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Violenza familiare e contro le donne. L’intervento dell’ass. Visani

Rimini

9 agosto 2007, 17:54

in foto: L'omicidio di ieri in stazione e quello avvenuto poco meno di un mese fa in viale Regina Elena (vedi notizia del 12 luglio) hanno un filo conduttore comune, la violenza contro le donne. L'intervento dell'assessore comunale alle Pari Opportunità Karen Visani:

“Gli ultimi due tragici fatti di sangue avvenuti sul territorio riminese hanno una matrice comune: la violenza cieca e bestiale contro donne.

Delitti maturati, come si dice, in un contesto strettamente familiare e dunque insondabile e unico, ma che in entrambi i casi hanno visto perdere la vita mogli e figlie per motivi più o meno analoghi: la mancata accettazione di una separazione, la gelosia.

Senza avventurarsi più di tanto sul terreno difficile della sociologia, resta la drammatica constatazione che nel nostro Paese sia in crescita la violenza nei confronti della donna e gli episodi che balzano agli onori delle cronache rappresentino solo la punta dell’iceberg di un fenomeno quotidiano e diffuso in ogni strato della popolazione.

La domanda da farsi è una: quali sono i motivi di questa dolorosa contraddizione, da una parte una società che si evolve tecnologicamente in maniera esponenziale e dall’altra l’evidente percezione di una regressione dei comportamenti? Non è un problema limitato a devastanti concezioni basate sulla prevaricazione e sulla disuglianza dei diritti, ma qualcosa di più profondo che si scarica sempre più su quello che è ritenuto l’anello più fragile della struttura sociale, vale a dire la donna. Qui non è problema di ‘quote rosa’, ma di una intera società che si deve mettere in discussione sui motivi di tale involuzione verso derive violente in cui alla donna è riservato il ruolo di oggetto del tutto dipendente e totalmente incapace di autonomia.

Naturalmente le Istituzioni, ad ogni livello, devono avere un ruolo centrale in questo dibattito, facendo valere e promovendo gli strumenti educativi e formativi più idonei a rafforzare il rispetto della persona, l’uguaglianza, il rifiuto della violenza.

Come Comune di Rimini abbiamo attuato diverse azioni su questo versante, l’ultima delle quali la recentissima (una settimana fa) approvazione in Giunta del Protocollo d’ Intesa per la Costituzione del Coordinamente Cittadino contro la violenza alle donne al fine di costituire una rete strutturata per sviluppare la conoscenza del fenomeno, armonizzare le varie metodologie d’ intervento e far uscire dal sommerso quei bisogni che vengono spesso nascosti e rimangono privi di risposte.

La stessa Casa delle Donne è un punto di riferimento quotidiano, impegnato attivamente su questo fenomeno. In particolare, attraverso lo sportello “ Dafne”, le operatrici psicologhe oltre ad offrire ascolto alle donne che si rivolgono al centro, sono formate attraverso l’ AUSL di Rimini al fine di creare percorsi di uscita dalla violenza tramite l’ accoglienza e l’ attivazione della rete socio sanitaria. In questo senso voglio annunciare che è in fase di definizione l’accordo tra l’ Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Rimini e l’ AUSL di Rimini per l’istituzione e la gestione, presso la Casa delle Donne, di gruppi di mutuo aiuto con conduttore al fine di realizzare un progetto personale di uscita dalla situazione di violenza.

Continueremo quindi su questa strada già tracciata, consci comunque che questi ultimi tragici fatti devono far riflettere la società intera sulla necessità di mettere ancora più impegno su azioni e politiche di ascolto e prevenzione. A mio avviso occorre muoversi rapidamente su almeno due fronti su un piano più propriamente nazionale: l’ambito legislativo, con un ripensamento circa il ruolo e le modalità di intervento e giudizio delle Autorità di pubblica sicurezza nella protezione dei più deboli; l’ambito socio- assistenziale attraverso una concreta assistenza ai membri del nucleo familiare sopravvissuti, perché alla tragedia non si unisca anche il dramma dell’abbandono.

Ritengo quindi necessaria una analisi riguardo il tema correlato alla violenza domestica che è quello della violenza assistita, vale a dire i familiari- a partire dai figli- che assistono al fatto di sangue. In questo caso, infatti, le compromissioni future saranno dirompenti e richiederanno percorsi psicoterapeutici lunghi e mirati. Occorre capire che assistere alla violenza ha risvolti drammatici non solo nella dimensione del “qui ed ora”, ma anche nel lungo periodo, nella vita adulta. Ed in questo caso i servizi pubblici devono rafforzare sempre più il sistema integrato rivolto alla cultura della protezione perché gli interventi a tutela delle vittime richiedono una prospettiva di solida integrazione e sinergia. In tal senso fondamentale resta la rete dei centri di aiuto alla famiglia.”

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