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Violenza sulle donne: i dati 2001 e l’impegno della Giunta

Regione

7 marzo 2002, 18:43

in foto: In occasione della Festa della Donna la Giunta dell’Emilia Romagna si impegna a valutare l’impatto che tutte le sue politiche possono avere su uomini e donne. Sul sito della Regione l’assessore alle Pari Opportunità Mariangela Bastico ha inoltre attivato una linea di comunicazione per permettere alle donne di inviare sollecitazioni e proposte:
http://www.regione.emilia-romagna.it/fr_p_sociali.htm

l’invito è stato formalmente esteso a tutte le amministratrici provinciali e comunali.
In Regione si è parlato anche di violenza nei confronti di donne, con i dati dell’attività dei dieci Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna.
Nel 2000 sono stati 1.119 i casi segnalati. Rispetto al ’97, c’è stato un calo dell’8% dovuto però, secondo i curatori della ricerca, alla precarietà dell’attività dei Centri. Nel 79% dei casi l’autore dell’abuso è il partner.
In aumento i contatti da parte di donne straniere (307) e di donne costrette a prostituirsi (108 casi). Per l’81% dei casi le violenze sono psicologiche; l’80% delle violenze dura più di un anno e nel 53% dei casi sono perpetrate anche ai figli. L’assessore regionale alle Politiche Sociali Gianluca Borghi ha confermato l’impegno della Regione, che nel 2000 ha portato da 385 a 500 milioni i finanziamenti per i centri di consulenza e accoglienza.
Il documento della Regione:

Potrebbe capitare a tutte di subire violenza. E’ di disarmante “normalità” la situazione che emerge dalla ricerca “Violenze contro le donne e percorsi di uscita dalla violenza”, a cura di Giuditta Creazzo e Ana Maria Vega, finanziata dalla Regione, che analizza i dati raccolti nel 2000 in dieci Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna.
“Normale” è la donna vittima, che all’apparenza vive una vita tranquilla con il partner ed i figli e nel 90% dei casi non ha problemi di disagio psichico o altre forme di disagio, come alcolismo o tossicodipendenza. In realtà è proprio nella normalità, cioè dentro alle pareti domestiche, che le donne subiscono violenza. E “normale” è l’autore dell’abuso, che nella maggior parte dei casi è il partner (79%), italiano e con un lavoro tranquillo.
“La violenza alle donne è inaccettabile – dichiara Gianluca Borghi, assessore regionale alle Politiche Sociali – e con essa è inaccettabile l’indifferenza. L’impegno politico, sociale e civile deve assumere questa priorità. A questo proposito nel progetto di legge di riforma del welfare dell’Emilia-Romagna trovano menzione i servizi rivolti alle vittime di violenza ed abuso, in particolare donne e minori. La Regione così lancia la ‘tolleranza zero’ contro la violenza alle donne, anche perchè questo fenomeno ha un sommerso altissimo e questi dati rappresentano solo, come emerge dalla ricerca, una percentuale ridotta delle donne che subiscono violenza”.
Comparando i dati dal 1997 al 2000, il numero delle donne che ha contattato i Centri Antiviolenza è inferiore del 12%. Dalle 1576 del ’97 alle 1380 del 2000. Di queste le donne che hanno subito violenza sono l’8% in meno: dalle 1218 del ’97 alle 1119 del 2000.
Per Giuditta Creazzo, curatrice della ricerca, “il numero inferiore non dipende da una diminuzione effettiva delle violenze, ma dall’attività dei Centri antiviolenza. Là dove ci sono state fasi di incertezza, come a Bologna, dovute alla precarietà dei finanziamenti c’è stata una riduzione degli orari di apertura o un cambio di sede che ha provocato una diminuzione delle donne accolte. Già quest’anno – conclude Creazzo – grazie ai finanziamenti della Regione e dei Comuni della Provincia di Bologna c’è stato un aumento delle donne accolte che ha superato i livelli del ’97”.
Aumentano inoltre le donne straniere che hanno contattato i Centri Antiviolenza, quasi il doppio rispetto al ’97. Da 172 casi (14%) si passa nel 2000 a 307 casi (28%). In particolare sono triplicate (da 38 a 108) le donne costrette a prostituirsi, e sono aumentate di circa la metà (da 134 a 199) le donne vittime di altri tipi di violenza, soprattutto da parte del partner.
Il 57% (623) delle donne accolte ha subito violenza fisica fra cui spinte, schiaffi, pugni, calci, tentati omicidi. Il 26% (279) ha subito almeno un tipo di violenza sessuale fra cui rapporti sessuali subiti, richieste di atti sessuali umilianti, stupri. L’81% (885) ha subito violenze psicologiche, fra cui umiliazioni e denigrazioni, minacce di violenza e varie forme di limitazione della propria libertà personale. Il 40% (473) violenze economiche, fra cui abbandono economico, privazione e controllo del salario, impedimento a cercare un lavoro o a mantenerlo.
L’80% delle violenze dura per più di un anno; nel 33% dei casi per più di dieci anni.
Le violenze spesso vengono perpetrate anche sui figli. Infatti i figli che subiscono violenza sono 665, pari al 53% di tutti i figli/e (1247).
In conseguenza alle violenze subite una donna su tre vive nella paura, è depressa ed ha subito una perdita significativa di autostima. Inoltre una donna su quattro ha sofferto per le ferite subite (ematomi, tagli, bruciature), vive stati di ansia e fobie nella disperazione e nell’impotenza.

