Sport individuale o sport di squadra? Quale la scelta migliore per il bambino?

Sport individuale o sport di squadra?

in foto: Sport individuale o sport di squadra?

Per un bambino è meglio praticare uno sport individuale (tennis, atletica, nuoto, ecc.) oppure uno sport di squadra (calcio, basket, pallavolo, ecc.)? Il dilemma non è di facile soluzione. Partendo dal presupposto che anche negli sport cosiddetti individuali ci si deve confrontare con gli altri, in primis con gli allenatori ma anche con i compagni con i quali ci si allena, e che spesso gli sport individuali prevedono anche competizioni di squadra (il doppio nel tennis, le staffette nell’atletica e nel nuoto…), la scelta dipende dalle attitudini e dalle aspirazioni del bambino. Ma attenzione a non cadere nei luoghi comuni: un individuo timido per esempio non è detto riesca ad aprirsi nel contesto di uno sport di squadra, potrebbe invece trovarsi maggiormente a proprio agio nella pratica di una disciplina individuale. Così come una persona esuberante, che si può immaginare protagonista in uno sport individuale, trarrà sicuro giovamento dall’autodisciplina che si deve imporre per rispettare le regole del gruppo in uno sport di squadra.

Abbiamo chiesto un parere a Fabio Bernardi, direttore sportivo del Garden Nuoto – agonistica e master.

“A calcio vai a giocare, a nuoto no” è la massima da cui parte. “Ci sono sport che sono giochi ludici e sport che non lo sono – spiega –. Il nuoto non è, contrariamente a quello che molti pensano, uno sport completo. Io l’ho vissuto sulla mia pelle perché ho sempre praticato nuoto. E avendo sempre lavorato in scarico ora mi ritrovo con caviglie, polsi e articolazioni deboli”.

Bernardi racconta com’è nata la sua passione per il nuoto: “Nuotare per me da piccolino era come volare, perché non sei appoggiato da nessuna parte. Questa è stata la spinta che mi ha fatto innamorare del nuoto. Però il nuoto da solo non basta, bisognerebbe abbinarlo ad un’attività terrestre, “a secco” come la definiamo noi tecnici del nuoto. E quale migliore abbinamento se non un’attività di gruppo?”

Non però perché il nuoto sia uno sport da “lupi solitari”. “Il nuoto, pur essendo uno sport individuale, si vive in gruppo: nella corsia nuoti insieme ad un’altra decina di compagni e nelle corsie di fianco ce ne sono altri ancora. È vero che nel nuoto non parli, come puoi invece fare mentre corri a piedi o in bicicletta, perché tecnicamente un dialogo in acqua non può avvenire. Ma è uno sport individuale solo nel momento dell’allenamento, in altri momenti diventa di compagnia. Basti pensare alle gare di nuoto: sono talmente corte che c’è tutto il tempo per familiarizzare negli spogliatoi e sulle tribune con compagni e avversari”.

E anche nella gestione dell’allenamento ci sono delle regole di gruppo da rispettare. “La gestione dell’allenamento avviene insieme agli altri. Per esempio non parti mai davanti a un compagno che va più forte di te e quando si fanno delle ripetizioni ci sono delle gerarchie da tenere. Nel gruppo c’è sempre un leader, che parte per primo. Il bello del nuoto è che tu puoi cambiare quelle gerarchie e andare avanti”.

Quali sono i pro e i contro di uno sport individuale e di uno sport di squadra?
“Nello sport individuale tu sei fautore dei tuoi successi e dei tuoi insuccessi. Ci vuole un carattere forte. Questo non vuol dire essere necessariamente individualisti nella vita. Io per esempio non lo sono, anzi ho sempre fatto un lavoro nel quale devi raffrontarti con altre persone. Il bello è che quando centri un successo lo puoi dedicare a te stesso per l’80-85 per cento. L’altra faccia della medaglia è che il peso della sconfitta grava tutto su di te. E devi essere molto forte per riuscire a superare da solo la sconfitta. Occorre molta autocritica e capacità di analizzare i propri errori. Negli sport di squadra invece le responsabilità sono, nel bene e nel male, condivise. Se uno non è tanto in forma i suoi compagni possono aiutarlo a superare il momento d’imbarazzo. Il gruppo sotto questo aspetto aiuta molto.
A livello psicologico per un bambino sarebbe meglio praticare uno sport di squadra perché è meno problematico, non comporta uno stress psicologico. Poi, i ragazzini moderni stanno ore davanti a computer e telefonini e hanno bisogno di evitare di isolarsi”.

Perché allora ha scelto di praticare e poi insegnare uno sport individuale?
“Da piccolo ero “magrolino” e i miei genitori scelsero per me questo sport perché ritennero fosse più formativo dal punto di vista fisico. E sotto questo punto di vista la scelta è stata giusta perché è uno sport piuttosto completo e simmetrico: la parte destra del corpo fa tutto quello che fa la parte sinistra e la parte superiore lavora come quella inferiore. Anche se, come dicevo in precedenza, l’ideale sarebbe affiancarlo con una disciplina terrestre”.

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