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Nomadi, le microaree si riducono. Erbetta: contraddice quanto condiviso

attualitàPoliticaRimini

22 novembre 2017, 12:02

in foto: una delle proteste contro le microaree

La maggioranza si era ripromessa di trovare dopo l’estate la quadratura sulla questione delle microaree nelle quali dislocare le famiglie Sinti che attualmente vivono nel campo di via Islanda (che andrà chiuso). Un tassello importante in questo percorso (finora piuttosto complicato) era previsto nel pomeriggio di mercoledì: un incontro per dare l’ok al progetto che poi dovrà passare dalla Giunta e dal Consiglio Comunale. Ma non è andata così. Le cronache di oggi riportano il polemico abbandono della riunione da parte del capogruppo di Patto Civico Mario Erbetta (che al momento, da noi contattato, ha preferito non commentare l’accaduto). Motivo? Le modifiche al progetto comunicate ieri all’incontro dal vicesindaco Gloria Lisi con le microaree che passerebbero da cinque a tre. Le zone concordate, dopo mesi di discussione, erano cinque: via Tombari a Viserba, via della Lontra alla Grottarossa, via Montepulciano, via Feleto e via Cupa. Sul piatto, in base al piano presentato mercoledì, resterebbero solo queste ultime tre. Una modifica dettata dal fatto che le famiglie da accogliere sarebbero solo sette, visto che le altre hanno deciso per una sistemazione in alloggi. Dal punto di vista dell’amministrazione una soluzione positiva per il minore impatto sul territorio ma anche per una questione di costi. Cambiamento però non condiviso da Erbetta che avrebbe parlato di accordi non rispettati. Il segretario comunale del Pd Vanni Lazzari però, dopo aver ricordato l’atteggiamento responsabile del partito e la richiesta avanzata tempo fa all’amministrazione di un percorso condiviso con la maggioranza e con la città, precisa che il PD ha preso atto delle modifiche solo nell’ultimo incontro e che “le ricostruzioni che attribuiscono al Gruppo PD la responsabilità della rottura di un accordo già siglato sono totalmente prive di fondamento”.

“Il sovraffollamento ipotizzato dai tecnici comunali nella soluzione proposta di tre zone – commenta poi nel pomeriggio Mario Erbetta –  non è plausibile e contraddice la sintesi condivisa che identificava in 5/6 le zone per meglio distribuire le 7 famiglie interessate.” Il capogruppo di Patto Civico conferma l’impegno per una soluzione condivisa ma sulla base di moduli abitativi unifamiliari come annunciato tempo fa dal sindaco Gnassi.

Il vicesindaco Gloria Lisi getta acqua sul fuoco e spiega che il progetto presentato all’incontro non era quello definitivo ma una proposta ulteriore a cui si era arrivati grazie all’impegno degli uffici in particolare del sociale che ha portato alcune famiglie a preferire la soluzione appartamento. Alcune invece hanno chiesto di restare insieme. Da qui la riduzione delle aree. “Ma il progetto è ancora in itinere – spiega – e continueremo a cercare l’accordo di maggioranza

Polemica la Lega Nord che parla di maggioranza in frantumi. Secondo il consigliere Zoccarato è “tutto da rifare. Gnassi ritiri subito il progetto

Critico sulle novità anche il comitato ProRimini che si batte contro la soluzione Microaree. “La preoccupazione dell’amministrazione – si legge in un post su Facebook – è quella di non perdere voti. Residuano tre aree periferiche in cui le famiglie Sinti saranno collocate in un recinto in mezzo ad un campo.”


Il commento di Mario Erbetta (Patto Civico)

La riunione di ieri ha rappresentato uno step verso la soluzione di un problema decennale. Condividiamo le preoccupazioni del Vescovo e siamo pronti ad assumerci le responsabilità che comporta essere amministratori della città di Rimini. 

Il sovraffollamento ipotizzato dai tecnici comunali nella soluzione proposta di tre zone non è plausibile e contraddice la sintesi condivisa che identificava in 5/6 le zone per meglio distribuire le 7 famiglie interessate.
Pertanto, lavoreremo alacremente con tutta la maggioranza affinché si trovi una soluzione ottimale condivisa che porti al superamento del campo di Via Islanda e ad una effettiva integrazione delle famiglie Sinti.
Il tutto in base delle indicazioni del sindaco Gnassi, che noi condividiamo in toto, e che prevedono soluzioni unifamiliari, le uniche che permettono da un lato di risolvere il problema contingente e dall’altra di portare a un’integrazione reale.

