20 February 2018

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Una Domus Romana sotto il palazzo della Prefettura

Rimini

3 maggio 2002, 14:40

in foto: Monete romane, ceramiche, vasi, anfore, frammenti di formelle, di vetri ed intonaci. Sono questi i numerosi reperti archeologici rinvenuti in questi anni in tutta l’area della Domus romana scoperta nel 1997 quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione, ad opera della Soprintendenza, di palazzo Massani a Rimini per adibirlo a sede della Prefettura.

Si tratta di una Domus sorta nel terzo secolo a.C. e che attraverso successive trasformazioni è stata utilizzata fino al quarto-quinto secolo dopo Cristo. Oggi il prefetto Umberto Calandrella ha presentato i più
recenti lavori di recupero dopo quelli compiuti fino al 2000 dalla Soprintendenza ai beni archeologici che ha realizzato un’ opera di scavo sistematico che ha permesso una puntuale ricognizione di tutta l’area, di circa mille metri quadrati. Solo una parte però sarà visitabile. Si tratta di una porzione della Domus che riguarda il cortile interno e il retro dove sono visibili pavimenti, mosaici, muri perimetrali e divisori dell’
eta’ augustea, tiberiana del primo secolo dopo Cristo. I nuovi reperti saranno esposti in un’ area museale vicina alla parte della Domus che sarà visitabile (molto probabilmente dopo la prossima estate una volta terminati i lavori). “Da una indagine che ho fatto ha detto il prefetto Calandrella þ non mi risultano Prefetture con musei come quello di Rimini che sarà aperto al pubblico, ed in particolare agli studenti. La
preziosità dei pavimenti a mosaico e la presenza dei resti di una vasca fanno ritenere che questa Domus fosse l’abitazione di una personalità del tempo, un alto funzionario oppure un magistrato imperiale oppure un comandante delle guardie o della polizia, un “Praefectus vigilum” per cui, anche per onorarne la continuità, si e’ pensato di denominarla “Domus Praefecti”. I resti ritrovati þ ha concluso Calandrella costituiscono un patrimonio archeologico che va messo a disposizione di tutti”.
Ce ne parla Cristina Ravera, archeologa che ha diretto l’ultima parte dei lavori.

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