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Chi ha fatto harakiri. Processo incrociato tra Pizzolante, Gnassi e Vitali

PoliticaProvincia

28 febbraio 2013, 16:54

Chi ha fatto harakiri. Processo incrociato tra Pizzolante, Gnassi e Vitali

non è certo sua la responsabilità di una “sinistra in coma profondo”.
I secondi, numeri alla mano, sottolineano invece il crollo del PDL e accusano di assoluta mancanza di coerenza l’avversario.

L’intervento di Sergio Pizzolante:

“Il PD processa la Petitti. E’ un record, cinque anni fa, dopo due anni di legislatura, fecero fuori Chicchi e Vichi, la Marchioni dopo qualche mese gia’ non la sopportavano e accusavano il sottoscritto di difenderla, la Petitti non ha ancora messo piede in Parlamento ed e’ gia’ il sacco delle botte di tutti, complimenti! Dovrei essere contento per lo stato di confusione del PD ma non posso. Ho nostalgia del vecchio PCI, della sua classe dirigente, alto profilo culturale, capacita’ di analisi politica e di lettura dei fenomeni e degli umori sociali. Non posso essere contento, considero il grillismo un fenomeno prefascista, non si curano le sofferenze con l’estremismo, con il rifiuto di ogni dialogo. Gli italiani che non votano Grillo sono ancora la maggioranza e non hanno la peste. Quindi sono preoccupato, molto, da una parte i grillini e dall’altra la sinistra in coma profondo. Caro Vitali a quando una riflessione seria sul tuo moralismo contro bagnini, commercianti, albergatori, artigiani, accusati di evadere quando in realta’ non producono piu’ reddito? Certo, lo sappiamo tutti, nei decenni passati c’e’ stato un eccesso di lassismo, ma ti pare questo, con la crisi che morde come mai, il momento di mostrare la faccia feroce dello Stato, che fa anche la morale a chi e’ in grave difficolta’ e chiude l’attivita’ perche’ non riesce a pagare dipendenti e fornitori? E sul TRC, sono cinque anni che vi dico che e’ un mostro che divorera’ tutti. E cosi’ l’Aeroporto…da quanto tempo sostengo che non si puo’ investire tutto e di piu’ sulle infrastrutture di sviluppo (fiera e palazzi dei congressi) e quasi nulla sulla mobilita’ perche’ cosi’ il sistema e’ destinato a collassare. Caro Gnassi, la ricetta puo’ essere ancora “niente mattoni”? Ne sei sicuro? Si puo’ uscire dalla crisi paralizzando gli investimenti, facendo fallire l’edilizia e fermando una moltitudine di nuovi insediamenti artigianali, turistici, commerciali e residenziali? O smontando gli stabilimenti balneari? Naturalmente occorre costruire o ricostruire bene, ma ricorda che il contrario di costruire e’ distruggere. E distruggeranno voi e noi, senza distinzione. Noi molte cose le abbiamo dette e fatte, ma la sofferenza e’ piu’ forte della riconoscenza. Il problema non e’ la Petitti, siate seri”.

La replica di Vitali e Gnassi.

La lucida analisi prodotta quest’oggi dall’Onorevole Pizzolante in merito alla ‘sconfitta’ del Pd a Rimini traccia una strada che va percorsa per intero e senza indugio, nella medesima direzione indicata da quello che, anche nel suo partito, è denominato affettuosamente ‘Harakiri’.

Ricapitoliamo: il PD a Rimini ha subito una sonora legnata e un’emorragia di consensi per colpa di Vitali e Gnassi in quanto: a) il primo ha condotto campagne moralizzatrici contro l’evasione fiscale, problema evidentemente insussistente in quest’area geografica; b) il secondo porta avanti
un’azione amministrativa contro la cementificazione e lo sfruttamento selvaggio del territorio, temi immaginari per chi non è di questo territorio conosce.

