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Il Vescovo ai giornalisti: ‘abbiate come fine il bene dell’uomo’

RiminiVita della Chiesa

29 gennaio 2005, 14:00

in foto: La comunicazione della stampa, dei mass-media abbia sempre come fine l'uomo, il suo bene e la sua crescita. E' stato il Vescovo Mons. Mariano De Nicolò a presiedere questa mattina il tradizionale incontro con i giornalisti riminesi in occasione di San Francesco di Sales, patrono della categoria e ad invitarli ad operare per lo sviluppo della persona e delle comunità.

8 milioni di italiani ogni giorno vengono a sapere cosa succede nel mondo attraverso la tv, i media sono per buona parte della popolazione l’unico strumento di conoscenza. I dati del terzo rapporto Censis sulle comunicazioni, fanno capire quanta responsabilità abbiano i giornalisti e coloro che si occupano delle comunicazioni sociali nei confronti del pubblico. Sono chiamati, lo ha ricordato recentemente il presidente della Repubblica Ciampi a non piegarsi ai poteri ma a tenere dritta la spina dorsale.
Questa mattina a proporre una riflessione sul ruolo dei giornalisti il presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna Gerardo Bombonato, che ha ricordato che oltre alle pressioni i giornalisti devono essere guardinghi rispetto all’autocensura. “Se un potere – ha detto Bombonato – l’abbiamo è quello di opporci al potere, di criticarlo. Una stampa compiacente finisce per non contare nulla”.
L’impatto delle comunicazioni sociali sulle coscienze è fortissimo, ha ricordato il Vescovo. Con i mezzi di comunicazione sociale si può costruire o si può distruggere, ma non si tratta di forze cieche della natura che sfuggono al controllo umano; c’è libertà di scelta in chi riceve notizie e in chi le narra. I giornalisti hanno un compito fondamentale; mettere in guardia dai falsi idoli e avere a cuore il bene della persona. Per i giornalisti cristiani il modello a cui riferirsi è Gesù.

Di seguito il discorso del Vescovo ai giornalisti:
Mi è particolarmente caro questo appuntamento con i Giornalisti, nella festa di S. Francesco di Sales, vostro Patrono.
L’impatto delle comunicazioni sociali sulle coscienze è fortissimo. Attraverso di esse si conoscono persone ed eventi, si elaborano opinioni e valori.
L’uso dei mezzi di comunicazione sociale può conseguire effetti positivi o negativi. Per richiamare la parabola evangelica appena ascoltata, si può costruire o si può distruggere. I mezzi di comunicazione però non sono forze cieche della natura che sfuggono al controllo umano.
Sono le persone che scelgono se utilizzare la comunicazione a fini buoni o cattivi, in modo buono o cattivo. Queste scelte le opera chi riceve la comunicazione, spettatori o lettori; ma anche chi controlla gli strumenti e determina le loro strutture, le loro politiche, il loro contenuto.

Il rapporto della Chiesa con i mezzi della comunicazione è fondamentalmente positivo e incoraggiante. Essa considera questi strumenti non solo prodotti del genio umano, ma anche grandi doni di Dio e “segno dei tempi”; desidera pertanto sostenere quanti vi sono impegnati professionalmente. I numerosi interventi e documenti della Chiesa riguardanti i mezzi di comunicazione sociale richiamano questo rapporto.

La domanda di fondo che ci poniamo è se, come risultato dell’uso attuale di questi strumenti, le persone stiano diventando veramente migliori, cioè più mature spiritualmente, più coscienti della loro dignità, più responsabili, più aperte agli altri.

Per la Chiesa, infatti, la persona e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale: la comunicazione dovrebbe essere fatta a beneficio dello sviluppo integrale della persona e della comunità. Si formerà una comunità impegnata per il bene comune? Oppure sarà egoista, chiusa nella difesa di gruppi particolari, a spese di altri?

Il comunicatore cristiano, in particolare, ha un suo compito profetico, una specifica missione: mettere in guardia contro i falsi idoli di oggi, il materialismo, l’edonismo, il consumismo, l’individualismo; sostenere un corpo di verità morali basato sulla dignità della persona e della famiglia, sui diritti umani, sull’opzione preferenziale per i poveri, sulla destinazione universale dei beni, sul rispetto per la vita umana dal momento del concepimento al suo termine naturale. Fino all’amore per i nemici.

Invito voi, operatori dei mezzi di comunicazione, a guardare a Gesù quale vostro modello.
Spesso l’insegnamento di Gesù assumeva la forma di parabole e di storie vivaci che esprimevano verità profonde con termini semplici e quotidiani.
Parlavano non solo le sue parole, ma anche le sue azioni. Nel comunicare mostrava rispetto per i suoi ascoltatori, simpatia per le loro situazioni e necessità, compassione per le loro sofferenze; una determinazione risoluta a dire loro ciò che avevano bisogno di udire, senza coercizioni e compromessi, inganni e manipolazioni.

Gesù insegnò che la comunicazione è un atto morale: “Poiché la bocca – diceva – parla dalla pienezza del cuore. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio” (Mt 12, 34-37). Ammonì severamente contro lo scandalizzare i piccoli, dicendo di chi lo avesse fatto: “sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare” (Mc 9, 42; Mt 18, 6; Lc 17, 2). “Mai si trovò inganno sulla sua bocca”; “oltraggiato non rispondeva agli oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (1 Pt 2, 22-23). Condannò l’ipocrisia, la disonestà, qualsiasi tipo di comunicazione falsa e perversa: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37).

Gesù sia il modello della vostra comunicazione. Concludo volentieri con l’esortazione dell’Apostolo Paolo: “Bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione.” (Ef 4, 25, 29).
Sappiate sempre raccontare la verità con lo stile sapiente della carità e del rispetto.
Con gli auguri più fervidi per le vostre persone e per la vostra professione. San Francesco di Sales, vostro celeste Patrono, vi ispiri, vi assista e vi protegga sempre.

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