Calcio, passione per i bambini. Ma due sport sono meglio di uno!

20 settembre 2016, 08:00

Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?” “Non glielo spiegherei – rispose -. Gli darei un pallone per farlo giocare”. In questo breve aneddoto raccontato dal giornalista, scrittore e saggista uruguaiano Eduardo Hughes Galeano, scomparso nell’aprile 2015, sta il segreto dell’enorme diffusione dello sport della pedata, il più praticato e seguito al mondo. Solo in Italia, secondo il Report Calcio 2016 (il tradizionale studio della FIGC), sono oltre 4 milioni i praticanti, circa un milione e 400mila i tesserati e ben 610mila le partite disputate in un anno.

Ma perché in così tanti scelgono il calcio?
“Come sport di gruppo insegna a stare con gli altri e al contempo insegna le regole fondamentali – spiega Valter Sapucci -. Poi, la palla è da sempre una leva fortissima per mettere insieme gli aspetti motori indispensabili”.

Valter Sapucci, figura di riferimento per l’attività di base e per i settori giovanili professionistici da oltre vent’anni, dirige la Polisportiva Garden Calcio (una delle grandi novità del Garden stagione 2016-2017), i cui colori sociali sono blu-bianco-rosso. Sapucci sarà affiancato da uno staff di allenatori ed educatori qualificati che da anni operano al Garden e nel settore giovanile della Rimini Calcio. La struttura di riferimento per gli allenamenti è il Garden con i suoi quattro campi da calcetto ed il campo da calcio a 8, tutti sintetici e coperti nella stagione invernale per consentire gli allenamenti anche con freddo e pioggia.

Perché l’accesso alle scuole calcio avviene in una fase sempre più precoce e com’è cambiato il metodo d’insegnamento?
“Adesso si comincia ad allenare i bambini molto prima rispetto a 15 anni fa perché la parte che una volta era una motricità spontanea, fatta di giochi di strada e attività libera, adesso in molte città è quasi impossibile – risponde Sapucci -. Gli spazi per l’attività libera in realtà sono molto limitati. La scuola calcio per le famiglie è diventata così una necessità. L’obiettivo è riportare il più possibile durante gli allenamenti quel tipo di motricità, che era aspecifica, e che prima non necessitava del lavoro in strutture.
Il lavoro va modulato tenendo conto delle esigenze primarie: correre, saltare, rotolarsi, all’interno di una disciplina sportiva che ha anche aspetti tecnici: controllare la palla, passarla al compagno, tirare, in un contesto che dia la possibilità al bambino di crescere sotto tutti gli aspetti. Per questo noi durante le sedute andiamo a recuperare i giochi tradizionali, magari cercando di aggiungere qualcosa di più specifico”.

Ultimamente il calcio sta prendendo piede anche nel gentil sesso.
“C’è una forte richiesta che nasce dalle bambine stesse, oltre alla spinta che negli ultimi anni sta dando la Federazione Italiana Giuoco Calcio per promuovere l’attività femminile. Lo sviluppo del calcio femminile è un altro degli aspetti che all’interno del Garden abbiamo la possibilità di approfondire perché le strutture coperte possono permettere alle bambine di avvicinarsi a questa attività. La nostra idea è costruire un gruppo che si confronti con i maschietti ma che sia anche autonomo e faccia allenamenti specifici, strutturati secondo le esigenze delle bambine, che per certi aspetti sono diverse rispetto a quelle dei maschietti”.

Qual è la proposta del Garden in tema calcistico?
“Partiamo dai bambini nati nel 2012 e arriviamo fino ai ragazzini classe 2004, proponendo calcio a 11 per i 2004 e attività di base per le altre annate. Vogliamo innanzitutto dare continuità al progetto, ma l’idea è di crescere e arrivare a schierare, oltre ad una squadra Esordienti, una compagine nella categoria Giovanissimi”.

Il punto di forza è la possibilità di applicare il concetto di multidisciplinarietà, permettendo di affiancare al calcio una seconda attività sportiva a rotazione: nuoto, tennis, beach tennis, karate, danza, hip hop…
“Il nostro slogan è “Due sport, una salute, tanto divertimento – Prima atleti, poi calciatori!”, quindi vogliamo formare bambini che abbiano una capacità. Vogliamo formarli dal punto di vista motorio, coordinativo e di abilità mentale. Avendo a disposizione tutte le strutture del Garden abbiamo veramente la possibilità di applicare la multidisciplinarietà, che secondo tutti i recenti studi è fondamentale per la crescita del bambino. L’hip hop, per esempio, è una disciplina che completa bene gli allenamenti di calcio”.

“Tutte le linee guida dicono che da piccoli dovremmo non specializzarci in uno sport o addirittura, in certi sport, in un ruolo. Questo preclude la capacità di sviluppare tutte le altre proprietà – rafforza il concetto Matteo Fabrizi, fisioterapista e responsabile della Sala Fitness del Garden Sporting Center -. Se si vuole far sviluppare un bambino non solo dal punto di vista fisico, nel senso di avere un corpo armonioso, ma anche dal punto di vista atletico, si ha la necessità di fargli svolgere almeno due sport perché questo dà completezza allo sport principale.
Il campione di calcio Ibrahimovic faceva taekwondo, e guarda che gol che fa! Se voglio diventare un “predatore d’area” come Inzaghi per arrivare sulla palla prima posso affiancare al calcio il beach tennis, che è un gioco veloce. Per migliorare nei colpi di testa la disciplina giusta è invece il beach volley, che mi consentirà di avere una capacità di salto diversa. Se faccio karate mi abituerò a gestire il mio corpo in movimento, quindi anche a cadere meglio, e questo mi comporterà un miglior equilibrio in volo anche quando gioco a calcio. La multidisciplinarietà rende un atleta completo, fino adesso abbiamo un atleta al 50%”.

Come facciamo a capire, al di là dei desideri dei bambini, qual è lo sport che non li rovini (dal punto di vista fisico e psicologico), ma li accompagni nella crescita?
“Per dare uno strumento in più ai genitori noi facciamo delle valutazioni – è sempre Fabrizi a parlare -. La valutazione posturale ci permette anche di consigliare lo sport migliore per la salute del bambino. Con il podoscopio, per esempio, vediamo se ha i piedi piatti. I controlli li faremo non solo all’inizio ma anche alla fine della stagione, per vedere l’andamento del bambino. In caso di problematiche particolari prendiamo il bambino in gestione facendogli un’educazione posturale, e lo monitoriamo in maniera più assidua”.

INFO: 0541 774230 – info@gardensportingcenter

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