Mal di schiena, quante ore di lavoro perse: ogni anno sono 30 milioni

3 novembre 2017, 12:45

Al primo posto c’è il raffreddore, subito dopo viene il mal di schiena. Parliamo delle giornate di lavoro perse ogni anno dalla popolazione per malattia. Se i raffreddamenti sono responsabili del numero maggiore di giornate passate a casa, secondo un’indagine statistica svolta negli Stati Uniti, sarebbero 4,9 milioni le giornate di lavoro all’anno perse a causa dei dolori alla schiena.

Una fotografia che ritroviamo simile in Italia. L’ultima indagine disponibile sul tema è quella dell’Istat sullo stato di salute condotta nel 1999, secondo cui ben l’8,2% della popolazione ha riferito di essere affetto da lombosciatalgia (7,3% nel sesso maschile e 9,3% nel femminile).
Il dolore degenerativo del rachide (sia lombare che cervicale) costituisce una delle patologie dolorose più frequenti nella società attuale. Gli studi epidemiologici indicano che dal 15 al 45% della popolazione adulta riferisce durante l’anno un episodio di dolore lombare. Di questi circa il 5% è costituito da un episodio di esordio.
Un’alta percentuale degli episodi di dolore lombare con o senza radicolopatia va incontro a risoluzione spontanea entro 60-90 giorni, ma nel frattempo sono tante le giornate di lavoro perse in attesa della guarigione. In Italia INAIL stima ogni anno 30 milioni di ore lavorative perse per il mal di schiena.

Quali le soluzioni?
“Per quanto riguarda il mal di schiena ed in particolare la lombosciatalgia acuta sono scarse le evidenze riguardo a molteplici trattamenti conservativi attualmente utilizzati” ci spiega la dottoressa Valentina Paci, Direttore Sanitario del Poliambulatorio Medicina del Dolore di Rimini. La terapia fisica strumentale (Tecar, Laser, ultrasuoni, trazioni) ma anche alcune procedure attualmente molto diffuse come l’ossigeno-ozonoterapia per via paravertebrale, non sembrano influenzare i tempi di ripresa dalla malattia “I “benefici” riferiti con queste tecniche – spiega la dottoressa – spesso sono sovrapponibili al percorso di guarigione spontanea e non esistono dati basati su evidenze scientifiche che indichino il contrario”.

Il ruolo delle infiltrazioni
Una soluzione efficace arriva dalle infiltrazioni.
“La letteratura scientifica, attraverso numerosi e validi studi, conferma l’efficacia nel controllo del dolore con le procedure infiltrative, rivolte a controllare sia il dolore infiammatorio della radice nervosa causato da un’ernia discale oppure nella patologia artrosica lombare” spiega la dottoressa Paci.
Tale efficacia è però dimostrata solamente quando tali procedure infiltrative vengano eseguite sotto controllo radiologico (RX o TC guidate).

Meglio le infiltrazioni ecoguidate
Tale modalità purtroppo è difficilmente utilizzabile durante una attività ambulatoriale clinica, questo sia per un importante impegno di risorse – e quindi di costi che poi dovrebbero essere riversati sul paziente o sul Sistema Sanitario Nazionale (a seconda del setting in cui viene erogata la prestazione) – che per una esposizione a radiazioni ionizzanti per il paziente e gli operatori.
“Un’alternativa attuale è la sostituzione della guida radiologica con quella ecografica; i bassi costi di esercizio, l’assenza di radiazioni ionizzanti e lo scarso ingombro permettono l’utilizzo delle apparecchiature ecografiche in qualsiasi struttura ambulatoriale. Questo garantisce il paziente per una maggiore sicurezza delle procedure infiltrative, che non vengono più eseguite “alla cieca” e con una maggiore efficacia” conclude la dottoressa.

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