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Politiche educative: l’intervista all’assessore Morolli

intervisteRimini

14 aprile 2018, 07:37

Quali sono gli obiettivi che il suo Assessorato si pone nell’ambito delle politiche educative e quali sono i campi in cui la Fondazione San Giuseppe, che ha un’esperienza di più di cent’anni nel campo dell’assistenza ai minori, potrebbe fornire il suo contributo?

Educare oggi è un verbo più complicato da gestire e da programmare ed è per questo che gli enti pubblici, siano essi regionali o locali, hanno un grande bisogno di realtà terze, come l’esperienza della vostra Fondazione.  Oggi il tema dell’educazione è cambiato perché nella scuola, oltre agli studenti e ai professori, le famiglie convogliano i propri bisogni ed aspettative ed è per questo che a Rimini abbiamo due obiettivi: il primo è quello del tema del sostegno legato alle difficoltà cognitive, di integrazione e all’handicap; ma anche il sostegno del talento: abbiamo dei bambini che mostrano già in tenera età capacità cognitive fortissime, sono circa 3 per ogni classe elementare. Questo dimostra che c’è stato uno sbalzo cognitivo in avanti in quella generazione tra i maggiori dell’ultimo secolo.

L’altro aspetto riguarda i nuovi riminesi: tante giovani coppie di cui molto spesso uno dei due o entrambi non sono nativi di Rimini e a cui il Comune e realtà come la vostra offrono servizi nel tempo libero, in cui non solo tramite laboratori come quello che ho visto in occasione della Pasqua, c’è la possibilità di ampliare la profondità dei rapporti e la rete di solidarietà quotidiana, ma soprattutto rendere ancora più forte la nostra Comunità in un momento in cui l’ io prevarica sul noi.

Quello che ho visto venendo a trovarvi è innanzitutto un ritorno alla manualità, non digitale ma fattiva, e soprattutto l’idea che i luoghi del fare riescono ad ampliare quella filiera di comunità che oggi è uno degli obiettivi che la nostra amministrazione porta avanti.

Abbiamo impiegato tanto tempo e soldi per riqualificare la città dal punto di vista culturale, si pensi ad esempio allo spazio del Centro per le Famiglie o il parco inclusivo realizzato in Piazzale Fellini.

Dunque oggi i nostri temi sono la Comunità e le capacità e in questo la Fondazione San Giuseppe collabora in modo fattivo e soprattutto con un’innovazione inedita, in cui, come detto, il manuale non è solamente digitale.

La nostra Fondazione è aperta al volontariato ma, a parte alcune ottime esperienze che abbiamo avuto con i giovani, in generale ci sembra ci sia una caduta di interesse da parte dei ragazzi nei confronti delle attività volontariato. Cosa ne pensa?

È un dato sfortunatamente vero, c’è un calo di interesse. Però non smentisce il fatto che abbiamo tanti giovani che fanno volontariato in modo diverso. Non è che non lo fanno più ma il volontariato sta cambiando format.

Ad esempio i campi-lavoro a Rimini hanno dei numeri molto importanti; noto che i ragazzi oggi hanno più senso di generosità perché hanno avuto sin dalle elementari in classe ragazzi con disabilità  o ragazzi stranieri di seconda generazione che raccontano da dove sono partite le loro famiglie e come stanno vivendo la loro vita. Quindi credo ci sia un senso del reale più forte in questa generazione rispetto ai propri genitori. Adesso il tema è come canalizzare questa attenzione e volontà ed è una sfida che oggi chi amministra deve saper affrontare. E in questo ci aiutano i rapporti che abbiamo con realtà come la vostra, le parrocchie e il mondo del volontariato.

Il mio auspicio è questo: noi oggi dobbiamo capire qual è il miglior canale per dirigire tutta questa capacità. Penso che è necessario un tavolo in cui si mettano a sedere sia enti pubblici che terzo settore. Questa è la sfida che dobbiamo lanciare e saper accogliere e le dò anche un titolo: “Dobbiamo cercare di essere noi giovani, in questo momento!”

Come valuta l’iniziativa dei laboratori della nostra Fondazione che ha avuto l’occasione di vedere dal vivo, e quali consigli può darci per migliorarla considerando i bisogni attuali del territorio?

Siete già sul buon percorso, ma il consiglio che vi posso dare è quello di schedulare le persone con cui vi interfacciate, capire da dove arrivano e cosa fanno nella vita. Non è entrare nella privacy ma comprendere chi si ha di fronte perché ci permette di avere una mappatura dei bisogni di una città che è grande e capire i bisogni di un territorio che è frammentato. Sicuramente queste informazioni sono più reali rispetto all’identikit che si può fare da un post su Facebook. In questo tempo di fake noi siamo per il real!

 

fonte: sangiuseppe.org

Redazione RiminiSocial 2.0

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