Il lungomare di Rimini, oggetto di progetti di importanti architetti, diventa caso di studio per esperti del settore.
RIMINI | 30 giugno 2008 | Pubblichiamo la traccia dell’intervento che Maurizio Melucci, Vice Sindaco di Rimini con delega al Piano Strategico, svolge oggi pomeriggio a Torino durante il convegno "L'Architettura del Waterfront. Da Fellini alle archistar", previsto all’interno del XXIII congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA)
“La prima considerazione o prima domanda è: per quale motivo una realtà come Rimini, di medie dimensioni anche se con una forte vocazione turistica, ha sentito la necessità di innovare una delle parti più importanti del suo territorio?
La risposta è meno semplice di ciò che può pensare un osservatore, anche attento, ma esterno. Infatti se da una parte è vero che Rimini ha perso quote importanti di mercato estero frutto di una forte concorrenza internazionale unita ad una debolezza del sistema Italia (lo confermano purtroppo tutte le indagini svolte negli ultimi anni), è altrettanto vero che in questi anni il sistema Rimini - nella sua componente pubblica e privata- ha avuto capacità di forte innovazione sia nel campo della destagionalizzazione (fiera e nuovo palacongressi, darsena) unitamente ad interventi di riqualificazione di carattere culturale (centro storico come ad esempio domus del chirurgo) o di recupero di parte del patrimonio edilizio (le colonie con innovazioni turistiche e nel campo del benessere).
C’è allora una parte del dibattito interno che ritiene sufficiente riqualificare il water front riminese con semplici interventi di arredo urbano, unito ad una diversa organizzazione dei parcheggi e della mobilità.
Una soluzione minimalista che non tiene conto né delle profonde trasformazioni in atto nelle città e paesi nostri competitori (si pensi a ciò che hanno fatto e stanno facendo le città spagnole o inglesi per citare solo alcuni esempi), né di un’analisi attenta della società riminese e dei potenziali rischi che essa ha di fronte.
I dati dell’ultimo decennio relativi all’andamento demografico della città e della provincia- come indicato in una ricerca del Censis per l’elaborazione del piano strategico di Rimini- descrivono una realtà in via di progressiva senilizzazione con indici di vecchiaia più bassi di quelli della regione ma più elevati della media nazionale e in costante incremento.
È probabile che questo genere di problematiche, che interesseranno gran parte delle città del Nord-Italia, troveranno a Rimini una declinazione del tutto particolare. Rimini, infatti, è una città che vive di scambi, di relazioni, di servizi. Avere una popolazione occupata di età media via via più avanzata può comportare problemi per ciò che concerne la capacità di intercettare una domanda che muta rapidamente.
Una città turistica che sente l’esigenza di riorganizzare i tempi della vita collettiva intorno a un modello di società permanentemente attiva può incontrare problemi in corrispondenza con la transizione demografica in atto.
Il problema non è solo quello di garantire nella piccola azienda ricettiva una successione che sia in grado di adeguare i servizi alla domanda che cambia.
È anche quello, di più difficile soluzione, di mantenere e richiamare a Rimini giovani con capacità progettuali e attitudine all’investimento, in primo luogo nelle proprie capacità professionali.
Abbiamo davanti un compito fondamentale: incrementare l’attrattività internazionale della città e nel contempo renderla affascinante per i turisti e le imprese.
Da ciò la prima esigenza di un apertura verso capacità e risorse progettuali esterne.
A questo va aggiunta una difficoltà evidente di mantenere quote di mercato, soprattutto estere nel campo del turismo balneare.
A fronte di un’organizzazione dei servizi di spiaggia tra le migliori a livello internazionale, appare comunque evidente la necessità di offrire maggiori opportunità ai nostri clienti ed al tempo stesso di poter aggredire anche quei segmenti turistici medio-alti che oggi preferiscono altre mete turistiche.
Con i project cerchiamo di mettere in campo anche una nuova visione del mare o, e se si vuole, di valorizzazione della parte del nostro territorio ambientalmente più pregiato ma mai considerato a sufficienza sotto quest’ottica.
