Caso Geat. Il sindaco Imola risponde a lettera di Fantini
Il sindaco di Riccione, Daniele Imola, risponde al presidente di Geat Valeriano Fantini, che a seguito di polemiche politiche si era detto pronto a lasciare la sua carica (vedi notizia del 24/10). La lettera di Imola:
RICCIONE | 25 ottobre 2007 |
Carissimo Valeriano,
mi dispiace veramente che non sia possibile distinguere tra opinioni, giudizi politici diversi e rispetto delle Istituzioni.
Quando ho rinnovato, come socio di riferimento, nella primavera scorsa i consigli di amministrazione di Geat e Palariccione, ho detto con chiarezza e senza ricevere nessuna obiezione nè politica nè giuridica né gestionale che quelle nomine erano a termine e che quel termine doveva coincidere con l’applicazione del decreto “Lanzillotta” che, allora, immaginavamo fosse addirittura operativo entro due o tre mesi.
Tutti compresero bene e la maggior parte, tutt’ora, sa che i consigli di amministrazione, per tener fede a questo impegno, debbono convocare le assemblee per le modifiche statutarie e rassegnare il proprio mandato all’assemblea a cui compete la nomina del nuovo consiglio di amministrazione e relativo presidente.
Ogni resistenza a questa procedura molto semplice è un atto offensivo verso i soci proprietari delle aziende che nessun cavillo giuridico può attenuare. In verità, non si tratta di dimissioni o di revoca del mandato ma di una presa d’atto che l’incarico, di fatto, risulta già terminato. Quello che mi chiedi è una revoca, che peraltro deve essere di tutto il C.d.A., che mi impedirà poi di prendere anche solo in considerazione l’eventuale riconferma tua e di tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione.
In questi mesi, nei quali ho parlato con te quasi ogni giorno, ho cercato di farti capire che non era corretto rispondere ad una posizione politica, anche se ritenuta sbagliata o sbagliatissima, usando in modo improprio il potere istituzionale transitorio che si esercita.
Non spetta infatti ai presidenti delle aziende stabilire chi e quando deve dimettersi dai consigli di amministrazione, non spetta ai presidenti delle aziende decidere sulle nomine e sulle scadenze dei mandati.
Questo conflitto che da politico stai trasformando in istituzionale, oltre a non avere precedenti, rischia di portare grave danno all’azienda che ha bisogno di ben altra serenità per raggiungere con successo i propri obiettivi.
Fai un torto alla verità quando dici che la tua prima nomina nel 1999 passò nel disinteresse generale, anche allora fui io a dover parlare con il tuo predecessore e spiegargli che era giusto avviare una fase nuova per questa azienda e anche allora, come farò nei prossimi giorni senza prendere ordini da nessuno, coinvolgerò la maggioranza affinché le mie scelte siano il più possibile condivise e sostenute come è avvenuto anche per te in tutti questi otto anni.
Quanto ai giudizi sulla classe dirigente del nostro partito che si appresta a dare un contributo importante anche al nuovo Partito Democratico, mi dispiace vederti accodato a quei giudizi superficiali e talvolta supponenti che con un epiteto pensano di giudicare un lavoro di anni ed una selezione (anche se meno dura dei nostri tempi) che non è certo una passerella.
Ti ho detto molte volte che non accetto l’idea di aprire conflitti troppe volte visti nei fine legislatura. Ho lavorato in questi anni per dare la possibilità a tutte le persone di buona volontà di dare un contributo positivo per il bene della nostra città limitando al massimo i conflitti e le esasperazioni senza trascinare rancori o pregiudizi che non portano mai niente di buono.
Inoltre voglio dirti con franchezza che ho trovato nelle tue parole verso la generazione che viene dopo di noi troppe analogie con quelle che ci siamo sentiti dire alcuni di anni fa, è un film che non vorrei rivedere perché sappiamo bene entrambi quanto è stato triste; tra l’altro di persone che come noi possono fare qualcosa di utile per la collettività ce ne sono tantissime, più di quanto possiamo immaginare.
Credimi, non rovinare con questa pervicace ostinazione la stima generalizzata che ti sei guadagnato con merito. La mia non la perderai ugualmente, ma vorrei che rimanesse anche quella dei tantissimi che farebbero veramente fatica a condividere questo tuo atteggiamento.
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