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Il lavoro come unica inclusione possibile

Approfondimentilavoro

18 gennaio 2017, 11:01

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Tanti sono i segni positivi e gli esempi di buone prassi di realtà sociali sane che, mettendosi in gioco come imprese vere e proprie, hanno operato in questi anni sul territorio locale e nazionale nei diversi ambiti sociali, sanitari educativi ecc. Tutto ciò è stato possibile grazie proprio ad una norma, varata nel 1991, che ha promosso la nascita di un tipo particolare d’impresa sociale: la cooperativa sociale.

 

Il 2016 è stato un anno fondamentale per questo tipo d’imprese perché ha visto il 25° anniversario di questa importante legge che, pur avendo diverse sfumature da aggiornare e rivedere, rimane comunque una pietra miliare della nascita del terzo settore in Italia. Un norma che ancora oggi è un esempio in molti paese europei.
Nata nel 91, dopo un lungo percorso di gestazione che ha visto Confcooperative, Legacoop ed altri soggetti autorevoli in campo sociale collaborare insieme al Governo per la sua stesura, la legge 381, comprende diverse tipologie di aziende che operano nel sociale, che si dividono in due prevalenti campi d’intervento: da una parte un azione educativa e di assistenza che sono le cooperative sociali di tipo A e dall’altra parte una forte azione di integrazione al lavoro pelle persone svantaggiate, rappresentata dalle cooperative sociali di tipo B. E’ stato grazie a questa norma che tante realtà sociali sul territorio sono diventate un partner operativo importante per il pubblico che da solo, già all’inizio degli anni 90 e ancor più ora, non è in grado da solo di coprire tutta la domanda di aiuto che proviene dalla popolazione residente in difficoltà.

 

Questi e anche altri sono stati i temi trattati nella puntata di Come se fosse facile andata in onda lo scorso giovedì 12 gennaio sul canale 91 di ICARO TV (lo streaming a questo link http://bit.ly/2jjjMb6 ) . Rimini da sempre esprime nel suo territorio un caleidoscopio di personalità e professionalità impegnate nel sociale, molte delle quali formatesi proprio negli anni 90, sulla spinta della legge 381. Tra questi, come ospiti della trasmissione, erano presenti Pietro Borghini, presidente del consorzio Mosaico e della coop. soc. La Formica; Carlo Urbinati presidente della coop. soc. New Horizon e vicepresidente del CSR Consorzio Sociale Romagnolo; Fabiana Mordini socia e educatrice della coop. soc. Il Millepiedi e rappresentante gruppo giovani di Confcooperative.

 

L’ambito degli inserimenti lavorativi ha diversi approcci metodologici ma ciò che la L.381 è riuscita a realizzare in questi 25 anni, si traduce pienamente nel concetto di ‘produzione’ che, associato al lavoro delle persone svantaggiate, assume la connotazione della piena inclusione sociale. Fino a quel momento ‘l’aiuto’ che veniva dato a chi operava nel sociale non era finalizzato alla creazione di una vera e propria professionalità. Questo è stato il vero e proprio cambio di paradigma che ha aperto materialmente la strada alla realizzazione lavorativa di tante persone, che pur avendo dei limiti, danno un contributo significativo, e spesso decisivo, in tanti settori lavorativi.

 

Grazie alla 381 le cooperative sociali hanno formato una caratteristica particolare, che le distingue da tutte le altre imprese perché nascono direttamente dalle esigenze di lavoro. Questo bisogno fa si che l’impresa si costruisce intorno alla persona, ecco perché spesso, hanno ambiti lavorativi con servizi e attività eterogenei tra loro. Tutto ciò ha reso difficile il processo di specializzazione della produzione, ma nonostante tutto non ha impedito che le cooperative crescessero. In questi anni infatti le cooperative hanno dimostrato di essere competitive, si sono specializzate sempre di più con certificazioni di vario tipo e sono riuscite a stare sul mercato, anche meglio di alcune aziende profit, rispettando la loro dualità sociale e imprenditoriale.

