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GUERRA/PACE – ”Il mondo non è un film di cowboy, con buoni e cattivi”

Nazionale

8 ottobre 2001, 18:28

in foto: Lembo (Cipsi)
ROMA – Il Cipsi (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, che comprende 34 Ong di cooperazione allo sviluppo) dice ‘no’ alla guerra, chiede di costruire la pace e sottolinea come il mondo non sia diviso semplicisticamente in buoni e cattivi.
“Tante vittime innocenti, ed una risposta alla violenza affidata ai missili ed alle bombe intelligenti, non possono identificarsi come una operazione di polizia internazionale o essere liquidate semplicisticamente come la giusta risposta ai terroristi che hanno commesso e commissionato gli eventi di New York – afferma Rosario lembo, presidente del Cipsi - La storia, i fatti sono più complessi. Sarebbe uno sbaglio di prospettiva pensare che il mondo possa essere diviso da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, come nei film di Cow Boy, come nella conquista della nuova frontiera. Ma la storia è più complessa e non taglia a fette le responsabilità”.
Nel ricordare che quanto successo negli Usa è terrificante e va condannato senza riserva, Lembo ricorda la necessità che “prima o dopo qualcuno si interroghi – senza essere accusato di essere antiamericano o nemico degli USA - sul perché delle persone sono disposte a morire, a fare i Kamikaze, ed accettare l’isolamento da parte della comunità internazionale. Occorrerà pur che ci domandiamo da dove questo terrorismo prende forza. Non può essere infatti né l’invenzione di un signore ricco e potente, né soltanto il frutto di un odio antiamericano che nasce dall’invidia nei confronti del più forte potere del mondo”. Per il presidente del Cipsi “la violenza non è nata l’11 settembre scorso a New York. Di violenza sia strutturale che attuale si continua a morire. Muoiono di violenza strutturale i morti per la fame e le malattie, per il debito, per l’economia fatta a uso e consumo dei ricchi. E’ violenza l’impossibilità di accedere all’acqua potabile, ai farmaci essenziali, ai minimi mezzi necessari per vivere, ma nessuno finora si è fatto carico di eliminare queste violenze. Ma tutto ciò ci è noto da tempo ed è strano che solo ieri il Direttore della Banca Mondiale James Wolfensohn arrivi alle stesse conclusioni che Ong come il CIPSI, ed altri autorevoli fonti, da anni denunciano”.

Lembo (Cipsi)
ROMA – Il Cipsi (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, che comprende 34 Ong di cooperazione allo sviluppo) dice ‘no’ alla guerra, chiede di costruire la pace e sottolinea come il mondo non sia diviso semplicisticamente in buoni e cattivi.
“Tante vittime innocenti, ed una risposta alla violenza affidata ai missili ed alle bombe intelligenti, non possono identificarsi come una operazione di polizia internazionale o essere liquidate semplicisticamente come la giusta risposta ai terroristi che hanno commesso e commissionato gli eventi di New York – afferma Rosario lembo, presidente del Cipsi – La storia, i fatti sono più complessi. Sarebbe uno sbaglio di prospettiva pensare che il mondo possa essere diviso da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, come nei film di Cow Boy, come nella conquista della nuova frontiera. Ma la storia è più complessa e non taglia a fette le responsabilità”.
Nel ricordare che quanto successo negli Usa è terrificante e va condannato senza riserva, Lembo ricorda la necessità che “prima o dopo qualcuno si interroghi – senza essere accusato di essere antiamericano o nemico degli USA – sul perché delle persone sono disposte a morire, a fare i Kamikaze, ed accettare l’isolamento da parte della comunità internazionale. Occorrerà pur che ci domandiamo da dove questo terrorismo prende forza. Non può essere infatti né l’invenzione di un signore ricco e potente, né soltanto il frutto di un odio antiamericano che nasce dall’invidia nei confronti del più forte potere del mondo”. Per il presidente del Cipsi “la violenza non è nata l’11 settembre scorso a New York. Di violenza sia strutturale che attuale si continua a morire. Muoiono di violenza strutturale i morti per la fame e le malattie, per il debito, per l’economia fatta a uso e consumo dei ricchi. E’ violenza l’impossibilità di accedere all’acqua potabile, ai farmaci essenziali, ai minimi mezzi necessari per vivere, ma nessuno finora si è fatto carico di eliminare queste violenze. Ma tutto ciò ci è noto da tempo ed è strano che solo ieri il Direttore della Banca Mondiale James Wolfensohn arrivi alle stesse conclusioni che Ong come il CIPSI, ed altri autorevoli fonti, da anni denunciano”.

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