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Il tribunale del web

complotti

Il ‘Tribunale’ della Rete ha parlato e già deciso. Gli esperti emuli di Csi del Web, ne sono pressoché certi. Almeno tre degli arrestati per le violenze di Rimini dei giorni scorsi su una coppia polacca e una transessuale peruviana – due costituiti, uno preso dalle forze dell’ordine, tutti minorenni, il quarto maggiorenne – non possono essere i responsabili di quanto accaduto. A scorrere pagine e pagine digitali, i commenti affidati a Twitter, Facebook o lasciati in calce agli articoli dei quotidiani online la vulgata vuole che i tre, giovanissimi, si siano sacrificati per coprire il ‘branco’. A cascata, si leggono cose come ‘sveglia’, ‘non fatevi fregare’, ‘ma si capisce benissimo, dai’, ‘cosa volete farci, siamo in italia’, ‘quelli veri sono ancora liberi’. Nessun dubbio. Nessuna attesa degli esiti delle indagini che, immagino, non si concludano qui, dopo tutto il lavoro fatto dagli investigatori in questi giorni.

Nessun dubbio, invece, perché, si legge qua e là, ‘il Governo vuole chiudere la vicenda’, ‘si vuole insabbiare tutto’ e ‘come mai i giornalisti scrivono di questi tre e si bevono tutto quello che gli dicono?’, “come mai hanno pubblicato quelle immagini delle telecamere sfocate? così può essere chiunque’, ‘scrivano quel che vogliano, siamo al 77esimo posto per libertà di stampa, siamo’. Per carità, tutto può essere. E, magari, gli sviluppi delle indagini – chessò, i confronti con i testi, l’uso del Dna – smentiranno gli ultimi accadimenti. O, invece, li confermeranno. Un tempo si sarebbe atteso con fiducia. Ora no. Ora si scrivono due tweet e via. E, ovviamente, è tutto un complotto, per noi che la sappiamo lunga. Anzi, un gomblotto…