 

A 25 anni dalla sua nascita, dopo aver creato un sistema di relazioni determinanti a dare una risposta sociale concreta sul territorio, la legge 381 è oggetto di discussione e necessita di un aggiornamento. Sono al vaglio nuovi criteri per definire ad esempio un nuovo codice degli appalti che tenga conto anche degli interessi delle fasce sociali più deboli, un sistema di co-progettazione dei servizi dove il pubblico insieme al privato possa fare rete al fine di erogare progetti innovativi per il territorio, andando in deroga a finalità solo economiche, dove il criterio del miglior servizio al miglior prezzo, non sia l’unico criterio di selezione dei bandi pubblici ma che si tenga conto anche dei contenuti di promozione umana.

 

E’ uno scenario che si trasforma e che pone le cooperative sociali davanti a nuove sfide. Scommesse aperte per le quali è necessario allargare l’ingresso ai giovani per far entrare forze nuove e persone che possono leggere meglio i bisogni della società attuale. Concentrarsi ad esempio su nuove categorie di svantaggio perché, da quando la legge è stata varata, sono nati nuovi bisogni. Oltre alle solite fasce deboli infatti, legate ad esempio alla detenzione, alla disabilità, all’handicap alle dipendenze, ecc., oggi ci sono anche altri tipi di esigenze sociali, spesso anche solo temporanee, come ad esempio le persone in età avanzata che perdono il lavoro, le mamme sole, i padri separati, gli immigrati e tanti altri tipi di famiglie, dove si sono consumati gli effetti della frantumazione, devastanti sulla vita delle persone, che inevitabilmente portano nuovi bisogni anche se non certificabili.

 

Ciò che in questi anni ha prodotto la 381 ha un valore inestimabile. Costruire i servizi partendo dalla persona e non dall’azienda, ha determinato il vero punto di forza di queste realtà sociali perché in maniera tempestiva si riescono a creare sempre nuove risposte a nuovi bisogni, commisurando l’erogazione di un servizio e l’intervento sociale. Il mondo della cooperazione, proprio per questa sua caratteristica peculiare è in grado di adattarsi e ridisegnarsi in base alle esigenze. Questo fa parte del suo DNA ed è una delle caratteristiche più importanti che determina la sua sopravvivenza nelle situazioni più estreme e lo distingue dal mondo profit.

 

Anche se non ci sono ancora studi ufficiali, già da qualche anno si parla di misurare l’impatto sociale sui territori dove operano le cooperative sociali e confrontarlo con i territori dove queste non operano o non hanno mai operato, per vedere quale benessere sociale sia stato prodotto. E’ un aspetto decisivo di questa fase evolutiva della legge 381, su cui sarebbe importante concentrarsi di più per favorire decreti attuativi che prendano in considerazione studi su questo tipo di misurazioni, al fine di rinsaldare un nuovo patto fra pubblico e privato.

 

Questo è il tema su cui bisogna continuare a lavorare. Questo è quello che la 381 deve continuare a fare: aiutare le persone con il lavoro ad uscire dalla marginalità, creare quelle condizioni per cui l’operatore si trova talentate nel posto giusto, che la sua ‘mancanza’ non è più riconoscibile dall’esterno, ma viene visto solo come un operatore che dà un servizio di qualità, perché l’autonomia del lavoro è l’unico modo per recuperare la dignità personale.

 

Un obiettivo ambizioso per il quale l’azione della legge 381 deve iniziare ad agire molto prima, cioè dal punto di vista educativo, nelle scuole, nelle classi di alunni dove i ragazzi disabili spesso sono visti come un freno all’apprendimento degli altri e non un valore per la crescita personale. In una società che esaspera sempre più nel lavoro l’efficenza personale e la produzione, la legge 381, con i suoi 25 anni, si conferma ancora come avamposto dell’inclusione sociale.

 

Emiliano Violante

Redazione RiminiSocial 2.0

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