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Ric. pubb. Libro riminese su caso Cogne. Rimostranze da medico

Rimini

28 aprile 2007, 18:14

in foto: Sul libro-inchiesta “Cogne, un enigma svelato”, scritto da Maria Grazia Torri, giornalista riminese nasce una querelle a distanza. Questa la lettera ricevuta da un medico di Potenza: "Scrive la Dr.ssa Agnese Pozzi, medico, consulente tecnico del Tribunale di Lagonegro in provincia di Potenza. Da oltre un anno sono coinvolta nella riflessione sugli accadimenti di Cogne in cui, per caso, mi sono imbattuta su medforum; da tempo, ho inviato comunicati, lettere, mail a quotidiani on line, blogs vari, siti dedicati, per quanto concerne i miei rilievi sulla perizia Viglino, Da oltre due anni, un neurochirurgo del Fatebenefratelli di Milano ha posto l’ipotesi di rottura di aneurisma con tutte le sequele ed ha pubblicato sul sito le sue contestazioni. Alla tesi della morte naturale mi sono aggregata, pur non condividendo l’eventualità prospettata dallo specialista. Grazie alla mia campagna stampa, il neurochirurgo andò in trasmissione dalla Palombelli; ma della mia tesi, nessuna menzione. Il discostarmi nettamente dalla tesi del neurochirurgo (rottura spontanea di aneurisma o malformazione) è dettato da alcuni rilievi SCONCERTANTI sulla perizia Viglino, sfuggiti a tecnici, specialisti. e fatti dalla sottoscritta: 1) nelle conclusioni che Viglino pone al Giudice VIENE COMPLETAMENTE OMESSA la menzione di una frattura in regione occipitale, l’unica non esposta, di tipo “a mappamondo” che proprio per le sue caratteristiche è causata da impatto violento contro superficie ampia e piatta. Questo tipo di frattura, specialmente nei bambini, può certamente ripercuotere le sue onde d’urto da dietro in avanti, lungo le zone più fragili (cosiddetti interpilastri) del cranio e provocare fratture in regione fronto-orbitaria e parietale. Il dare rilievo a questa frattura (che io ritengo primaria nella dinamica traumatica), sconvolge totalmente la tesi di aggressione anteriore frontale. 2) Viglino, senza descrivere accuratamente ciascuna lesione anteriore (per la maggior parte di pochi millimetri ed imputabili più a lacerazioni), fa un’altra affermazione che lascia a dir poco perplessi: “alcune di queste fratture riguardano SOLO IL TAVOLATO ESTERNO”. Si dà il caso che l’impatto sulla superficie convessa del cranio dia luogo per prima e al contrario, a lesioni del tavolato interno in via prioritaria, proprio per il minore raggio di curvatura e poi a quelle del tavolato esterno. Come mai allora un’aggressione “frontale” frattura il solo tavolato esterno? Perché evidentemente le onde d’urto provengono dalla zona posteriore del cranio e si propagano con una direzione postero-anteriore ossia dalla concavità verso la convessità. E’ del tutto impossibile, stando la supposta violenza traumatica dell’aggressione frontale che si fratturi il solo tavolato esterno; al più i colpi avrebbero dovuto fratturare completamente entrambi i tavolati. Solo in base a questi due rilievi viene inficiata tutta la dinamica fratturativa, ma c’è di più. 3) Si sostiene che la mano omicida abbia “attinto al cranio” come da una bacinella per proiettare gli spruzzi di sangue dappertutto. Dovendo dimostrare questo sospetto, sarebbe stato opportuno verificare se negli spruzzi di sangue ci fossero anche tracce di materia cerebrale e di cellule ossee; cosa che non è stata fatta. Neppure sono state fatte indagini volte ad accertare la presenza di succhi gastrici nel sangue proiettato insieme al vomito a getto, sempre presente nell’ipertensione endocranica, pur rilevata autopticamente da Viglino. E neppure sono stati esaminati i vasi della base cranica, ne microscopicamente né, come chiede il neurochirurgo, istologicamente. Ho fatto anche altri rilievi e la mia “contro-perizia” è stata inoltrata l’anno scorso al Comando Regione Carabinieri di Basilicata, ma nessuno mi ha contattata, convocata, ascoltata. Perfino i Franzoni-Lorenzi continuano a cercare un assassino che NON ESISTE. Le mie riflessioni, sono firmate e pubblicate sul libro appena edito dalla Giraldi di Bologna. Neppure citata nella locandina di presentazione del libro! E si dà il caso che, dall’uscita dello stesso, io sia vittima di razzismo culturale in quanto l’autrice e chi per lei, non fa assolutamente menzione della scrivente e di quanto, pur presente sul libro, mi appartiene; libro al quale ho collaborato attivamente, sostanzialmente e per più parti. Forse perché un piccolo medico di provincia fa “meno presa” rispetto al ridondante nome dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Forse perché i miei rilievi si ritengono sbagliati? Ma sono rilievi oggettivi e quindi esattissimi. E’ il caso che i giornalisti che si ritengono seri, diano le notizie in modo completo e documentandosi sulle fonti, prima di propinare un’informazione dimezzata. Sarò costretta ad intentare una causa di risarcimento danni.

