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La stagione teatrale della Regina chiude con l’Otello di Placido

Cattolica

10 maggio 2002, 15:10

in foto: La stagione del Teatro della Regina di Cattolica si chiude lunedì alle 21 con l’”Otello” del Teatro stabile del Friuli-Venezia Giulia con Michele Placido. Per informazioni, telefono 0541/833528. La scheda dello spettacolo:

La stagione dei teatri di Cattolica si chiude con un grande personaggio, Otello, e un grande, popolare interprete. Michele Placido. Un dramma di amore e di morte, di passioni e diversità, tratteggiato da Shakespeare.
Un microcosmo di figure genialmente descritte: dai comprimari (Cassio, Emilia, Roderigo), dal gelido Jago corrotto d’invidia (Sergio Romano) agli splendidi ritratti dei protagonisti, la delicata e innocente Desemona – affascinante e misteriosa creatura – e soprattutto Otello, il coraggioso, l’impulsivo, fragile Moro. Travolto dall’abisso che divide inesorabilmente due razze, due civiltà: raffinata l’una – ma anche sottile e ipocrita – come l’eloquio e la mente di Jago, vivida l’altra e disarmata, come l’animo primitivo e istintuale di Otello.
Forte del talento, della sensibilità e della vis espressiva di Michele Placido, Calenda gioca su diversi piani di lettura puntando, come sempre, sulla contemporaneità di Shakespeare, sull’universalità dei conflitti da lui rappresentati, tali da poter diventare metafora del mondo attuale e delle sue laceranti contraddizioni.

Un Otello tragico e moderno, vittima della gelosia, ma soprattutto dello sfaldamento dei valori nella società contemporanea.
Diversi i piani di lettura della rappresentazione, tutti antinomici tra loro. Amore e morte, verità e finzione, essere e apparire, pubblico e privato, ma anche gelosia e fedeltà, emozioni e razionalità, per dar vita a un’opera che non è solo un capolavoro drammaturgico, ma anche un’analisi approfondita dell’uomo contemporaneo, dei suoi dubbi e delle sue laceranti contraddizioni.
E per farlo, Calenda si serve di una scenografia quasi cinematografica, dove l’uso delle luci acquista un valore determinante. Primi piani e chiaro scuri di Placido, come su un set, per esternare l’imperscrutabilità dell’agire umano su cui l’adattamento registico pone meticolosamente l’accento.
La messa in scena è interamente affidata agli attori, alle loro espressioni, alla mimica, ai dialoghi. Ai margini del palcoscenico solo archi grigi e colonne, con una gabbia di ferro che, alla fine dello spettacolo, racchiude simbolicamente in una morsa le tre vittime del dramma.

La traduzione è di Agostino Lombardo, le scene di Bruno Buonincontri; costumi di Elena Mannini, musiche di Germano Mazzocchetti.
Per informazioni e prevendite: Teatro della Regina, Cattolica, tel. 0541-833528 (17.30-19.30)

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