La nota stampa del segretario comunale del Pd Alberto Vanni Lazzari

Sul tema che riguarda il superamento del campo nomadi di Via Islanda il Partito Democratico ha sempre giocato la carta della responsabilità nel rispetto dei valori di integrazione e accoglienza che caratterizzano il nostro agire. Sin dall’inizio, quando consapevoli della miccia sociale e propagandistica che si sarebbe attivata abbiamo richiesto all’amministrazione tramite un’interrogazione consigliare che ogni possibile soluzione sarebbe dovuta scaturire all’interno di un processo basato sul confronto tra i gruppi della maggioranza e successivamente riportando la discussione verso tutta la Città, per sfatare la prevedibile onda di mistificazione che nei fatti si è poi concretizzata nella forma di un comitatismo il più delle volte a difesa del proprio pezzo di territorio. La conoscenza , l’ascolto reciproco di tutte le parti in causa, la sintesi che una forza di governo deve necessariamente produrre per rispondere adeguatamente alle necessità nel segno dell’interesse generale.

In questi 16 mesi abbiamo lavorato in questa direzione, responsabilmente, con la necessaria discrezione che deve accompagnare la ricerca di soluzioni condivise, senza accattivarci il consenso annunciando l’esclusione di ipotetiche aree come un trofeo da depositare in calce a qualche curriculum politico o civico. In particolare il Partito Democratico nella sua forma più estesa del gruppo dirigente, dai segretari di circolo ai rappresentanti consiliari, ha prodotto a fine luglio una proposta da riportare all’interno della discussione della maggioranza dove le esigenze della famiglie Sinti coinvolte si conciliavano con 5 aree individuate sul territorio della Città e della quale si attendevano solamente i conseguenti atti amministrativi. Le modifiche intervenute in questo ultimo periodo nella composizione degli elementi in causa, in particolare la diminuzione delle famiglie interessate e la proposta di riduzione delle aree, si presenta come un ulteriore passaggio che l’amministrazione ha condiviso con la maggioranza solo nell’ultimo incontro e di cui il Partito Democratico ha preso atto . La nostra posizione non è mai cambiata, quindi le ricostruzione che attribuiscono al Gruppo PD la responsabilità della rottura di un accordo già siglato sono totalmente prive di fondamento.

La nota della Lega Nord a firma di Matteo Zoccarato

Nessun effetto sorpresa. Dopo l’ennesima crepa, la frattura è netta perché non solo è saltata la condivisione politica, peraltro già fragilissima, di questa maggioranza sull’urgenza di procedere allo smantellamento del campo di via Islanda e di parcellizzare le famiglie rom e sinti in un numero contenuto di microaree, ma è venuta meno la natura stessa del progetto. Anche perché nessuno di noi ha mai letto i dettagli di questa ripartizione. In una recente interrogazione avevavo sottolineato che nonostante le promesse di questa Giunta a rendere noto entro la fine di ottobre il progetto esecutivo, ad oggi non se ne è avuta più notizia. Di qui l’esito più che prevedibile della riunione di ieri sera quando, dalle file della maggioranza, qualcuno ha cominciato a scalpitare facendo saltare il banco. L’improvvisa virata del partito democratico ha il retrogusto della classica manovra preelettorale. Probabilmente Gnassi ha pensato che ridurre il numero delle aree abitative destinate ai nuclei sinti, contenendo l’impatto sulle famiglie riminesi, comportasse una riabilitazione in corner del proprio partito. Peccato per lui che non sia così. La credibilità politica di questa Giunta è sottozero. A questo punto è tutto da rifare. Ma c’è di più, se davvero, come sostengono alcuni esponenti del Pd, alcune delle famiglie coinvolte in prima battuta nel progetto delle microaree hanno deciso di vivere in appartamento, è necessario capire e informare i riminesi sulla natura di queste abitazioni. Non vorremmo infatti che per queste persone venisse adottato l’escamotage dell’emergenza abitativa come soluzione transitoria per l’assegnazione di alloggi di erp. Alla faccia delle decine di famiglie riminese che da anni attendono in graduatoria di poter usufruire di case popolari”.

Redazione Newsrimini

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