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Stupri. Due minori negano violenza, 20enne in carcere. Il video che inchioda il branco

Due fratelli di 15 e 17 anni, originari del Marocco ma nati in Italia, un 16enne nigeriano e un 20enne congolese, il capo, arrivato in Italia nel 2015 e con un permesso di soggiorno per motivi umanitari. In una decina di ore, a cavallo tra il pomeriggio di sabato e le prime luci del mattino di domenica, il gran lavoro della Polizia di Stato ha permesso di dare un nome ai membri del branco che esattamente una settimana fa avevano gettato nel terrore Miramare stuprando brutalmente una turista polacca 26enne sulla battigia del Bagno 130, picchiando selvaggiamente un suo connazionale e violentando una prostituta trans peruviana sulla Statale Adriatica. L’ultimo arrestato, scovato su un treno partito da Pesaro e fermo a Rimini, ha provato a negare la sua identità. In tasca aveva un coltello.  E’ in carcere. Nelle ultime ore prima della cattura nessuno ha risposto alle sue richieste di complicità per nascondersi. Soddisfatto il Questore “perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico”. E’ stato invece il padre dei due minorenni di 15 e 17 anni (cresciuti in Italia) a dire loro di costituirsi dopo averli riconosciuti nelle immagini delle telecamere di sorveglianza pubblicate sabato dai quotidiani. I tre minori, insieme a loro è stato fermato anche un 16enne nigeriano, sono stati portati al centro di prima accoglienza della struttura penitenziaria minorile di via del Pratello a Bologna. Due di loro negano la violenza sessuale. Nel provvedimento di fermo si parla però di “turpi, brutali e ripetuti atti di violenza”.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza

Si sono costituiti nel pomeriggio di sabato ai Carabinieri di Montecchio nel pesarese ai quali hanno rilasciato delle dichiarazioni, due minorenni marocchini, fratelli di 15 e 17 anni che farebbero parte del branco che una settimana fa a Rimini ha stuprato una turista polacca e una trans peruviana, aggredendo il compagno della turista. I due ragazzi sono stati accompagnati in procura a Rimini e poi in Questura. Oltre al Pm che coordina le indagini, presente un magistrato del tribunale dei minori di Bologna.

I due giovani avrebbero deciso di presentarsi dopo la diffusione delle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza e a causa della pressione esercitata in questi giorni dalla polizia di Rimini. Sentivano ormai il fiato degli investigatori sul collo. A dire loro di costituirsi è stato il padre. I due ragazzi sono nati e cresciuti in Italia.

La squadra mobile della Questura di Rimini ha poi preso un terzo componente del gruppo. Si tratta di un ragazzo di origine nigeriana, sempre minorenne (16 anni), rintracciato nel pesarese dagli uomini dello Sco. Sembra che sia stato individuato sulla base delle informazioni date dai due fratelli marocchini che si sono presentati in caserma.

L’arrivo del “capo branco” in Questura:

Ed è stato catturato infine nella notte a Rimini il quarto giovane del branco. Si chiama Guerlin Butungu, 20 anni, congolese, rifugiato e residente a Vallefoglia (Pesaro). Già accerchiato dalla polizia alle due del mattino mentre era in bicicletta per le vie di Pesaro, ha seminato gli agenti (perdendo i documenti) e ha cercato di fuggire in treno. Gli uomini della squadra mobile, che stavano monitorando i suoi spostamenti, sono però saliti sul convoglio durante la fermata alla stazione di Rimini e lo hanno trovato. Addosso non aveva alcun biglietto ed era solo nel vagone. In tasca un coltello. In un primo momento ha cercato di negare la sua identità. Forse stava cercando di fuggire in Francia.

Butungu, arrivato in Italia nel 2015 con lo status di richiedente asilo per motivi umanitari, è considerato il ‘capo branco’. Le sue impronte sono nel circuito Shengen da quando ha chiesto asilo. Era stato affidato a una cooperativa di Cagli, nel pesarese. Aveva seguito un corso per cameriere e fino a gennaio lavorava in un ristorante di Fano. Attualmente però, dopo esser uscito dal programma di “Casa Freedom”, viveva in alloggi di fortuna e alcuni avevano notato che aveva iniziato a vestire con capi costosi. Sarebbe l’unico incensurato dei quattro fermati anche se del gruppo, dedito a piccoli furti e spaccio, era il leader. E’ stato portato in Questura nelle prime ore del mattino di domenica. Ora si trova nel carcere dei Casetti con l’accusa di aver partecipato alla doppia violenza sessuale. Nelle ore che hanno preceduto l’arresto nessuno degli “amici” ha voluto aiutarlo a sfuggire alla cattura. Nessuno ha risposto alle sue richieste di complicità per nascondersi.

I tre minorenni sono stati portati al centro di prima accoglienza della struttura penitenziaria minorile di via del Pratello a Bologna. Nei loro confronti il procuratore per i minorenni Silvia Marzocchi, rimasta fino ad oltre le due di notte a Rimini per procedere agli interrogatori, ha emesso un provvedimento di fermo (“turpi, brutali e ripetuti atti di violenza” si legge in un passaggio) e i tre rimarranno al cpa in attesa della convalida e della decisione di un giudice sull’applicazione di una misura cautelare. Due dei tre negano di aver compiuto atti di natura sessuale ma comunque ammettono di aver tenuto ferma almeno una delle vittime, la donna polacca, e poi di aver partecipato al pestaggio del compagno. A fare chiarezza ci penserà la comparazione con il DNA trovato sulle vittime. I minori, sentiti dagli inquirenti, non avrebbero fatto il nome del complice maggiorenne ma avrebbero comunque fornito una serie di elementi idonei alla sua identificazione.

Per ora non sono stati fatti atti formali di riconoscimento, né da parte della coppia di turisti polacchi, che ieri sono tornati in patria, né da parte della prostituta transessuale peruviana. Per il fermo sono stati ritenuti sufficienti gli elementi desumibili dalle immagini, le ammissioni fatte da loro stessi e la ricostruzione del fatto che è sovrapponibile a quanto è stato accertato: per questo motivo non si è ritenuto di procedere ad atti formali di individuazione.

L’arresto in stazione

L’arresto di questa mattina è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze“. Così il Questore Maurizio Improta ha commentato all’ANSA la cattura del branco. “Un risultato reso possibile da un grande lavoro di squadra. L’uomo fermato questa mattina, un nigeriano maggiorenne che risulta richiedente asilo, in un primo momento è rimasto meravigliato dalla presenza dei poliziotti e ha cercato di negare la sua identità. Ma ormai era stato inchiodato“. Oltre al plauso della politica locale, anche il ministro dell’Interno Minniti si è congratulato con il Capo della Polizia Gabrielli per le indagini svolte dal personale della polizia di stato dello SCO e della squadra mobile di Rimini e Pesaro. Anche la polizia polacca ha ringraziato i colleghi italiani per il lavoro svolto.

Al Resto del Carlino parla il padre dei due fratelli di 15 e 17 anni: gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare“. L’uomo, 51 anni, ha detto di aver riconosciuto i figli dalle foto diffuse sui giornali e che ieri il 17enne è tornato a casa piangendo. “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini. Hanno partecipato allo stupro di cui si parla da giorni“.

Il profilo facebook di Butungu è stato preso d’assalto in queste ore con decine di messaggi di insulti. Uno dei post più recenti è del 3 luglio, giorno del suo compleanno, quando il giovane ringraziava Dio per averlo protetto sin qui.

L’arrivo di uno dei due fratelli in Questura:

 

(immagini Adriapress)