Rimini FC. Partecipato l’incontro tra Giorgio Grassi ed i tifosi biancorossi

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in foto: Al tavolo Giorgio Grassi insieme a Marco Mercuri e Pietro Tamai

Molto partecipato l’incontro tra l’ideatore del progetto Rimini FC, Giorgio Grassi, ed i tifosi biancorossi, svoltosi nella sede di via XX Settembre del Rimini Football Club.

“Buon anno a tutti! Speriamo questo incontro vada meglio del precedente. Ma il confronto, anche lo scontro, aiuta almeno a conoscerci bene” è la premessa di Giorgio Grassi.

“Questa sera affronteremo tre punti. Il primo sono la squadra, dove siamo, gli obiettivi e cosa vogliamo fare. Il secondo gli incontri con l’amministrazione comunale per la gestione dello stadio. Il terzo è legato al divieto di trasferta a Savignano. Se ci comportiamo bene credo la prossima trasferta ce la faranno fare”.

“Iniziamo dal primo punto. Come società siamo contenti di quello che abbiamo fatto. In cinque mesi abbiamo fatto quello che avevamo promesso: la società è forte, non abbiamo debiti con nessuno. Credo che abbiamo una rosa di 25 ragazzi che forse è anche esuberante, eccessiva. Ma quando abbiamo chiesto ai ragazzi in esubero di trovare una nuova sistemazione si sono messi tutti a piangere, come può testimoniare anche il direttore sportivo Tamai, qui al mio fianco. Anche i ragazzi che hanno giocato di meno. Ma evidentemente abbiamo dimostrato loro di essere una società seria, di avere impianti adeguati e un buono staff dirigenziale e tecnico. Anche se io ho lasciato trapelare sia nella conferenza stampa tenuta qui a dicembre che la sera della festa di Natale che ci saremmo aspettati qualcosa in più. E dietro questa leggera insoddisfazione per qualche calo di tensione, soprattutto nelle ultime partite, un campanello d’allarme era suonato. Avevamo presentato qualche nostra perplessità non solo sulle scelte tecniche, anche sugli allenamenti, perché i primi a fallire saremmo stati noi. Io avevo detto il 10 agosto che a dicembre tutti si sarebbero dimenticati le difficoltà che abbiamo riscontrato per la costruzione della squadra e della società stessa”.

A risolvere la situazione un patto di ferro con squadra e staff. “Il 22 dicembre ci siamo visti con lo staff tecnico e alcuni giocatori in rappresentanza della squadra e abbiamo stretto un patto. Siamo ripartiti più forti di prima. Noi siamo convinti di avere due squadre vere e che sia la squadra A che la squadra B potrebbero arrivare una al primo e l’altra al secondo o terzo posto”.

E sabato il primo incontro, in casa della Savignanese, dopo il patto. “Sabato la partita è importante per noi per dare continuità di risultati e soprattutto di vittorie, perché la continuità di pareggi non porta da nessuna parte. Ci possiamo dare un ottimo voto perché questa squadra sarebbe forse da vertice anche in serie D”.

Si passa poi al secondo punto. “Dal 28 dicembre abbiamo iniziato un braccio di ferro con l’amministrazione. Siamo finiti nel tritatutto mediatico. L’amministrazione aveva ridicolizzato il progetto che avevamo presentato… Poi ci hanno dato disponibilità di alcune date e il 29 dicembre ci siamo visti e in quell’occasione c’è stata una grandissima apertura rispetto alle cose che avremmo dovuto fare. E qui dovrei calarmi sulla testa un bel secchio di acqua fresca. Capisco che ci sia la massima volontà, però le nuove regole sugli appalti sono diventate maggiormente restrittive. Adesso l’amministrazione comunale ha iniziato a chiamare il progetto “Un altro calcio è possibile”. Credo che anche Gnassi abbia detto: dobbiamo trovare il modo perché questa società non molli e per aiutarla. Voi sapete quanto sia importante lo stadio. Io vi chiedo solo questo: apriamo un credito nei confronti dell’amministrazione. Anche se le condizioni sono difficili, anche per la gestione del bar dello stadio. La società Rimini Football Club non ha nulla per avere, in una graduatoria, la possibilità di vincere. Bisogna costruire un impianto perché il Rimini possa arrivare alla gestione secondo la legge. Vanno rispettate le leggi, sbagliate secondo me perché aprire un bar dove tu hai gli utenti e gli atleti, per quale motivo non dovresti avere la possibilità di gestirlo? Guardando un po’ da dentro capisco l’amministrazione. Ho visto che questa volta vogliono veramente aiutarci. Abbiamo studiato un business plan, ma non è che in un anno recupereremo gli investimenti fatti. Dipende anche da come riusciremo a costruire un’affezione che possa darci un ritorno”.