L’IMPEGNO DELLA REGIONE

“La Regione – dichiara Borghi – è da tempo impegnata su questi temi, sempre in rapporto con le realtà territoriali. Nel 2001 la Regione ha incrementato il suo impegno, anche economico. Il concorso finanziario ai Centri di accoglienza/consulenza/ospitalità è aumentato da 385 milioni del 2000 a 500 milioni del 2001, che verranno riconfermati nel 2002”.
Nel 2000 è stato firmato il Protocollo d’intesa tra la Regione, l’unione delle Province, l’associazione dei Comuni e le associazioni operanti nel territorio regionale sul tema della violenza contro le donne.
Con la firma del Protocollo d’intesa si è attivato il “Progetto di contrasto alla violenza contro le donne in Emilia-Romagna” che include azioni, progetti ed iniziative riconducibili alle cinque aree d’intervento individuate a livello internazionale come maggiormente significative e prioritarie: supporto e protezione delle vittime; lavoro con gli aggressori; formazione; ricerca; informazione e sensibilizzazione.
Tra le molte iniziative realizzate o in corso, che testimoniano la forte convinzione con cui la Regione affronta il tema della violenza alle donne, citiamo quelle più significative:
– progetto “La casa sul filo” percorsi di formazione all’identità di genere;
– progetto prostituzione “Oltre la strada” che, avviato in forma
autonoma dalla Regione, è poi diventato un progetto nazionale di cui ora il progetto regionale fa parte;
– piano per la salute “Salute della donna” nella parte relativa ad “Abuso e maltrattamento”, questa è la prima volta che in un Piano sanitario regionale si menziona la violenza contro le donne;
– progetto di ricerca sugli uomini violenti “La difficile riconciliazione con il sé di genere”, realizzata dal professor Carmine Ventimiglia che indaga per la prima volta il mondo degli aggressori e la conoscenza del fenomeno da questa diversa ottica, il testo sarà a breve pubblicato;
– progetto di ricerca di aggiornamento dei dati statistici sui Centri Antiviolenza relativi all’anno 2000;
– pubblicazione del quaderno “Istituzioni e violenza: documenti sulla lotta alla violenza contro le donne” raccolta della più significativa documentazione istituzionale sul tema della violenza alle donne.

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