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Veglia primo maggio. L’omelia del Vescovo su famiglia e lavoro

RiminiVita della Chiesa

2 maggio 2007, 11:53

in foto: Di seugito l'omelia del Vescovo, Mons. Mariano De Nicolò, durante la Veglia del Primo Maggio alla chiesa di Sant'Agnese: www.diocesi.rimini.it

Nel piano di Dio lavoro e famiglia sono due realtà che definiscono l’uomo e la sua vocazione nel progetto di Dio. Il lavoro non è una condanna: “riempite la terra, soggiogatela”. La famiglia nel progetto di Dio non è solo per la trasmissione della vita, ma per la pienezza stessa della persona e per lo sviluppo della società: “Non è bene che l’uomo sia solo”. Mai come oggi ci accorgiamo che questi due termini – lavoro e famiglia – vanno tenuti insieme non solo nella considerazione a livello di valori, ma anche nell’azione sociale e nell’impegno civico.
Circa il lavoro e la famiglia la Dottrina sociale della Chiesa è particolarmente sviluppata e ricca di indicazioni. La famiglia è assolutamente essenziale per la vita umana e per la società stessa. Per salvaguardare la famiglia fondata sul matrimonio occorre un forte impegno sul piano educativo ed una decisa azione sul piano politico e legislativo. Nei confronti delle problematiche conclamate ed attuali, anche “come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce il bene umano fondamentale”.
Occorre inoltre dare risposte adeguate ai problemi posti dai mutamenti che avvengono nel mondo dell’economia e del lavoro: in una società in continuo e rapido cambiamento, non ci stupisce che questo abbia incidenze profonde sulla vita e sul modello stesso di famiglia.
Cambia, infatti, il lavoro: non poche volte, nelle Veglie del I Maggio degli scorsi anni abbiamo riflettuto su questa realtà. Anche e soprattutto nella realtà riminese il lavoro è diventata un’attività diffusa e pervasiva che non ha più né tempi, né limiti, né luoghi suoi. Cambia così il rapporto tra famiglia e lavoro e rischia di sconvolgere gli equilibri familiari.
La famiglia, da parte sua, presenta problemi nuovi, spesso drammatici: famiglie che si sfaldano, nuove famiglie civili che si formano, convivenze di fatto che si generano. Oltre a questi, altri problemi affliggono anche le famiglie che consideriamo “normali”.
Innanzitutto il declino demografico. Bisogna generare più figli: questa certamente è una questione morale, ma è anche una questione economica e sociale. Mettere al mondo dei figli ha un costo crescente, mentre non cresce il reddito familiare. Bisogna pertanto garantire alle famiglie un reddito stabile e riportare la famiglia al centro delle politiche pubbliche, in particolare per quanto riguarda il lavoro.
Si diffonde il lavoro femminile; questo non è un elemento negativo, ma è richiesto dalla riconosciuta dignità stessa della donna. Tuttavia il lavoro femminile, già molto diffuso nel nostro territorio, ha delle ricadute sulla vita delle famiglie.
Di fronte a questi problemi occorre soprattutto rimodulare i tempi del lavoro, perché siano compatibili con i ritmi di vita della famiglia. La flessibilità del lavoro non deve essere in favore solo dell’impresa, ma anche in favore della famiglia.
Il tema della domenica, come tempo della festa, aiuta a ridefinire la questione della flessibilità a favore della famiglia. Da questo punto di vista i cristiani hanno un obbligo speciale, perché testimoni di un tempo non solo economico, ma di un tempo umano. Bisogna riscoprire attraverso la domenica il tempo dell’uomo, della persona, il tempo in cui le persone costruiscono relazioni; questo rafforza la capacità di costruire anche nel tempo del lavoro il tempo delle persone e della dimensione umana. Molte volte la Chiesa Riminese è intervenuta in difesa del riposo festivo, per garantire che i ritmi del lavoro consentano la vita della famiglia e il compimento della sua missione. Non possiamo accettare la logica di un tempo solo economico; ci impegnamo perché il tempo sia un tempo umano. Abbiamo meditato su questi temi proprio a Rimini, in occasione dell’evento “Il lavoro e la festa” nello scorso giugno, poi a Verona, nel Convegno Ecclesiale nazionale.
I problemi cui ho accennato richiamano la necessità di leggi economiche che rispettino il primato dell’uomo e della famiglia; la necessità di normative civili che difendano la famiglia fondata sul matrimonio e ne aiutino la missione essenziale nella società; ma anche la necessità di scelte di vita e di testimonianza personale, familiare e comunitaria, che mostrino la bellezza e l’umanità di vita che è generata dalla famiglia bene vissuta.
San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, uomo del lavoro, capo e custode della Santa Famiglia, ci guidi in questo deciso impegno civico e nella testimonianza convincente di famiglie sane ed esemplari.

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