performance che avevano permesso alla casa farmaceutica di assumere una posizione da monopolista. E' stato questo aspetto, riscontrato dal 2005 in poi in tre farmacie fra Bologna
e Castelbolognese (Ravenna), a insospettire l'Asl del capoluogo emiliano. Da qui una segnalazione che, girata ai carabinieri del Nas di Bologna coordinati poi dal pm Enrico Cieri, ha permesso
di scoprire una truffa da oltre un milione di euro al servizio sanitario nazionale.
L'indagine Farmamarket ha coinvolto due dirigenti della Italfarmaco, un informatore scientifico (Daniele Naldi, referente per l'azienda a Bologna e considerato la mente dell'organizzazione criminale), diversi farmacisti e decine di medici emiliano-romagnoli. Indagato anche il sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, nella sua veste di primario del reparto di oncologia dell'ospedale Infermi. L'indagine ha portato a sei provvedimenti di custodia cautelare agli arresti domiciliari e alla denuncia in stato di libertà di 43 persone, di cui 38 medici. Tutti gli indagati sono accusati di associazione per
delinquere, truffa ai danni del sistema sanitario e falso, e cinque medici anche di corruzione. Questi ultimi sono tre professionisti in servizio a Bologna, e due, che non lavorano in città, tirati in ballo da atti successivi. Finora però gli inquirenti non hanno trovato tracce di denaro versato ai medici compiacenti come ricompensa per le false ricette, né prove che medici e farmacisti si spartissero fra loro i compensi.
Al momento gli unici contatti diretti riscontrati dalle indagini sono quelli tra Naldi e i medici, e tra lui e i farmacisti. In ogni caso, da quanto emerso finora, i dialoghi delle persone coinvolte e sottoposte a intercettazioni sono spesso criptici.
Successivamente un aspetto da chiarire, ha spiegato il pm Cieri, sarà quello della gestione dei dati sensibili dei pazienti coinvolti, a loro insaputa, nelle ricette false (a volte erano addittura pazienti morti): violando il diritto alla privacy, i loro dati sono stati per anni accessibili a persone che poi li hanno usati per truffare il servizio sanitario nazionale. Non si può escludere, perciò, un'eventuale volontà, da parte dei malati, di rivalersi sull'Asl (che si costituirà parte civile) che a sua volta si rivarrà sui responsabili della truffa. (ANSA).

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