Una logica ferrea e sostenuta dai numeri, secondo l’Onorevole il quale dall’alto del successo elettorale ottenuto dal PDL ha tutto il diritto di
impartire lezioni a manca e…a manca. Seguiamo infatti il ragionamento di Harakiri, pardon Pizzolante. Se la responsabilità del calo del PD ricade su Vitali e Gnassi, su chi ricadrà il buco, anzi la voragine, in cui è precipitato il PDL a Rimini? Lo sappiamo, sarà noioso, ma diamo una scorsa ai numeri. Nel Comune di Rimini, tra Politiche 2008 e 2013, il PD lascia 10.009, passando da una percentuale del 40,96% al 30,69%. Il PDL molla 14.808 suffragi, tracollando dal 35,86% al 19,5%. In provincia di Rimini la musica è più o meno la stessa: al PD vengono meno, in un quinquennio, 19.265 voti (da 78.975 a 59.710), al PDL la bazzecola di 29.144 elettori (da 68.698 a 49.167). Non solo: a dare buona testimonianza circa l’efficacia e il gradimento elettorale delle battaglie coraggiose e popolari combattute durante l’ultimo mandato parlamentare da Pizzolante, stanno lì come monumenti i raffronti elettorali con gli altri Comuni capoluogo della Regione: il PDL di Rimini è irraggiungibile dal resto dell’Emilia Romagna azzurra nella corsa al ‘chi ha perso di più’: Rimini – 16,26%, Parma – 14,38%, Piacenza – 13,94%, Ravenna – 13,37%, Ferrara – 13%, Bologna – 12,96%, Forlì – 12,49%, Modena – 12,04%, Cesena – 11,81%, Reggio Emilia – 10,78%. Non servono riflessioni ponderate. E’ sufficiente dunque una calcolatrice rudimentale per evidenziare come le battaglie lineari e coerenti di Pizzolante su Aeradria (bravissimi..cioè no, scarsissimi), concessioni balneari (bando migliorato, no… aspetta proroga di 40 anni… che dico? usciamo dalla Bolkestein!… 5 anni? Almeno
15… con Fitto ci parlo io… con Berlusconi ci parlo io… con la Brambilla ci parlo io…), metrò di costa (uno scandalo… sosteniamo fedelmente Gioenzo Renzi che vuole il Trc), turismo (non capite niente a Rimini…Berlusconi prima ha fatto spot turistici per le città d’arte ma tra qualche settimana farà anche quelli per le località balneari…), abbiano prodotto risultati sonanti al soggetto in questione.

Confortati da tale accuratezza e serietà di analisi, non nutriamo incertezze circa la linea politica da tenere di qui in poi, a partire dal livello nazionale. La capacità di sintonizzarsi con i problemi della gente e con le questioni economiche locali, la grande credibilità personale accumulata da Pizzolante dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che se si avesse in futuro ancora la tentazione di sposare di questi ragionamenti e personaggi, non passerebbe molto tempo che ‘Harakiri’ lo farebbe definitivamente il PD. Chiamato a non stare in mezzo al guado, al calduccio ormai esaurito del ‘ma anche’ e del ‘un po’’. La sfida per il PD sta semmai nel lato opposto: essere più determinati su innovazione, tutela del territorio, affermazione della legalità, semplificazione. Avere un’identità riconoscibile, essere chiari su ciò vogliamo e su come desideriamo realizzarlo, allontanare ogni forma di becero consociativismo a qualsiasi livello di gestione della cosa pubblica. Questo, al di là dei numeri e le valutazioni memorabili del ‘recordman dei voti perduti’ Pizzolante, è il fatto politico nuovo che chiama il PD, il centrosinistra, il riformismo a un confronto nel merito, tema per tema al di fuori delle grida della campagna elettorale, con il Movimento 5 Stelle da oggi in Parlamento con la responsabilità inderogabile di misurarsi sulle questioni di fatto riguardanti il futuro dell’Italia.

Se poi il cavalcare a capocchia ogni protesta e ogni comitato dà il bel risultato elettorale ottenuto da Pizzolante…beh, più che ‘Harakiri’ bisognerebbe soprannominarlo ‘Niccolai’, l’artista dell’autogol.

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