Tutte le proposte cercano allora di declinare questo obiettivo sia attraverso una radicale riorganizzazione della mobilità e della sosta ottenendo un alto livello di qualità ambientale rispetto alla situazione attuale sia attraverso la proposta di funzioni unite a bellezze architettoniche coerenti con gli obiettivi di internazionalizzazione qualificata del nostro turismo. In sintesi, offrire un ‘dispositivo di compensazione’ della stagionalità perduta che, può essere individuato in un obiettivo di innalzamento dei fattori urbani connessi alla qualità della vita dei nostri residenti.
D’altra parte una delle ragioni di una sorte di separazione tra la città dei turisti e quella dei residenti deriva proprio da fattori legati alla congestione in molti settori urbani della parte turistica della città di Rimini.
Tuttavia la presentazione dei project ha aperto inevitabilmente anche un altro dibattito particolarmente interessante e che non può essere né liquidato con qualche battuta o chiuso sbrigativamente.
Si tratta di uno degli aspetti fondamentali del nostro futuro e come tale deve vedere un forte coinvolgimento della città nel suo insieme.
Mi riferisco all’identità della nostra città ed al tema mai risolto di una ricucitura tra la città del turismo balneare e la città dei residenti.
Nel tempo Rimini è riuscita a vivere di turismo senza che ciò ne scompaginasse l’identità locale.
Un’identità che affonda nel territorio di vita - in primo luogo quel centro storico che è rimasto separato da quanto avviene sulla battigia - dalla riappropriazione periodica dei propri ritmi vitali fuori dalla “stagione”.
E’ del tutto evidente che il processo forte di destagionalizzazione in atto peraltro già da tempo e che gli stessi project enfatizzano, unito all’esigenza di usare tutte le potenzialità che può offrire il nostro territorio (dai beni culturali a quelli storici, a un entroterra di grande pregio) fa sorgere qualche preoccupazione del tipo “chi siamo?” e “dove vogliamo andare?”.
Personalmente non ritengo che chi pone questi aspetti nasconda inevitabilmente chiusure o egoismi.
Tuttavia penso che l’identità (peraltro difficile da individuare in maniera univoca) non vada coltivata per se stessa, ma perché senza tradizione che si vivifica ogni giorno, senza memoria che accende continui relè nel presente la vita di una città un po’ come succede con la vita degli uomini, perde continuità, non è più in grado di predisporsi al futuro.
Insomma invecchia.
Questo è esattamente il nostro rischio che con una molteplicità di iniziative compreso ovviamente questi project vogliamo scongiurare.
L’obiettivo dichiarato è di ritornare- come lo siamo stato nel passato- uno delle mete di vacanza più importanti del nostro continente.
D’altra parte la storia di Rimini ha saputo sempre coniugare una forte innovazione alle peculiarità del nostro territorio prima tra le quali quella dell’accoglienza. E’ stato così quando abbiamo deciso di realizzare un turismo di massa. Organizzata nella parte della spiaggia e capace di offrire una molteplicità di opportunità.
Tutti i project financing presentati tengono conto del tratto identitario della nostra realtà e lo interpretano in maniera diversa ma comunque viva e dinamica, rivolta al futuro.
Da De Smedts con l'idea di base di fare un progetto in continuità con la città. Cioè trasversale: far venire la città verso il mare e viceversa. Un desiderio di continuità longitudinale tra il centro e la spiaggia.
A Jean Nouvel che sostiene che l'architettura deve molto alle suggestioni del cinema, dove sono protagonisti la luce e gli spazi. Il nuovo lungomare di Rimini deve essere un omaggio a Rimini e alla sua storia. Questa storia è una storia legata al Grand hotel e a Fellini.
Per finire con lo studio Foster: un polmone verde per collegare centro storico e lungomare, un molo con pontile che sposti la passeggiata oltre la spiaggia ed un futuristico albergo.
L’architettura d’altra parte deve essere capace per definizione di dare forma a spazi e luoghi che hanno perso con il trascorrere degli anni una funzione strategica. Tutto questo deve avvenire con una forte affermazione di una trasformazione urbana sostenibile.
In conclusione una bella sfida per Rimini. Abbiamo una occasione unica per affrontare una discussione seria e non banale sul nostro futuro. Tra l’altro non è un concorso di idee ma una procedura di partenariato europeo che alla conclusione di un percorso decisionale partecipato porta alla realizzazione del progetto deciso.”