Sul libro-inchiesta “Cogne, un enigma svelato”, scritto da Maria Grazia Torri, giornalista riminese nasce una querelle a distanza. Questa la lettera ricevuta da un medico di Potenza:

“Scrive la Dr.ssa Agnese Pozzi, medico, consulente tecnico del Tribunale di Lagonegro in provincia di Potenza. Da oltre un anno sono coinvolta nella riflessione sugli accadimenti di Cogne in cui, per caso, mi sono imbattuta su medforum; da tempo, ho inviato comunicati, lettere, mail a quotidiani on line, blogs vari, siti dedicati, per quanto concerne i miei rilievi sulla perizia Viglino, Da oltre due anni, un neurochirurgo del Fatebenefratelli di Milano ha posto l’ipotesi di rottura di aneurisma con tutte le sequele ed ha pubblicato sul sito le sue contestazioni. Alla tesi della morte naturale mi sono aggregata, pur non condividendo l’eventualità prospettata dallo specialista. Grazie alla mia campagna stampa, il neurochirurgo andò in trasmissione dalla Palombelli; ma della mia tesi, nessuna menzione.

Il discostarmi nettamente dalla tesi del neurochirurgo (rottura spontanea di aneurisma o malformazione) è dettato da alcuni rilievi SCONCERTANTI sulla perizia Viglino, sfuggiti a tecnici, specialisti. e fatti dalla sottoscritta:

1) nelle conclusioni che Viglino pone al Giudice VIENE COMPLETAMENTE OMESSA la menzione di una frattura in regione occipitale, l’unica non esposta, di tipo “a mappamondo” che proprio per le sue caratteristiche è causata da impatto violento contro superficie ampia e piatta. Questo tipo di frattura, specialmente nei bambini, può certamente ripercuotere le sue onde d’urto da dietro in avanti, lungo le zone più fragili (cosiddetti interpilastri) del cranio e provocare fratture in regione fronto-orbitaria e parietale. Il dare rilievo a questa frattura (che io ritengo primaria nella dinamica traumatica), sconvolge totalmente la tesi di aggressione anteriore frontale.

2) Viglino, senza descrivere accuratamente ciascuna lesione anteriore (per la maggior parte di pochi millimetri ed imputabili più a lacerazioni), fa un’altra affermazione che lascia a dir poco perplessi: “alcune di queste fratture riguardano SOLO IL TAVOLATO ESTERNO”. Si dà il caso che l’impatto sulla superficie convessa del cranio dia luogo per prima e al contrario, a lesioni del tavolato interno in via prioritaria, proprio per il minore raggio di curvatura e poi a quelle del tavolato esterno. Come mai allora un’aggressione “frontale” frattura il solo tavolato esterno? Perché evidentemente le onde d’urto provengono dalla zona posteriore del cranio e si propagano con una direzione postero-anteriore ossia dalla concavità verso la convessità. E’ del tutto impossibile, stando la supposta violenza traumatica dell’aggressione frontale che si fratturi il solo tavolato esterno; al più i colpi avrebbero dovuto fratturare completamente entrambi i tavolati. Solo in base a questi due rilievi viene inficiata tutta la dinamica fratturativa, ma c’è di più.

3) Si sostiene che la mano omicida abbia “attinto al cranio” come da una bacinella per proiettare gli spruzzi di sangue dappertutto. Dovendo dimostrare questo sospetto, sarebbe stato opportuno verificare se negli spruzzi di sangue ci fossero anche tracce di materia cerebrale e di cellule ossee; cosa che non è stata fatta. Neppure sono state fatte indagini volte ad accertare la presenza di succhi gastrici nel sangue proiettato insieme al vomito a getto, sempre presente nell’ipertensione endocranica, pur rilevata autopticamente da Viglino. E neppure sono stati esaminati i vasi della base cranica, ne microscopicamente né, come chiede il neurochirurgo, istologicamente.

Ho fatto anche altri rilievi e la mia “contro-perizia” è stata inoltrata l’anno scorso al Comando Regione Carabinieri di Basilicata, ma nessuno mi ha contattata, convocata, ascoltata. Perfino i Franzoni-Lorenzi continuano a cercare un assassino che NON ESISTE. Le mie riflessioni, sono firmate e pubblicate sul libro appena edito dalla Giraldi di Bologna. Neppure citata nella locandina di presentazione del libro! E si dà il caso che, dall’uscita dello stesso, io sia vittima di razzismo culturale in quanto l’autrice e chi per lei, non fa assolutamente menzione della scrivente e di quanto, pur presente sul libro, mi appartiene; libro al quale ho collaborato attivamente, sostanzialmente e per più parti. Forse perché un piccolo medico di provincia fa “meno presa” rispetto al ridondante nome dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Forse perché i miei rilievi si ritengono sbagliati? Ma sono rilievi oggettivi e quindi esattissimi. E’ il caso che i giornalisti che si ritengono seri, diano le notizie in modo completo e documentandosi sulle fonti, prima di propinare un’informazione dimezzata.

Sarò costretta ad intentare una causa di risarcimento danni.

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