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I giovani non ci amano più? Ravaioli: ‘la sfida di Prodi va colta’

Rimini

31 gennaio 2005, 16:31

in foto: Sulle dichiarazioni di Romano Prodi, che in un'intervista a Rai Tre ha parlato di Rimini come esempio dell'appeal che l'Italia ha perso nei confronti dei giovani, il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli interviene con un comunicato dal titolo "La sfida di Prodi va colta".

L’Italia e gli italiani, lo sostengono anche recentissimi studio scientifici, hanno in quest’epoca un’attrazione fatale per il pessimismo. Vedono più ombre che luci quando rivolgono lo sguardo al futuro, la preoccupazione è lo stato d’animo che ne condiziona persino le azioni.

Romano Prodi parla dunque di questa Italia in crisi di fiducia che- se vuole riappropriarsi della competitività internazionale a lei spettante- ha urgente necessità di tornare ad attingere a piene mani a un suo storico ‘lato caratteriale’: il sorriso e la capacità di non farsi prendere troppo a lungo da scoramento collettivo. L’ultima analisi televisiva di Prodi in merito allo stato della Nazione va allora tutta letta attraverso questo filtro. Dice il Professore: “Ma non vede che (i giovani) non vengono neanche più a divertirsi in Italia? Un tempo a Rimini o Roma ci si andava. Adesso si va a Berlino e d’estate nelle isole spagnole, a Formentera.” Romano Prodi, dunque, cita le due eccellenze storiche e consolidate del turismo italiano- Roma capitale dell’arte e della cultura e Rimini punto di riferimento del Paese per quanto riguarda il balneare- per un discorso sull’Italia e per l’Italia e sulle sue possibilità di rilancio. Ed è, nella sostanza, una riflessione che condivido.

Una concorrenza sempre più globalizzata e globalizzante ha introdotto una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la vacanza: In un’ora di aereo, e a prezzi contenuti, da qualsiasi città italiana si va a Parigi o a Barcellona: vuoi mettere con le fila di autoveicoli lungo le autostrade tricolori? E non a caso Romano Prodi ha fatto gli esempi della Germania e della Spagna, le due nazioni che negli ultimi 20 anni hanno saputo garantirsi un salto di qualità attraverso enormi investimenti (principalmente statali e europei) in moderne infrastrutture e in politiche promozionali tanto azzeccate quanto sostenute da investimenti copiosi. Nello stesso arco temporale, e specie negli ultimi anni, l’Italia ha dimezzato le risorse per la promozione all’estero, ne ha frantumato le competenze in mille rivoli e soprattutto non ha saputo- se non a singhiozzo- produrre quella mole di investimenti strutturali capace di mantenere le distanze da una concorrenza agguerrita e emulatrice dei nostri successi. La sfida di Prodi va dunque colta per intero: è l’Italia che deve e può farsi carico della fiducia in un futuro meno grigio, accettando e combattendo la battaglia su innovazione, infrastrutture (soprattutto viarie e di mobilità), creatività, aggressività, talento, capacità di individuare risorse economiche adeguate.

Ribaltando una celebre espressione di John Fitzgerald Kennedy forse è venuto il momento di chiedersi quanto il Paese può fare per i suoi cittadini e non il contrario. E Rimini come Roma, sul versante turistico, è indiscutibilmente pietra di paragone e base inevitabile di ogni discussione presente e futura. ‘L’unica cosa di cui non si deve avere paura è la paura stessa’ affermava Frankie Delano Roosvelt. Questo è quanto può e deve fare il Paese Italia nei prossimi 5 anni, sapendo che troverà Rimini tra i soggetti più attivi e decisivi in questo senso. Ma tocca al Governo- presente e prossimo, italiano e anche europeo- muovere per primo, visto che- per quanto riguarda specificatamente la realtà riminese- i soggetti istituzionali pubblici e quelli privati hanno già abbondantemente surrogato in anni recenti le mancanze centrali persino in materia di dotazione infrastrutturale.

La Riviera di Rimini porta in dote al Paese e all’Europa 17 milioni di presenze turistiche all’anno, molta parte delle quali ricavate dal mercato interno, un consolidata e forte modello che neanche la crisi generale manifestatasi nel 2004 (e che ha colpito in maniera consistente, per dirne una, anche le stesse isole spagnole) ha scalfito più di tanto, un’immagine di turismo sano e popolare adatto a tutte le età fortemente radicata nell’immaginario nazionale e una percezione di ‘divertimentificio’ e di ‘divertimento ad ogni costo e a ogni prezzo’ che per fortuna sta progressivamente modificandosi (ricordo ancora le polemiche brucianti e provenienti da ogni direzione al grido di ‘fermiamo la cultura del divertimentificio’ e ‘non copiamo quello che succede in certe località mediterranee’). Sappiamo, per dirla in soldoni, essere sempre alla moda pur non passando mai di moda. Abbiamo molto, tanto e facciamo molto, tanto. Per noi e per il Paese. Adesso stiamo preparandoci a una nuova sfida: sarebbe gradito, anzi auspicato, un sostegno istituzionale sulla base delle idee, dei progetti e dei programmi già presentati dalla nostra realtà. Rimini autonomamente ha investito, investe e investirà autonomamente sul suo futuro: ma per lo slancio definitivo- chiamiamolo pure sorriso, fiducia, ottimismo- occorre la spinta e la forza di un Paese unito e moderno.

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