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GUERRA/PACE Bellini (Agesci): ”La pace non è una parola colpevole”

Nazionale

8 ottobre 2001, 18:43

in foto: PERUGIA-ASSISI 2001 - Bellini (Agesci): ''La pace non è una parola colpevole. Voglio poterla pronunciare senza sentirmi dire che sono antiamericana''
ROMA – "Una cosa pesante di questi giorni è questo pensiero unico per cui viene solo richiesto 'da che parte stai?' e dove sembra di doversi giustificare ogni volta che si nomina la pace. Anche il Papa lo ha ridetto e ci ha molto confortato: non è una brutta parola la pace, non è una parola che sia diventata colpevole in questi giorni. E' ancora una parola che sta davanti a noi, perché noi non la sappiamo fare ed è una cosa da raggiungere". Grazia Bellini, uno dei responsabili dell’Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani, esplicita una sensazione che molti sembrano condividere in questi giorni. “Dire ‘sto dalla parte delle persone e cerco di capire che cosa è giusto fare’ deve essere una parte possibile – spiega - e senza pretendere di sapere già cosa è giusto e cosa è sbagliato. Noi non crediamo che assumere le ragioni di uno solo sia un buon modo e voglio poterlo dire senza sentirmi dire che sono antiamericana o talebana. Credo che lo sentano molto anche i nostri ragazzi ed è in questo che rappresentiamo la loro voce. Diciamo che è una cosa faticosa e che difficile parlarne, ma assumiamo la difficoltà senza semplificare.”
Sul significato che acquisisce la Marcia della Pace in questo momento storico, la Bellini aggiunge: “Dopo Genova pensavamo già che avesse un rilievo particolare: l’importanza di poter manifestare pacificamente per le cose che crediamo giuste. Una nuova luce c’è stata dopo l’11 settembre e i fatti di ieri hanno confermato quello che ci si aspettava. Credo che ora bisogna declinare la pace in modo più complicato e con più responsabilità ed attribuire il valore giusto alle parole per non imbrogliarci. La lotta al terrorismo è una cosa importante, la guerra è certo che non si deve fare, la tutela delle popolazioni inermi e l’assunzione delle ragioni dei profughi sono importanti. Il nostro compito è quello di contribuire a tenere insieme le ragioni di ognuno, quelle delle vittime americane, dei profughi afgani ed anche di tutta la questione palestinese. Senza che assumere la ragioni di uno voglia dire trascurare le ragioni di qualcun’altro.”

PERUGIA-ASSISI 2001 – Bellini (Agesci): ”La pace non è una parola colpevole. Voglio poterla pronunciare senza sentirmi dire che sono antiamericana”

ROMA – “Una cosa pesante di questi giorni è questo pensiero unico per cui viene solo richiesto ‘da che parte stai?’ e dove sembra di doversi giustificare ogni volta che si nomina la pace. Anche il Papa lo ha ridetto e ci ha molto confortato: non è una brutta parola la pace, non è una parola che sia diventata colpevole in questi giorni. E’ ancora una parola che sta davanti a noi, perché noi non la sappiamo fare ed è una cosa da raggiungere”. Grazia Bellini, uno dei responsabili dell’Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani, esplicita una sensazione che molti sembrano condividere in questi giorni. “Dire ‘sto dalla parte delle persone e cerco di capire che cosa è giusto fare’ deve essere una parte possibile – spiega – e senza pretendere di sapere già cosa è giusto e cosa è sbagliato. Noi non crediamo che assumere le ragioni di uno solo sia un buon modo e voglio poterlo dire senza sentirmi dire che sono antiamericana o talebana. Credo che lo sentano molto anche i nostri ragazzi ed è in questo che rappresentiamo la loro voce. Diciamo che è una cosa faticosa e che difficile parlarne, ma assumiamo la difficoltà senza semplificare.”
Sul significato che acquisisce la Marcia della Pace in questo momento storico, la Bellini aggiunge: “Dopo Genova pensavamo già che avesse un rilievo particolare: l’importanza di poter manifestare pacificamente per le cose che crediamo giuste. Una nuova luce c’è stata dopo l’11 settembre e i fatti di ieri hanno confermato quello che ci si aspettava. Credo che ora bisogna declinare la pace in modo più complicato e con più responsabilità ed attribuire il valore giusto alle parole per non imbrogliarci. La lotta al terrorismo è una cosa importante, la guerra è certo che non si deve fare, la tutela delle popolazioni inermi e l’assunzione delle ragioni dei profughi sono importanti. Il nostro compito è quello di contribuire a tenere insieme le ragioni di ognuno, quelle delle vittime americane, dei profughi afgani ed anche di tutta la questione palestinese. Senza che assumere la ragioni di uno voglia dire trascurare le ragioni di qualcun’altro.”

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