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Attentati negli USA. Il discorso del presidente della Provincia in Piazza Cavour

Rimini

12 settembre 2001, 21:41

in foto: Con queste parole il presidente della provincia Ferdinando Fabbri ha aperto pochi minuti fa la manifestazione indetta delle amministrazioni provinciale e comunali in piazza Cavour a Rimini in segno di solidarietà verso il popolo americano.

“Cittadine e cittadini, quello che è successo ieri negli Stati Uniti ha dell’incredibile, del disumano. Si è verificata una violenza omicida terroristica la cui portata, il cui carico di odio, sono talmente grandi che la ragione umana fa fatica a rendersene conto e a credere possibili. Questa sera siamo qua per testimoniare il nostro cordoglio, la nostra partecipazione, il nostro lutto, alle famiglie delle migliaia di caduti e a tutto il popolo americano, così duramente e vigliaccamente aggredito. Siamo uniti ai fratelli americani nell’ora più drammatica della loro storia”.
Con queste parole, il presidente della Provincia di Rimini, Ferdinando Fabbri, ha aperto questa sera, la manifestazione in piazza Cavour. E dopo aver ammonito che il dolore non deve fare velo nella ricerca dei colpevoli, ha aggiunto: “Oggi siamo tutti meno liberi. Quegli aerei della morte hanno portato il buio nelle case di tutti gli uomini di buona volontà. Hanno colpito la libertà, la fiducia nella ragione rispetto alla barbarie”. E ancora: “Sta ai paesi liberi e democratici la responsabilità di far vincere la libertà e la democrazia. Nessuno può chiudersi fra le proprie mura. Nemmeno i paesi più ricchi e più solidi. Il mondo è sempre più un corpo unico, un insieme di popoli, di economie, di ambienti, di razze e di culture interdipendenti”.
Fabbri, poi, ha rivolto lo sguardo al futuro: “Abbiamo bisogno, in questi giorni dolorosi, di forti organizzazioni internazionali, con il rilancio del ruolo dell’Onu, con un’Europa sempre più unita, e con un’America che sia il riferimento, la colonna portante, di un mondo che deve essere in grado di cooperare, di riconoscersi nella diversità, di progredire insieme. Non sappiamo ancora se il vertice FAO si terrà e nel caso, se potesse tenersi a Rimini. Tuttavia una cosa chiara la voglio affermare. Io mi auguro che il congresso della FAO si svolga regolarmente e sia ospitato dall’Italia. Ci sono momenti che non possono essere cancellati, ci sono passaggi che non possono fermarsi. Il dialogo internazionale, proprio sui temi del sottosviluppo e della fame nel mondo, deve proporsi con il coraggio di chi vuole continuare a pensare, a discutere, ad assumersi delle responsabilità e mettere in campo delle coerenze. Devono prevalere le relazioni internazionali fra i popoli. Bisogna, anche in fasi cruciali come queste, non rimandare, non aggirare gli ostali e le paure, non limitarsi alla sola risposta della forza, ma far prevalere l’etica del dialogo e del confronto. In questo quadro ritengo che Rimini e il suo territorio potrebbero essere un luogo abilitato ad ospitare l’iniziativa della FAO. La nostra terra è la terra dell’ospitalità e del riconoscimento del valore dell’altro. Noi non siamo solamente una poderosa macchina che sa offrire posti letto, servizi, infrastrutture congressuali, belle città. Noi siamo portatori di una antica tradizione di accoglienza e di una civiltà matura aperta all’incontro fra le persone e al riconoscimento delle reciproche esigenze. Rimini e questa regione sono realtà aperte, ricche di libertà, capaci di forti relazioni sociali. Se dovessimo essere scelti come località ospitante il vertice FAO ne saremmo perciò orgogliosi, consapevoli di dare un contributo al dialogo fra i popoli e fra culture diverse che si vogliono confrontare. Sapendo che il nostro non tirarci indietro può essere un piccolo ma significativo contributo ad un mondo che ha un estremo bisogno di ritrovare il filo della ragione”.

Il presidente ha poi concluso l’intervento ricordando i primi tre articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. “Ci sono valori e diritti – ha detto – che non possono essere cancellati e che devono guidare l’Umanità. Anche in momenti così tristi e bui, alzare la bandiera della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, vuol dire tenere accesa la speranza di un futuro di pace di fratellanza. Vuol dire sconfiggere il Terrore e la Guerra”.

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