RIMINI | 10 novembre 2009 | Dopo 12 mesi la situazione di Severi sta lentamente tornando alla normalità. Prosegue, invece, in comunità il percorso di riabilitazione dei quattro ragazzi che appiccarono il fuoco.
La sua non è più una vita di strada, anzi oggi si tiene il più lontano possibile dalla strada. Ad un anno da quella terribile notte in cui gli fu dato fuoco Andrea Severi passa la maggior parte del tempo nella casa che gli è stata assegnata. Esce poco, per andare a comprare le sigarette, guarda la tv, legge i giornali. E' seguito costantemente dagli operatori dei servizi sociali, che lo aiutano nelle pulizie, per i pasti e per gli aspetti sanitari. Con Andrea sono in contatto gli operatori della Capanna di Betlemme, che vanno spesso a trovarlo e pranzano con lui. In attesa del processo continuano, invece il loro percorso in comunità i quattro giovani autori di quel gesto: tre in strutture della Papa Giovanni XXIII, uno in Caritas. Da gennaio Matteo è ai domiciliari nella comunità di recupero di Sant'Aquilina, Fabio alla capanna di Betlemme dove assiste un anziano non autosufficiente Enrico in Caritas diocesana. Alessandro, considerato l'autore materiale, ultimo ad uscire dal carcere da marzo è in una struttura dalla comunità di don Benzi a Monte Colombo. Tutti, sembrano avere uno spirito volenteroso e collaborativo. "La decisione del giudice per i domiciliari in comunità - spiega don Renzo Gradara, direttore della Caritas diocesana - ha offerto ai ragazzi dei percorsi educativi e riabilitativi estremamente positivi. Il fatto di essere accolti in strutture dove possono dare il loro contributo come servizio ai più poveri credo sia uno di quei percorsi che permettono ai ragazzi coinvolti di recuperare valori importanti e maturare in profondità personale".
In particolare don Renzo sta seguendo il percorso di Enrico, che lavora nella cucina della Caritas, prepara i pasti e li distribuisce alla mensa, sorpattutto la sera. "Enrico - afferma don Renzo - è entrato in un rapporto molto positivo con i compagni di lavoro e con il servizio che sta svolgendo. Si tratta di una possibiltà concreta con cui il ragazzo sta dimostrando la sua disponibilità al servizio"
L'incendio fu appiccato la notte tra il 10 e l'11 novembre, vigilia di san Martino, una data che può essere letta anche in modo significativo. "San Martino - ricorda don Renzo - è un santo della Carità. Divise il suo mantello a metà per darlo in dono ad un povero. Credo che questo gesto simbolico dica il valore della Carità attraverso cui i quattro giovani davvero possono compiere un percorso educativo e qindi riabilitativo"
(Newsrimini.it)