I primi lavori allo stadio “Romeo Neri” riguarderanno la facciata e l’abbattimento delle barriere. “Per settembre abbiamo concordato la pulizia della facciata, fatta con l’Art Bonus, e l’abbattimento delle barriere. Ma serve anche un ottimo rapporto con la Questura. Quindi sull’amministrazione non dirò più niente. Auguriamoci che quando si farà il bando nessuno verrà a darci fastidio per il solo gusto di farlo”.

Terzo punto: il divieto per i residenti nella provincia di Rimini di seguire la squadra sabato a Savignano. “La nostra idea, di cui abbiamo discusso anche con il nostro addetto stampa Sergio (Cingolani, ndr) è che così è stato deciso e così noi faremo. Immaginate la mia posizione personale, io non ho nessun ruolo operativo nella società, sono l’azionista di maggioranza e abito a Coriano. Se mi presento sabato allo stadio non posso entrare. Cosa faccio, vado lì con lo statuto? È un divieto che non ammette deroghe. È un divieto abbastanza forte. Noi vorremmo evitare qualunque tipo di provocazione, di sarcasmi. Il tifo riminese ha un curriculum. Noi non vogliamo darci danni. Vogliamo andare lunedì dal Questure e dire: “era necessario?” Dopo Savignano avremo Riccione, Cervia e Bellaria. Non puoi per punirne uno lasciarne a casa mille. Queste cose sono però figlie di qualcosa. Ricordate quando vi dissi “non sottovalutiamo San Piero in Bagno, non sottovalutiamo Meldola”? Come ha detto anche Marconi (presidente della Savignanese, ndr) vietare la trasferta è una decisione illogica. Io penso che anche i tifosi della Savignanese abbiano perso l’interesse ad andare alla partita per partecipare ad un bell’evento”.

Alfredo Carlini, presidente del Collettivo Riminese, chiede perché non siano stati poi coinvolti i tifosi nel dialogo con l’amministrazione comunale per la questione stadio. “Ho detto all’amministrazione: il mio azionista di riferimento è la tifoseria – risponde Grassi. Quando il sindaco mi ha detto che sta andando avanti a tappe forzate cos’altro posso dirgli?”.

Sull’assenza all’incontro dei rappresentanti della Curva Est, assenti giustificati poiché impegnati in contemporanei incontri in merito ad una decisione importante da prendere in queste ore: “Il contatto con i tifosi della Curva c’è. Ho incontrato alcuni esponenti della Curva e i più maturi mi hanno detto che stanno cercando di convincere tutti a non andare a Savignano. Si sta facendo opera di persuasione a non andare a Savignano” dice Grassi.

“Io non voglio portare via la curva, né il nome dello stadio, che resterà sempre Romeo Neri, anche se dovesse affiancarsi l’intitolazione di uno sponsor importante” riprende Grassi.

Sulla possibilità di spostare la curva dietro la porta. “Nella mia idea deve esserci posto per tutti. Se uno vuole sventolare le bandiere deve essere libero di farlo, così come chi vuole seguire la partita seduto, vivendo le emozioni dentro. La curva rimane dov’è e mi auguro di riempirla. Partiamo da uno stadio che non è “football friendly”, non è idoneo al calcio perché la partita non si vede bene da nessuna parte. Anche architettonicamente sembra un condominio degli anni Quaranta o Cinquanta”.

LE INTERVISTE AL TERMINE DELL’INCONTRO
L’intervista a Giorgio Grassi, ideatore del progetto Rimini F.C.:

L’intervista ad Alfredo Carlini, presidente del Collettivo Riminese:

L’intervista ad Ivan Raffaelli, presidente dell’associazione Amici del Rimini Calcio:

Roberto Bonfantini

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